Terrorismo, da Manchester alla Libia caccia alla rete degli attentatori

Terrorismo, da Manchester alla Libia caccia alla rete degli attentatori

24 Maggio 2017 0 Di Pietro Nigro

Attentato alla Manchester Arena, il kamikaze Salman Abedi non era solo. La polizia britannica dà la caccia ai complici. In Libia è stato arrestato il fratello.

Terrorismo, caccia ai complici di Abedi

Salman Abedi, l’uomo di origine libica che lunedì ha provocato la strage alla Manchester Arena, non era solo. Ne sono convinti gli investigatori britannici che indagano sull’attentato. Aveva dei complici che lo hanno aiutato a confezionare la bomba e che potrebbero colpire ancora. Per questo è caccia all’uomo, caccia che prosegue dappertutto. E in Libia è stato arrestato il fratello di Abedi.

Salman Abedi è nato a Manchester nel 1994, da genitori di origine libica che avevano già vissuto a Londra.

Il padre, Abedi Abu Ismail, un libico che tra l’altro ha fatto parte dell’opposizione al dittatore Muhammar Gheddafi, avrebbe lasciato l’Arabia Saudita per Londra nel 1992 e si sarebbe unito a un gruppo di lotta islamica nel 1994. Secondo altre fonti, il padre di Abedi e il fratello maggiore Ismail frequentavano attivamente la moschea di Disbury nel sud di Manchester. Il primo leggeva anche la chiamata alla preghiera e il figlio ha lavorato come volontario. Abedi aveva anche una sorella di nome Jomana.

 

E anche Abedi sembrerebbe essere stata una persona tranquilla per buona parte della sua vita, o almeno di quella che si è svolta in Gran Bretagna anche dopo che la sua famiglia è tornata in Libia nel 2011.

Abedi, infatti, che sembrerebbe essere stato un tifoso del Manchester United, ha frequentato la scuola Burnage Boys nel sud di Manchester dal 2009 al 2011. Dopo aver lasciato la scuola, nel 2014 ha iniziato a frequentato un corso di business e management presso la vicina Università di Salford.

Per questo ora i servizi di sicurezza britannici stanno cercando di capire quando e cosa possa averlo trasformato in un assassino, in un terrorista autore di un micidiale attentato.

Il ministro dell’interno britannico, Amber Rudd, ha dichiarato che Abedi era di recente tornato dalla Libia. Ma sembra che Abedi sia stato anche altrove, per esempio in Siria,come ha riferito il ministro dell’interno francese Gerard Collomb, secondo cui avrebbe avuto anche legami certi con lo Stato islamico.

 

Al setaccio, dunque, il passato dell’uomo, che è stato piano piano ricostruito e che potrebbe aiutare ad ottenere altre informazioni essenziali. Ma già il quadro è chiaro, secondo i consiglieri per la sicurezza della premier britannica Theresa May: il livello di minaccia per il Regno Unito è diventato addirittura critico, e un attacco potrebbe essere imminente.

A preoccupare è il fatto che Abedi non sembra un lupo solitario, ma una cellula di una rete. Di una più vasta organizzazione, i cui componenti lo hanno aiutato a impacchettare l’esplosivo riempiendolo di letali schegge di metallo. E che potrebbero avere anche altri collegamenti con gruppi militanti dotati delle competenze necessarie a confezionare esplosivi.

Le indagini proseguono in ogni direzione. A cominciare dalla casa in cui Abedi viveva, a Manchester, e dove apparentemente non frequentava nessuno. Casa che è stata requisita e perquisita per almeno dodici ore da agenti speciali della sicurezza. E almeno quattro persone sono state arrestate finora.

Tra queste, il fratello minore di Abedi, Hashem, di 20 anni, che è stato arrestato in Libia dalla milizia locale Rada perché sospettato di essere a sua volta in contatto con l’Isis.

E se è vero che ad agire sia stata una rete, il livello di minaccia per la Gran Bretagna è diventato addirittura critico. E crescono le preoccupazioni anche in tutto il resto d’Europa, a cominciare dai Paesi come la Francia, la Russia e la Germania che negli ultimi due anni sono stati ripetutamente presi di mira dagli attentatori.