The Witch, i racconti della luna pallida

The Witch, i racconti della luna pallida

17 Agosto 2016 0 Di Emilia Parisi

The Witch: l’esordiente Robert Eggers dirige una fiaba dark ambientata nei boschi oscuri della Nuova Inghilterra. Al cinema dal 18 Agosto.  

The Witch, il revisionismo magico di Eggers

Una vecchia decrepita dalla pelle raggrinzita si aggira nottetempo nelle terre selvagge del New England. Abita in una catapecchia ai margini di un bosco oscuro e pratica un misterioso e raccapricciante rituale: rapisce neonati in fasce, ne frantuma le ossa in un mortaio e si cosparge il corpo con il sangue. Forse per sembrare più giovane e attirare la prossima vittima. Poi afferra una vecchia scopa e si libra nel cielo rischiarato dalla luce lunare.

The Witch: A New England Folktale (qui la scheda completa) ha trionfato al Sundance Film Festival nella categoria Directing Awards Dramatic 2015. Alla regia l’esordiente Robert Eggers, attratto dall’immaginario fiabesco sin dal cortometraggio Hansel e Gretel (2007), una versione muta ed espressionista del classico dei fratelli Grimm. Come ha affermato l’autore, The Witch nasce dal desiderio di riappropriarsi di un passato arcaico ed oscuro, precedente alla nascita degli Stati Uniti d’America, attraverso una rielaborazione degli stilemi della fiaba gotica anglosassone.

The Witch: A New England Folktale (qui il sito ufficiale), che ha già incassato 25 milioni di dollari a fronte di una spesa di un milione e di una produzione votata all’economia e al risparmio (è stato girato in luce naturale), è interpretato da Anya Taylor-Joy, Ralph Ineson, Kate Dickie, Harvey Scrimshaw, Ellie Grainger, Lucas Dawson e Julian Richings. Eggers firma anche la sceneggiatura, mentre la fotografia è di Jarin Blaschke e le musiche di Mark Korven. La maggior parte dei dialoghi proviene da The Practice of Piety (1611) di Lewis Bayley, una sorta di manuale del perfetto calvinista, molto in voga nel XVII secolo.

The Witch, il plot

Nuova Inghilterra, 1630. Una famiglia di puritani integralisti, o calvinisti, è bandita da una colonia anglicana britannica a causa del suo credo e si stabilisce nei pressi di una selva oscura e fittissima dove costruisce casa e procede alla semina del granturco. Il nucleo familiare è composto da papà William (Ralph Ineson), mamma Katherine (Kate Dickie), i pre-adolescenti Thomasin (Anya Taylor-Joy) e Caleb (Harvey Scrimshaw), i gemellini Jonas (Lucas Dawson) e Mercy (Ellie Grainger) e il neonato Samuel.

Papà William trascorre le sue giornate tagliando e accatastando tizzoni da ardere, mamma Katherine bada alla cucina e al piccolo di casa, i gemellini giocano nel cortile, mentre Thomasin e Caleb aiutano i genitori a sbrigare lavoretti vari nella fattoria. Un giorno accade l’impensabile: Sam scompare inspiegabilmente, mentre era affidato alle cure della sorella maggiore Thomasin. Convinto ci sia lo zampino di una bestia feroce, papà William attrezza tagliole all’interno del bosco con l’aiuto di Caleb, ma le ricerche sono infruttuose.

Alla fattoria la situazione precipita: il mais è malato, la fame aumenta, gli attriti dividono marito e moglie, mentre Thomasin e Caleb si recano nel bosco per catturare le prede e andare a venderle al mercato. Un coniglio, però, è in agguato e Caleb rimane vittima del tranello di una strega malvagia che abita in una catapecchia nella foresta. Thomasin lo rivede qualche giorno più tardi, denutrito e seviziato, nei pressi della fattoria. A nulla valgono gli impacchi a base di erbe medicamentose e le preghiere di mamma Katherine: Caleb muore invocando il nome del Signore e la famiglia precipita in un livido inferno…

The Witch, ambientazione e personaggi

Eggers colloca streghe e arcidiavoli (trasfigurati in gufi, conigli e caproni) nelle foreste degli indiani Algonchini: Penobscot e Pequot, tribù di etnia Algonchina, vivevano nelle terre della Nuova Inghilterra nel XVII secolo e tramandavano il racconto di un gufo bianco e della sua fuga dalle sette streghe assassine. Più a Sud, nel Massachusetts, sorgeva un luogo maledetto che si chiamava Salem dove parecchie donne, come Tituba, la schiava creola del ministro di culto Samuel Parris, furono processate per stregoneria dal Tribunale dell’Inquisizione.

Tra i personaggi è da menzionare l’esordiente americana Anya Taylor-Joy, di genitori anglo-ispanici, che presta il volto all’adolescente Thomasin, centro nevralgico di tutta la storia, che ricorda molto per colori e lineamenti Bryce Dallas Howard in The Village (2004) di M. Night Shyamalan. Va ricordato anche Harvey Scrimshaw che interpreta Caleb e lo fa particolarmente bene nella scena della possessione demoniaca, dove appare sdraiato in un sudicio giaciglio, seminudo e ferito, in preda ad un sorta di estasi mistica che lo condurrà alla morte. Britannici gli attori Ralph Ineson Kate Dickie che interpretano rispettivamente papà William e mamma Katherine.

Notevoli le musiche di Mark Korven, che accompagnano i momenti salienti della narrazione, le scene più inquietanti e paurose come la visione macabra del corvo che strazia il seno materno, la mammella di capra che eiacula sangue e l’apparizione della strega che frantuma ossa nel mortaio, si cosparge di sangue, afferra la scopa e si alza in volo: sembra quasi di sentire le note suggestive del bouzouki, lo strumento ellenico adoperato dai Goblin nel capolavoro di Dario Argento, Suspiria (1977), incentrato proprio su streghe e maledizioni. La scena finale, invece, che trasuda esoterismo e dannazione, riporta alla memoria Le streghe di Salem (2012) del genio visionario Rob Zombie.