Supercasa al marito, bufera social sulla ex ministra Trenta

Supercasa al marito, bufera social sulla ex ministra Trenta

17 Novembre 2019 0 Di Pietro Nigro

La ex ministra del M5s ha ottenuto un alloggio di servizio della Difesa, ma si difende: Lo ha preso mio marito maggiore. E le polemiche dividono i social.

Ex ministra della Difesa nella bufera per un alloggio di rappresentanza

La notizia bomba girava già da qualche giorno negli ambienti di vertice del Ministero della Difesa. Ma è esplosa solo questa mattina, ed ha iniziato a produrre i suoi effetti dopo che la giornalista Fiorella Sarzanin l’ha pubblicata con tutti i particolari sul Corriere della Sera. La ex ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, in quota grillina nel governo gialloverde, abita a Roma in un centralissimo appartamento di servizio, che ha ottenuto nonostante proprietaria della casa in cui è residente insieme al marito, Claudio Passarelli. E che continua ad occupare proprio perché in realtà l’assegnatario della casa sarebbe il coniuge, da poco promosso maggiore dell’Esercito.

Di solito, i ministri ottengono un appartamento di servizio solo se non vivono a Roma: se vivono nella capitale, invece, si provvede a “mettere in sicurezza” la loro abitazione.

Invece, secondo quanto ricostruito dal Corriere, diventata ministra a giugno 2018, la Trenta e il marito hanno lasciato la loro casa al quartiere Pigneto e si sono trasferiti in un appartamento molto più ampio al centro di Roma.

Alcune fonti riferiscono di quasi 200 metri quadrati, nelle immediate adiacenze della Basilica di San Giovanni in Laterano, di proprietà del Ministero, ufficialmente classificato di livello ASI 1 e definibile di “alta rappresentanza”.

Gli appartamenti ASI, a quanto si può appurare nel Regolamento del Ministero della Difesa, sono gli “alloggi di servizio connessi con l’incarico: per il personale cui sono affidati incarichi che richiedono l’obbligo di abitare presso la località del servizio per il soddisfacimento delle esigenze di funzionalità e sicurezza del servizio medesimo”.

Ma la casa sarebbe stata attribuita non alla ministra, che avrebbe avuto diritto ad un appartamento di rappresentanza ASIR, bensì al marito, maggiore dell’Esercito all’epoca in servizio nella segreteria del Vicedirettore nazionale degli Armamenti all’Ufficio Affari generali, a Roma.

Per questo motivo la Trenta non avrebbe sgomberato l’appartamento dopo che lo scorso settembre, con il nuovo Governo Giallorosso, non le è stato rinnovato l’incarico ministeriale.

Invece, dopo che l’opposizione ha sollevato il caso di un possibile conflitto di interessi, la stessa ministra ha a suo tempo chiesto “il trasferimento del capitano maggiore Claudio Passarelli per questioni di opportunità all’ufficio Affari generali, retto da un dirigente civile, che sovrintende alle esigenze organizzative e logistiche del funzionamento del segretariato generale».

Inoltre, l’articolo 7 del Regolamento (D.M 23 gennaio 2004, n. 88), prevede che “Gli alloggi ASI e AST non possono essere concessi al personale che sia proprietario o usufruttuario o assegnatario in cooperativa, ancorché indivisa, di una abitazione idonea, disponibile e abitabile, ubicata nell’ambito del presidio ovvero circoscrizione alloggiativa ove presta servizio….”.

E’ possibile, dunque, che Passarelli non rispetterebbe quei requisiti relativi all’incarico ricoperto, oltre naturalmente al fatto che la coppia risulta proprietaria di una casa a Roma.

La Trenta risponde sui social e dà il via alle polemiche

In giornata la ex ministra ha pubblicato su Facebook la sua replica alla giornalista, con una “difesa” che, oltre a fornire parziali conferme alle notizie dell’articolo, ha messo in moto una vasta scia di polemiche sui social network.

“Da ministro ho chiesto l’alloggio di servizio perché più vicino alla sede lavorativa, nonché per opportune esigenze di sicurezza e riservatezza – scrive la ex ministra nel post – L’alloggio è stato assegnato ad aprire 2019, seguendo l’opportuna e necessaria procedura amministrativa, esitata con un provvedimento formale di assegnazione da parte del competente ufficio”.

La stessa ex ministra ricorda che, da regolamento, dopo aver lasciato l’incarico, ha tre mesi di tempo dopo il giuramento del nuovo governo per sgomberare l’appartamento di servizio, quindi potrebbe rimanere lì fino al 5 dicembre 2019. Ma di sloggiare forse non c’è bisogno.

