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Terrorismo: strage a Bruxelles, almeno 30 morti

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Bagno di sangue a Bruxelles: firmato dal terrorismo jihadista il duplice attacco suicida di questa mattina nell’aeroporto internazionale di Zaventem, colpito dall’esplosione di due bombe quasi contemporanee nell’area partenze. Una terza esplosione, alle 9,15 nella stazione della metro di Maelbeek, nel quartiere comunitario.

Terrorismo Bruxelles

Una scia di sangue, dall’aeroporto alla metropolitana, risucchia nel conto delle vittime del terrorismo almeno 34 persone oggi a Bruxelles. Interrotta tutta la rete dei trasporti: aerei, treni, metro e bus restano fermi così come scuole e uffici pubblici.

Prima i colpi di kalashnikov, poi l’immancabile invocazione ad Allah Akbar, infine le prime due detonazioni. Così in una manciata di secondi perdono la vita decine di persone e centinaia restano a terra ferite, nel cuore dell’Europa. Nulla di nuovo nel copione: i kamikaze che si fanno esplodere, quasi in contemporanea, nel grande atrio dell’aeroporto di Zaventem. E accanto a loro esplodono soffitti e vetrate e pareti e corpi umani dilaniati dalla detonazione. Sono le 8.00 del mattino di una giornata di alta tensione per l’allarme terrorismo come lo sono i giorni che lo hanno preceduto, dopo la cattura di Salah Abdeslam l’unico sopravvissuto fra gli attentatori delle stragi di Parigi del 13 novembre (Scheda attentati).

Sono giorni caldi per l’emergenza terrorismo ma, incredibilmente Zaventem, aeroporto metropolitano e dunque uno dei primissimi siti a rischio terrorismo per ogni intelligence del mondo, non é pronta con un piano sicurezza ed evacuazione.

Tra morti, feriti e brandelli umani che giacciono sul pavimento in marmo dell’aeroporto i sopravvissuti restano in balia del terrore. Sconcertanti video amatoriali riprendono semplici gendarmi e poliziotti disorientati che forniscono indicazioni confuse sulle possibili vie di fuga, passeggeri dirottati sulle piste di atterraggio tra gli aeromobili in sosta e solo in seguito sfollati fuori dall’aeroporto. A piedi lungo l’impercorribile distanza autostradale che separa l’aeroporto dal centro città. Manca il coordinamento, manca la sensazione di una linea di comando e intervento preventivamente disposta, e in casi così manca tutto.

Neanche un’ora e la terza detonazione avviene nella metropolitana cittadina: 9,15 fermata di Maelbeek, ancora un’esplosione a porte aperte della metro e a due passi, questa volta, dalle istituzioni europee. Ancora le immagini amatoriali ci riportano i soccorsi che lentamente fanno riemergere i corpi dei feriti, dei morti, incessantemente uno dopo l’altro con solo due diverse destinazioni, ospedale o obitorio. Il conto si allunga di ora in ora: almeno una ventina di vittime in metropolitana e un centinaio di feriti.

Intanto il piccolo regno sprovveduto fa quel che può secondo il suo piano anti terrorismo. Alza a 4, il massimo, il livello di allerta sicurezza, chiude i confini con Francia e Germania e, naturalmente, con un aeroporto fuori uso, interrompe tutto il traffico aereo da e per Zaventem. Riemette il solito appello a restare barricati in casa e tenta un’ennesima caccia all’uomo nella speranza di comprendere chi e quale sia oggi il nemico.

Il primo ministro belga Charles Michel intanto lancia un appello alla calma e alla solidarietà ma la popolazione, questa volta, sembra un po’ meno calma e un po’ meno solidale.

Quello che temevamo si é avverato” ha detto oggi lo stesso premier subito dopo gli attentati.

Forse, contro il terrorismo, non basta più a nessuno prevedere. Né ai cittadini belgi, né ai governi europei che non possono fare i conti con un colabrodo di intelligence nel cuore dell’Europa. Non basta a nessuno prevedere. E’ necessario prevenire.

 

 

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Claudia Svampa
Claudia Svampa, giornalista professionista, si occupa da oltre venti anni di temi internazionali, terrorismo, immigrazione e difesa. Lavora nella redazione della rivista Libertàcivili del ministero dell'Interno. Dal 2015 fa parte della redazione centrale di ItaliaNotizie24 per la politica estera. E' stata per quattro anni corrispondente del quotidiano Il Tempo dalla Tunisia. In precedenza, per la stessa testata è stata corrispondente per quattro anni da Bruxelles. Ha iniziato a scrivere per Il Tempo nel 1993. Ha anche lavorato per le agenzie stampa ADNKronos, Aki e Grtv. Dopo aver conseguito attestazione dal parte del ministero della Difesa, del COI e della FNSI di stampa embedded, accreditata alle missioni nelle are di crisi e di guerra, ha realizzato servizi e reportage in Sahel, Tunisia, Libia, Mediterraneo centrale, oceano Indiano, Somalia e Iraq. IN OGNI PARTE DEL MONDO - Reportage tra le Forze Speciali nei teatri di guerra é il suo primo libro.