Transat 2017 al via: 4 mila miglia di regata per grandi navigatori solitari

Transat 2017 al via: 4 mila miglia di regata per grandi navigatori solitari

30 Settembre 2017 0 Di Pietro Nigro

Transat 2017: anche sei italiani tra i navigatori solitari e senza strumenti al via domani da La Rochelle: destinazione Martinica!

La Rochelle, al via la Mini Transat 2017

Ci sono anche sei skipper italiani alla partenza della Mini – Transat La Boulangère, la regata a vela di 4mila miglia marine che porterà 81 navigatori e navigatrici di undici nazioni ad attraversare l’Atlantico in solitaria con barche di 6 metri. La Transat è considerata la più rgande regata oceanica per barche così piccole. Una di quelle sfide in cui l’uomo affronta l’immensità di un oceano solo con se stesso, con la sua abilità, con la sua barca. Senza strumenti se non le care vecchie carte nautiche e un Gps non cartografico. E senza alcuno collegamento con l’esterno, ma solo con gli altri partecipanti attraverso una radio Vhf.

“È una miscela di eccitazione e apprensione – dice Stan Thouret, uno degli skipper che in questi giorni è affaccendato sui moli del Bassin des Chalutiers nel porto di La Rochelle – L’idea di rimanere soli a guardare una magnifica alba è qualcosa che desidero vivere pienamente”.

La regata, che prende il via il 1° ottobre e dura circa un mese, è stata ideata dal navigatore inglese Bob Salmon e si svolge ogni due anni dal 1977. Gli 81 navigatori, di cui dieci donne, sono tenuti ad utilizzare barche a vela di sei metri, senza motore, e soprattutto senza assistenza e senza comunicazioni, anche se l’organizzazione prevede sei barche di appoggio.

Quel che conta, per ogni skipper, è soprattutto l’esperienza, ma anche la capacità di destreggiarsi tra gli equilibri della nutrizione, il sonno incombente, la noia, le difficoltà della gestione di una barca a vela e le strategie della navigazione oceanica.

La Transat 2017 prevede solo due tappe dopo la partenza da La Rochelle: Las Palmas de Gran Canaria alle Canarie, raggiungibile dopo le prime 1350 miglia nautiche e una settimana circa di navigazione, e San Marin in Martinica, a cui si arriva dopo altre 2700 miglia. Ed è qui che, soprattutto per chi è alla prima esperienza della Transat, la navigazione si dilata per come è vasto, difficile e insidioso l’oceano. Ci si possono mettere due, ma anche tre settimane e più.

Perché la Transat è una di quelle regate in cui l’obiettivo non è di andare più veloce, ma di arrivare a destinazione, laggiù ai Caraibi, e non smarrirsi, non essere costretti a fermarsi o peggio perdere la barca per un qualsiasi imprevisto o incidente.

Il che può succedere ovunque, lungo quelle lunghissime 4mila miglia: perfino alla partenza, quando lasciata La Rochelle e aggirata l’isola di Oleron, si entra nell’insidiosissimo Golfo di Biscaglia. O in un qualsiasi punto al largo del Portogallo, dopo il capo Finisterre che già nel nome da secoli fa capire ai naviganti dove sono arrivati. O al largo delle Canarie, che si raggiungono in velocità con i venti portanti che soffiano da nord. O quando, nella seconda tappa che prende il via ai primi di novembre gli alisei dovrebbero spingere le barche fino in Martinica.

E tra gli skipper al via ci sono anche sei giovani velisti italiani:

  • Ambrogio Beccaria, 25enne di La Spezia, che esordisce alla Transat sulla barca Alla Grande Ambeco e che è un testimonial della onlus romana Oceanus;
  • il 40enne romano Andrea Fornaro, sposato e con un figlio, noto per i titoli mondiali in classe Dinghy e selezionato anche per la rappresentativa olimpica, già visto alla Transat nel 2015 e che regata con il prototipo Sidéral;
  • Emanuele Grassi, 36enne padre di due bambini di Lanuvio, che regata on con la barca di serie Penelope;
  • il 36enne viareggino Andrea Pendibene, già noto alle mini, che ha la barca della Marina militare Pegaso;
  • Matteo Rusticali, 36 anni, di Ravenna, su Spot, un prototipo del 1991;
  • il milanese Luca Sabiu, padre di due figli, velista e artigiano della resina, al suo esordio alla Transat, che tenterà con Vivere la vela, una barca di serie del 2005.

Dal 1987, poi, ogni edizione della Mini Transat è collegata alla’operazione Blue label: in pratica tutti gli skipper, che accettano l’impegno ad adottare un comportamento totalmente ecologico e rispettoso dei mari e degli oceani, vengono sponsorizzati da una scolaresca in Francia e da una in Martinica.

L’impegno ecologico consiste ad esempio nel non gettare mai e poi mai a mare alcun rifiuto che non sia biodegradabile, e in generale a compiere ogni azione possibile per salvaguardare la sopravvivenza del Pianeta blu.

A fronte di questo impegno, gli skipper devono portare la loro testimonianza sulla regata agli studenti delle classi sponsor, a cui possono dare notizie prima della partenza, nella sosta e all’arrivo.

In cambio, ogni classe realizzerà un disegno, un affresco, fatto di materiale che potrà essere attaccato alla vela della barca durante la regata.