“Come è noto – spiega sempre la Trenta nel post – mio marito è ufficiale dell’Esercito Italiano con il grado di maggiore e svolge attualmente un incarico di prima fascia, incarico per il quale è prevista l’assegnazione di un alloggio del medesimo livello di quello che era stato a me assegnato (infatti a me non era stato concesso un alloggio ASIR – cosiddetto di rappresentanza – ma un alloggio ASI di prima fascia. Pertanto, avendo mio marito richiesto un alloggio di servizio, per evitare ulteriori aggravi economici sull’amministrazione (a cui competono le spese di trasloco, etc.), è stato riassegnato lo stesso precedentemente concesso a me, previa richiesta e secondo la medesima procedura di cui sopra”.

Gli appartamenti ASIR, secondo il Regolamento del Ministero, sono gli “alloggi di servizio connessi con l’incarico con annessi locali di rappresentanza: per i titolari di incarichi che comportano obblighi di rappresentanza inerenti alle proprie funzioni”.

Insomma, proprio quando la ministra avrebbe dovuto lasciare l’appartamento, il marito avrebbe richiesto un appartamento di servizio e gli sarebbe stato assegnato lo stesso che già occupava.

INoltre, la stessa Trenta, in un altro post in risposta ad un commento sulla sua bacheca Facebook, ha scritto:

Elisabetta Trenta Vincenzo De Maio cosa vuole dire? Si informi prima e poi parli. Altrimenti taccia. Se lei non sa e dice cose sbagliate contro una persona è calunnia. Non esiste una graduatoria per la prima fascia. Semplicemente l’alloggio va assegnato appena disponibile. Mio marito ha un incarico di prima fascia. Sono io che ero in un alloggio non da ministro perché non ho chiesto un alloggio di rappresentanza ma un alloggio ad incarico.

Tutto regolare, insomma, apparentemente, anche se l’amministrazione ha avviato un accertamento per vederci chiaro e capire se l’occupazione di un alloggio di servizio “di fascia 1”,  sia effettivamente regolare.

La polemica scoppia nella politica e sui social

Ma intanto, che la Trenta abbia ragione o meno, la polemica è divampata per tutto il giorno sia nel mondo politico che sui social network, dove parte dei simpatizzanti grillini si sono spesso schierati in sua difesa e si sono anche scagliati contro i giornalisti, mentre altri hanno commentato e sottolineato la presunta illegittimità dell’occupazione dell’alloggio, l’esistenza di un appartamento di proprietà a poca distanza, e soprattutto della coerenza con le “regole” e i principi del Movimento 5 stelle.

Lo stesso capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, raggiunto dai giornalisti mentre partecipa ad alcuni incontri politici in Campania, ha messo le mani avanti.

«Ho letto la notizia sul Corriere – ha detto Di Maio – vedremo cosa avrà da dire Elisabetta Trenta. Il Movimento Cinque Stelle non ne sapeva niente, spero che lei possa chiarire nelle prossime ore. Ovviamente lei non è più un ministro del governo ed è bene che spieghi tutto il prima possibile».

Nel frattempo il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha presentato un’interrogazione urgente in Senato: «Apprendiamo delle imprese dell’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta, i moralisti un tanto a chilo grillini sono bugiardi ed ipocriti» ha dichiarato Gasparri.

Il presidente dei senatori del Pd Andrea Marcucci, a sua volta, ha dichiarato in merito alla vicenda: «Se le indiscrezioni risultassero vere saremmo di fronte ad un comportamento molto grave, anche perché coinvolgerebbe una esponente di primissimo livello del M5S. Trenta chiarisca velocemente».

Ma la dichiarazione che pesa di più è quella che arriva dal suo stesso partito, il Movimento 5 stelle, che attraverso il viceministro allo Sviluppo economico Stefano Buffagni le chiede di lasciare l’appartamento.

«Ho letto stamattina la notizia dell’ex Ministro Trenta sull’immobile di pregio assegnato al marito, in cui vive. Ho altresì letto – sottolinea Buffagni – la risposta dell’ex Ministro Trenta: formalmente pare anche ineccepibile, ma non è da 5 stelle! Noi siamo nati con un’altra missione, stare nei palazzi rischia sempre di contaminarci, di cambiarci ed è contro questa “droga” che dobbiamo tenere alta l’attenzione. Non sono mai stato un giustizialista e capisco che durante il mandato possano nascere esigenze funzionali. Ma se fosse stato uno del Pd o uno della Lega ad assegnare al marito una casa di quel genere da tenere anche dopo il mandato cosa avremmo detto?».