The Other Side of the Door, il male è tornato

The Other Side of the Door, il male è tornato

25 Aprile 2016 0 Di Emilia Parisi

The Other Side of the Door: il cineasta inglese Johannes Roberts dirige un horror gotico-esotico ambientato nel cuore della foresta tropicale indiana e interpretato da Sarah Wayne Callies e Jeremy Sisto. In sala dal 21 aprile 

The Other Side of the Door, il gotico-esotico di Roberts

Non bisogna mai aprire le porte dell’Aldilà. Parola di Johannes Roberts (Darkhunters, 2004; Forest of the Damned, 2005; Roadkill, 2011; Storage 24, 2012), regista britannico nativo di Cambridge, che sceneggia (insieme a Ernest Riera) e dirige il nuovo horror soprannaturale The Other Side of the Door (qui la scheda del film). Prodotto da Alexandre Aja, Rory Aitkne e Ben Pugh per 20th Century Fox, la pellicola (qui il sito ufficiale) è interpretata da Sarah Wayne Callies, Jeremy Sisto, Javier Botet, Sofia Rosinsky, Logan Creran, Jax Malcolm e Suchitra Pillai-Malik.

La suggestiva tematica dei rapporti familiari che la morte non riesce a spezzare e proseguono nel mondo delle tenebre è stata esplorata da una lunga serie di pellicole come Dead of Night (1977), diretta da Dan Curtis e sceneggiata da Richard Matheson, in particolare nell’episodio intitolato Bobby, dove una madre tenta di riportare in vita il figlio adolescente. Altri esempi celebri sono Zeder (1983) del maestro italiano Pupi Avati (il protagonista scopre una zolla di terra “miracolosa” in grado di far resuscitare i defunti) e l’ottimo Pet Sematary (1989), diretto da Mary Lambert e tratto dal romanzo omonimo di Stephen King (un padre disperato seppellisce il cadavere del figlio in un cimitero indiano affinché ritorni dalla morte).

In ciascuna di queste storie vige una regola fondamentale, non lasciare che i morti varchino la soglia che li separa dal mondo dei viventi, pena il ritorno sulla Terra di anime diaboliche o zombi famelici animati dalle più terribili intenzioni. The Other Side of the Door, che si muove nella stessa zona chiaroscurale tra esistenza e non esistenza, mescola alle suggestioni del cinema gotico (la casa maledetta, il giardino inaridito, il ritorno dalla morte, le torrenziali precipitazioni notturne, la camera infestata della soffitta, la discesa negli Inferi) i colori e le superstizioni dell’India Occidentale (il tempio sconsacrato, i rituali esoterici, lo studio con le maschere mortuarie, il guardiano degli Inferi).

 

The Other Side of the Door, il plot

Mumbai, costa occidentale della penisola indiana. Su una spiaggia sterminata del Mare D’Arabia, punteggiata di palme e casupole, Maria (Sarah Wayne Callies) annuncia al marito Michael (Jeremy Sisto) di essere incinta: la giovane coppia decide di lasciare per sempre l’America e mettere su famiglia in India, stabilendosi in una grande casa colonica dipinta di blu, con un rigoglioso giardino brulicante di ficus e altre piante esotiche. Sei anni dopo il loro arrivo a Mumbai, tutto è cambiato irrimediabilmente: il primogenito Oliver (Logan Creran) è scomparso in un drammatico incidente stradale e da allora Maria soffre di violenti crisi depressive, nonostante l’amore del marito e della figlioletta Lucy (Sofia Rosinsky).

La governante indiana Piki (Suchitra Pillai-Malik), desiderosa di dare una mano alla sua padrona, le rivela un segreto: se vuole rivedere il suo bambino ancora una volta dovrà compiere un viaggio, alla volta di un tempio sperduto e semi-nascosto dalla vegetazione. Una volta giunta nel luogo sacro, dovrà spargere le ceneri del figlioletto, dopo averne cremato il corpo, davanti la porta del tempio e attendere pazientemente all’interno il suo arrivo. C’è solo una regola fondamentale da rispettare: mai e poi mai dovrà aprire il bastione di legno, soglia ultraterrena che separa il mondo dei viventi dall’universo dei defunti, anche se il caro estinto dovesse supplicarla in ginocchio.

Colpita profondamente dalle parole di Piki e speranzosa di poter riabbracciare il piccolo Oliver, Maria parte alla volta del tempio maledetto, non prima di aver fatto cremare le spoglie del figlio defunto. Alla cerimonia di cremazione, ci sono anche i sadhu, santoni del posto che si ricoprono la pelle di cenere e si nutrono delle carni decomposte dei cadaveri. Dopo aver percorso un viottolo sterrato, tra liane, alberi della gomma mastodontici e massi antropomorfi, Maria giunge di fronte al luogo di culto. Sparse le ceneri ed esplorato il tempietto fino ad un anfratto dove si trova la statua di Myrtu (Javier Botet), inquietante guardiano dell’Ade, Maria sente la voce di Oliver, ma contravviene alla regola di Piki

 

Ambientazione, scenografia e personaggi

The Other Side of the Door è ambientato nell’India Occidentale, a Mumbai (un tempo conosciuta come Bombay), capitale dello stato del Maharashtra. In realtà, si tratta piuttosto di un’opera d’interni poiché le vicende della famiglia di Michael e Maria si snocciolano tra le mura della pittoresca abitazione in stile coloniale, prototipo della dimora maledetta e centro nevralgico delle scene di suspense che costellano la pellicola (accompagnate dalle musiche di Joseph Bishara). Decisamente interessanti ma purtroppo esigue, le scene girate in esterni, come quelle sulla costa, le escursioni familiari tra i vicoletti fiabeschi e ultra-colorati della cittadina e il viaggio estenuante e pericoloso di Maria alla volta del tempio sconsacrato.

La dimora familiare, circondata da un incantevole giardino fornito di ogni specie di pianta esotica e di una fontana con pesci rossi, ricorda il miglior gotico anni Sessanta targato Mario Bava (Roberts cita Operazione paura, 1966 almeno due volte, nella scena i cui Maria raccoglie la pallina rossa di una bambina che sta viaggiando insieme a lei sul treno e nella scena in cui la donna osserva dalla finestra la piccola Lucy che si dondola sull’altalena al chiarore della luna). Altri riferimenti illustri sono quelli a Pet Sematary (nella scena della cremazione Maria tocca per sbaglio il braccino decomposto del figlio Oliver) e L’esorcista (1973) di William Friedkin (scena finale).

Elemento di ulteriore interesse è la presenza nei ruoli principali di Sarah Wayne Callies (la Lori Grimes di The Walking Dead) e Jeremy Sisto (Six Feet Under), ma la scelta migliore è senza dubbio quella di Javier Botet, spesso interprete dei ruoli più diabolici (grazie ad un corpo sottile e flessuoso), come la Nina Medeiros nella serie Rec (2007-2014) di Jaume Balaguerò e Paco Plaza e lo spirito vagabondo ne La Madre (2013) di Andres Muschietti. In The Other Side of the Door Botet si cala nei panni del mefistofelico Myrtu, oscuro custode degli Inferi, rappresentato con quattro mani bislunghe sul volto, pronto a punire gli esseri umani che violano il tempio sacro e i suoi altari.