The Boy, il maleficio del puppet demoniaco

The Boy, il maleficio del puppet demoniaco

17 Maggio 2016 0 Di Emilia Parisi

The Boy: William Brent Bell dirige un thriller orrorifico ambientato in una magione inglese e interpretato da Lauren Cohan e Rupert Evans. In sala dal 12 maggio.

The Boy, sapiente mescolanza di sottogeneri

Heelshire Mansion è un antico palazzo vittoriano, situato nella profonda brughiera inglese, traboccante di misteri e segreti sepolti. A portarli a galla sarà la baby-sitter Greta Evans, giovane donna in fuga da un passato traumatico, protagonista di The Boy (qui la scheda completa), nuovo film diretto dal cineasta americano William Brent Bell (Stay Alive, 2006; L’altra faccia del diavolo, 2012; La metamorfosi del male, 2014), interpretato da Lauren Cohan, Rupert Evans, Jim Norton, Diana Hardcastle, Ben Robson, James Russel, Jett Klyne, Stephanie Lemelin e Lily Pater.

The Boy (qui il sito ufficiale), scritto dallo sceneggiatore Stacey Menear e inizialmente intitolato The Inhabitant, è stato prodotto da Tom Rosenberge Gary Lucchesi per conto della Lakeshore Entertainment e da Roy Lee, Matt Berenson Jim Wedaa per la Vertigo Entertainment e distribuito dalla Eagle Pictures. La pellicola è una sapiente mescolanza di sottogeneri, come il gotico targato Hammer che pervade ambientazione ed atmosfera, l’evil doll (l’inquietante bambolotto di porcellana a grandezza naturale) e la haunted house (Heelshire Mansion è il prototipo inglese della casa maledetta) che tanta parte ebbe nel gotico di matrice soprannaturale.

Bell, come un fine artigiano, confeziona un buon prodotto: da menzionare le lugubri riprese all’interno della haunted house come inquietanti carrelli a precedere e a seguire, le soggettive dell’assassino (Greta è ossessivamente spiata e controllata da un paio di occhi misteriosi, forse quelli raggelati del puppet di porcellana, ogni qual volta si aggira all’interno della dimora), total shot e campi lunghi che hanno come oggetto il giardino fatiscente e la brughiera desertica. Suspense dosata e musiche di Bear McCreary (Battlestar Galactica, di David Eicke e Ronald D. Moore, 2004-2009; The Walking Dead di Frank Darabont, 2010; Outlander di Ronald D. Moore, 2014; 10 Cloverfield Lane di Dan Trachtenberg , 2016).

The Boy, il plot

Inghilterra, presente. A Heelshire Mansion, suggestiva magione vittoriana ubicata nella desolata campagna inglese, vivono gli aristocratici coniugi Heelshire (Jim Norton e Diana Hardcastle), due arzilli vecchietti che trascorrono il tempo prendendosi cura del figlioletto Brahms, un ragazzino di otto anni. Costretti ad allontanarsi dal palazzo, assoldano mediante annuncio una baby-sitter per badare al bambino: Greta Evans (Lauren Cohan), giovanissima americana in procinto di lasciare il paese natio per motivi personali, risponde all’annuncio, parte alla volta dell’antica Inghilterra e fa il suo ingresso a Heelshire Mansion.

Grande è il suo stupore quando scopre che il piccolo Brahmsy non è un ragazzino come tutti gli altri: trattasi di bambolotto di porcellana finissima, a grandezza naturale, pettinato e abbigliato come un bambino in carne ed ossa. Greta, bisognosa di denaro, decide di stare al gioco accettando passivamente le regole ferree stilate dai coniugi bizzarri e destinate alla cura meticolosa e quotidiana del pupazzo. Almeno fino alla partenza dei due vecchietti: coperto con un telo il bambolotto, Greta si aggira nella magione bivaccando e ripulendo trappole per parassiti, flirta con il fattorino Malcolm (Rupert Evans) e progetta con lui un incontro romantico in città.

L’idillio tra Greta e Malcolm, tuttavia, ha vita breve poiché a Heelshire Mansion la brace cova sotto la cenere: Brahmsy il pupazzo, ferito dall’indifferenza della baby-sitter e forse posseduto da uno spirito vendicativo, tesse una diabolica ragnatela. Accadimenti disturbanti e inspiegabili si susseguono all’interno della magione, il bambolotto si sposta sistematicamente, versa lacrime, sottrae oggetti personali alla giovane donna e fa partire il giradischi per ascoltare musica a tutto volume. Precipitata in un incubo senza fine, Greta decide di fare chiarezza e comincia ad indagare con l’aiuto del fattorino sul figlioletto degli Heelshire, perito in un incendio all’età di otto anni…

Tematica, ambientazione e scenografia

Brahmsy, il bambolotto demoniaco di The Boy (rappresentazione inorganica e mefitica dell’essere umano), è in buona compagnia nella storia del cinema horror internazionale: dalla fugace apparizione del pupazzo creato da Carlo Rambaldi in Profondo rosso (1975) di Dario Argento, passando per la lunga saga de La bambola assassina (1988-2013), nella quale un puppet “Tipo Bello” è posseduto dallo spirito di un pericoloso serial-killer, all’entità maligna che anima la bambola Annabelle (2014) di John R. Leonetti, spin-off del celebre The Conjuring (2013) di James Wan. 

In realtà, a ben guardare, la pellicola di Bell non si ferma affatto al tema delle evil dolls: quando pensiamo di aver compreso tutto, ecco inaspettato il colpo di scena che cambia la piega degli eventi. Occorre citare un altro paio di film a cui Bell e lo sceneggiatore Menear hanno attinto a piene mani: The Baby (1973) di Ted Post e Bad Ronald (1974) di Buzz Kulik. Pur essendo ambientato in Inghilterra, il film è stato girato a Victoria, nella Columbia Britannica, presso il Castello di Craigdarroch, in stile vittoriano costruito dal magnate del carbone Robert Dunsmir nel 1890.

The Boy è soprattutto un’opera d’interni poiché le vicende di Greta e del pupazzo Brahmsy si snocciolano tra le mura dello splendido castello vittoriano: riconosciamo, in alcune inquadrature, l’imponente facciata dell’edificio, con i caratteristici comignoli bislunghi, le torri e i pinnacoli; l’elegante ingresso con lo scalone in legno massiccio, il salotto con i vetri smerigliati, la sala da pranzo (dove Greta accoglie l’ex fidanzato Cool), la camera da letto di Brahms (stracolma di giocattoli infantili), l’inquietante tromba delle scale. Bell e Menear lasciano il finale aperto, creando le premesse per un possibile seguito della storia.