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Marco Zullo - Rubrica Marco di Fabbrica
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Su Roma Capitale c’è chi gioca a “Ecce bombo”

Su Roma Capitale c’è chi gioca a “Ecce bombo”

02 Maggio 2026 Off di Piero Sandulli

Mercoledì 29 aprile la Camera ha approvato il disegno di legge di riforma costituzionale per Roma Capitale. Il testo è stato approvato con 159 voti favorevoli, 33 contrari e 55 astenuti. Il centrodestra insieme ad Azione ha votato a favore. Partito Democratico e Italia Viva si sono astenuti; Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno votato contro. Il disegno di legge passa ora al Senato e, per entrare in vigore, dovrà essere approvato due volte da ciascuna Camera.

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Marco Zullo - Rubrica Marco di Fabbrica

Roma, è l’unica capitale europea non assegnataria di norme che ne riconoscano il ruolo di rappresentanza del Paese.

La città, ancora una volta, è chiamata ad osservare con preoccupazione, l’evolversi della legge costituzionale all’esame delle Camere.

Con la modifica del Titolo quinto della Costituzione, nel 2001, l’articolo 114 della Costituzione all’ultimo comma ha previsto la necessità di regole speciali per Roma, non necessariamente integranti una modifica della Costituzione. La modifica del Titolo quinto è stato l’ultimo intervento condiviso sulla Carta, poi soltanto modifiche assoggettate a referendum confermativo, con la sola esclusione di ambiente e sport. Ora, dopo venticinque anni e vari tentativi falliti, la Camera  ha approvato in prima lettura la legge costituzionale sullo status della Capitale.

Purtroppo, tale votazione non ha riportato la necessaria qualificata maggioranza prevista dall’articolo 138 della Carta, con il rischio di assoggettare anche questa essenziale legge ad un referendum che porterebbe l’Italia a spaccarsi sul ruolo della sua Capitale, dando vita ad un poco ragionevole: tutti contro Roma. Una follia.

E vengo al merito. Alcuni partiti, per ragioni di bottega ( invero poco comprensibili) hanno preferito astenersi, ponendo in essere un comportamento pilatesco che Roma non merita. Hanno cercato di giustificare il loro operato con contraddittorie motivazioni. Almeno gli eletti nella Capitale avrebbero dovuto preferire il bene della città agli interessi di parte.

Allora, delle due l’una: o la legge non funziona e dunque, caro deputato, voti decisamente contro. Meglio ancora, non la porti neppure al voto cercando di perfezionarla in Commissione; oppure, se la norma rispondesse alle esigenze prescritte, voti a favore e non ti astieni. In questo secondo caso, vuol dire che non prendi posizione. Ma chi è stato eletto dal popolo, è chiamato a scegliere, soprattutto su temi di rilevanza nazionale, non a nascondere la testa nella sabbia alla Ecce bombo. Ricordate : “mi si nota di più se vengo e mi metto in un angolo o se non vengo ? ”.

Questo atteggiamento può portare al solo tragico risultato di assoggettare la legge costituzionale al referendum confermativo. Vuol dire mettere Roma nel tritacarne di una becera campagna referendaria, come quella appena conclusa sulla giustizia. Allora sarebbe meglio non farne nulla.

Roma non merita questo. Speriamo che Qualcuno li illumini!

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