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Ucraina: reportage dal fronte di guerra dove i medici di MOAS salvano la vita dei soldati feriti

Ucraina: reportage dal fronte di guerra dove i medici di MOAS salvano la vita dei soldati feriti

07 Luglio 2024 1 Di Francesca Pierpaoli

Sono le sette di mattina quando Vitaliy, il responsabile della sicurezza e della logistica delle operazioni MOAS nell’Est dell’Ucraina, bussa alla mia porta. È ora di partire per una evacuazione medica. Dal giorno prima, insieme ai miei colleghi, mi trovo in una delle basi da cui partono le missioni di soccorso e trasporto dei soldati feriti. Il fronte di guerra dista solo una manciata di chilometri, e in lontananza si avverte il cupo rimbombo della battaglia. La sede è ricavata in un ex-orfanotrofio e dispone di diverse zone di socializzazione, una cucina, bagni, camere per il riposo, e, naturalmente, un rifugio sotterraneo.

Qua le squadre di soccorso MOAS attendono la chiamata d’intervento, operando su turni 24/7. Vitaliy mi accompagna all’ingresso, indosso il giubbotto antiproiettile, pesante ma incredibilmente comodo, e salgo sull’ambulanza. Insieme a me ci sono Vassiliy, medico anestesista di rianimazione, e Sergej, paramedico, mentre alla guida si trova Taras. Vassiliy è l’unico a parlare inglese e mi spiega che lavora con MOAS da circa sei mesi, mettendo tutto il suo impegno nel salvare la vita dei pazienti a lui affidati. Una missione condivisa da tutti gli altri membri dello staff.

Ci dirigiamo all’ospedale militare per prelevare un soldato gravemente ferito che necessita cure urgenti presso un centro medico specializzato. Una volta arrivati, il paziente viene rapidamente trasferito in ambulanza: un veloce aggiornamento sulle sue condizioni, un’occhiata alla cartella clinica, e si riparte. L’ospedale più vicino dista almeno tre ore, e l’ambulanza sfreccia veloce a sirene spiegate sulle strade deserte. Il paesaggio è punteggiato da villaggi semi-abbandonati, passiamo tra case vuote con le finestre sbarrate e giardini abbandonati. Il paziente, sedato e intubato, giace proprio al mio fianco. È un omone grande e grosso, la testa fasciata, gli occhi coperti da garze, i tubi delle flebo che disegnano un reticolo: Vassiliy mi spiega che l’uomo ha 37 anni ed ha subíto un grave trauma da artiglieria alla testa. Durante il viaggio si parla poco, medico e infermiere sono concentrati, monitorano continuamente le condizioni e i parametri vitali del paziente: l’ambulanza è dotata di apparecchiature sofisticate e all’avanguardia, il che facilita molto le operazioni dei medici.

Mentre ogni flebo, ogni rilevazione della pressione viene accuratamente registrata, mi sento impotente e mi ritrovo a pregare per la vita di quest’uomo che combatte per la propria vita. Una volta arrivati all’ospedale regionale tutto avviene, di nuovo, rapidamente: il paziente viene condotto all’interno e si consegna la cartella clinica ai colleghi medici che lo prenderanno in cura.

L’evacuazione è completata con successo, come tutte quelle condotte sino ad ora da MOAS, e lo staff è pronto a tornare alla base. Per me, invece, è il momento di ricongiungermi con i miei colleghi e tornare Kiev.

Questa operazione è avvenuta nel corso del viaggio che lo staff maltese di MOAS ha effettuato in Ucraina per monitorare e valutare il lavoro sul campo e per sperimentare in prima persona le operazioni salvavita condotte dal coraggioso staff locale. La straordinaria iniziativa umanitaria è il frutto della dedizione e della perseveranza di Christopher Catrambone, visionario fondatore di MOAS che, nel 2022, partendo con solo due ambulanze è riuscito a mettere insieme una flotta di oltre 50 veicoli d’emergenza e uno staff di 150 persone tra medici, infermieri e autisti, tutti ucraini. Molti di loro conducevano una vita del tutto diversa prima della guerra, come Igor, batterista rock di professione, e uno dei migliori autisti di ambulanza.

Ad oggi, MOAS ha trasportato oltre 45.000 pazienti in condizioni critiche, salvando loro la vita. È il caso del Tenente Oleksandr “Biker” Voznyi che a giugno 2023 era al comando di un plotone nella Divisione d’Assalto Aereo durante un attacco al villaggio di Robotyne, nella regione di Zaporizhzhia. Un proiettile esploso a due metri da lui gli aveva dilaniato i polmoni, la colonna vertebrale e gli arti. Un pezzo della sua schiena era stato strappato, il suo piede sinistro fratturato in cinque punti e aveva subito una grave perdita di sangue e sette arresti cardiaci. Il team medico di MOAS, composto da Stanislav Geranin (anestesista), Volodymyr Vahonin (paramedico) e Serhiy Goldovansky (autista), non si era perso d’animo: effettuando una disperata rianimazione cardiopolmonare (CPR) in ambulanza durante il trasporto all’ospedale più vicino lo ha mantenuto in vita. Il tenente ha potuto incontrare lo staff dell’ambulanza che gli aveva salvato la vita nel corso della presentazione, a Kiev, del libro MOAS Sirens of Hope: The MOAS Mission to Save Lives in Ukraine” (Sirene di Speranza, la missione MOAS per salvare vite in Ucraina, ndr), durante una cerimonia molto emozionante.

Al fonte dicevano che non c’era motivo di rianimarmi,” ricorda Oleksandr. “Avevo perso troppo sangue e non potevano iniettare alcun medicinale perché le mie vene erano difficili da trovare. Ma il medico MOAS credeva in qualche modo di potermi tenere in vita. Disse che avrebbe continuato a pompare il mio cuore fino al trasferimento all’ospedale regionale. Sono estremamente grato e ogni giorno ringrazio Dio di essere vivo e sono felice che i miei figli non saranno orfani.” Lo scorso novembre, il Presidente Zelensky ha conferito a Oleksandr l’Ordine di Bohdan Khmelnytsky di Terza Classe, un riconoscimento per il coraggio personale, la dedizione e il valore al servizio dell’Ucraina. È stato anche premiato con medaglie dal Sindaco di Kyiv e dal Comandante delle Forze d’Assalto Aereo delle Forze Armate Ucraine per il suo coraggio e il suo impegno disinteressato nel preservare la vita dei suoi commilitoni.

Ogni vita salvata mantiene accesa la speranza dell’Ucraina,” dice Oleksandr.I medici sono molto importanti in prima linea, perché il loro lavoro determina se il combattente arriverà in ospedale. Il team MOAS ha lottato per la mia vita per circa cento chilometri e mi ha salvato. Pensate a quanti altri come me ci sono su tutto il fronte! Se non fosse per questi eroi, che non sono spaventati dagli orrori e dalla violenza, ci sarebbero molte più tombe nei nostri cimiteri.

MOAS non riceve finanziamenti governativi e si basa interamente sulla raccolta fondi per mantenere la sua missione in Ucraina, che ha un costo mensile di un milione di dollari.

Per supportare #MOASMissionUkraine si può donare qui.

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