Terrorismo, 47 esecuzioni in Arabia Saudita. Proteste dell’Iran

Terrorismo, 47 esecuzioni in Arabia Saudita. Proteste dell’Iran

02 Gennaio 2016 0 Di Pietro Nigro

Arabia Saudita, 47 persone tra cui un predicatore sciita sono state giustiziate per atti di terrorismo. Proteste in Iran, Bahrein e Libano.

Arabia Saudita, giustiziate 47 persone

Arabia_Saudita_Nimr-al-NimrArabia Saudita, 47 persone sono state giustiziate con l’accusai di terrorismo. A parte due, provenienti dall’Egitto e dal Ciad, gli altri sono arabi. Tutti condannati a morte, come a riferito il governo arabo alla stampa, per aver progettato o eseguito attacchi terroristici sferrati in passato da al-Qaeda.

Tra le 47 persone di cui oggi è stata annunciata l’esecuzione in Arabia Saudita vi è anche Fares al Shuwail, considerato il leader di al-Qaida nel Regno, in carcere dal 2004. E’ quanto risulta dalla lista resa nota dal ministero dell’Interno saudita, il quale sottolinea che la maggior parte dei giustiziati era stata condannata per attentati compiuti dalla stessa al-Qaida tra il 2003 e il 2006 in cui erano rimasti uccisi numerosi sauditi e stranieri.

Tra le persone giustiziate anche un noto religioso sciita, Nimr al-Nimr, di 55 anni, che nello scorso mese di ottobre è stato definitivamente condannato a morte per “incitamento alla lotta settaria”, ma noto anche per aver più volte chiesto il rispetto dei diritti fondamentali per la minoranza sciita e per aver lanciato proteste pacifiche.

Al Nimr, imam della moschea sciita di Qatif a Al Awamiyya, nell’est dell’Arabia Saudita, è stato arrestato per una manifestazione a cui aveva partecipato nel 2012 e condannato a morte nell’ottobre 2014. Nimr al-Nimr è stato fra i promotori delle proteste sciite divampate dal 2011 al 2014 nelle regioni orientali del regno per chiedere la fine dell’emarginazione delle minoranze religiose. Una rivolta in cui furono uccisi diversi poliziotti a colpi d’arma da fuoco o con il lancio di molotov e per la quale sono già stati giustiziati numerosi militati sciiti. Gli sciiti sono il 5% della popolazione saudita.

L’esecuzione di Nimr al-Nimr potrebbe innescare nuovi disordini nella minoranza sciita, presente soprattutto nella parte orientale dell’Arabia, ma anche in Bahrein, dove dal 2011 gli sciiti chiedono maggiori diritti. Al-Nimr è stato uno strenuo oppositore della monarchia sunnita di quel Paese, che ha represso represse duramente le proteste del 2011. In quella occasione, Riad ha mandato le sue truppe per aiutare a schiacciare la rivolta, temendo un contagio all’interno dei suoi confini.

La notizia ha provocato proteste in Occidente, ma anche in Medio Oriente, in particolare in Iran, Stato a fortissima prevalenza sciita.

 

 

Amnesty: Condanne per reprimere il dissenso

Secondo le organizzazioni attive in difesa dei diritti umani, nel 2015 in Arabia Saudita si sarebbe registrato il numero di esecuzioni più alto degli ultimi venti anni. Secondo Amnesty International, tra gennaio e novembre dell’anno scorso, non meno di 151 persone, contro le 90 del 2014.

Amnesty International aveva definito la condanna a morte del religioso sciita come parte di una campagna condotta dalle autorità saudite per “reprimere ogni dissenso”. Prima del suo arresto nel 2012 al-Nimr aveva detto che la gente non vuole governanti che uccidono o compiono ingiustizie contro chi protesta. Il religioso non ha negato le accuse politiche contro di lui, ma ha sempre affermato di non aver mai portato armi o incitato a compiere atti violenti.

“Con almeno 158 esecuzioni nel 2015 – sottolinea l’organizzazione italiana Nessuno tocchi Caino, commentando l’esecuzione odierna – l’Arabia Saudita è il primo Paese-Boia del mondo, se si considera il numero degli abitanti. Si tratta di un fatto senza precedenti nella storia del Regno Saudita di per sé già mortifera e connotata dalla sistematica violazione delle norme di diritto internazionale, a partire dai processi gravemente iniqui, nel corso dei quali agli imputati spesso non è concesso di avere un avvocato e condanne a morte sono comminate a seguito di confessioni ottenute sotto tortura”.

 

Iran, proteste e minacce contro l’Arabia

Ma è in Iran, nazione a prevalenza sciita, che si levano le proteste più forti per le esecuzioni in Arabia, che potrebbero provocare una escalation della tensione tra i sauditi e gli iraniani.

Gli studenti delle scuole coraniche della città di Qom sono scesi in piazza a protestare brandendo le foto del dissidente saudita ucciso oggi. Un’altra manifestazione di studenti delle scuole coraniche e di universitari è prevista, secondo l’agenzia iraniana Mehr, per domani davanti all’ambasciata saudita a Teheran. E anche i religiosi di tutto l’Iran hanno annunciato di aver sospeso le loro attività ed hanno condannato le esecuzioni.

A Teheran, il ministero degli Esteri iraniano ha avvertito che l’Arabia Saudita pagherà «a caro prezzo» l’esecuzione di al-Nimr. Il portavoce, Hossein Jaber Ansari, ha lamentato che Riad

sostiene i movimenti terroristici ed estremisti, ma affronta i dissidenti interni con l’oppressione e le esecuzioni.

Durissimo l’ayatollah Ahmad Khatami, membro dell’influente Assemblea di esperti della repubblica islamica e tra i religiosi più in vista dell’Iran, che ha denunciato la natura «criminale» della famiglia reale saudita e ne ha preconizzato la fine.

Non ho dubbi – ha affermato – che questo sangue puro macchierà la casa dei Saud e li spazzerà via dalle pagine della Storia.

Anche gli houthi in Yemen e gli Hezbollah in Libano hanno condannato le esecuzioni. In Bahrein ci sono state proteste e la polizia ha usato i gas lacrimogeni per disperdere una protesta ad Abu-Saiba, a ovest della capitale Manama, in cui decine di manifestanti hanno esibito ritratti del religioso condannato in Arabia. L’isola di Bahrein, monarchia a maggioranza sciiita su cui regna la dinastia sunnita degli Al Khalifa, è stata teatro di una rivolta popolare tra il 2011 e il 2014 che ha fatto una cinquantina di morti.