Udine, le sofferenze del Mediocredito Fvg arrivano alla Procura della Repubblica

Udine, le sofferenze del Mediocredito Fvg arrivano alla Procura della Repubblica

26 Aprile 2017 0 Di Pietro Nigro

Esposto querela sul Mediocredito Fvg dell’europarlamentare M5s Marco Zullo. Sotto la lente 350 milioni di euro di prestiti facili ad aziende decotte.

Le sofferenze del Mediocredito Fvg finiscono in Procura

Oltre 350 i milioni di euro di NPL, cioè di crediti non performanti, e che pesano per oltre il 40 per cento sul bilancio di Mediocredito Fvg, la banca di proprietà della Regione Friuli Venezia Giulia specializzata nei finanziamenti alle imprese. E che ora finiscono alla Procura della Repubblica di Udine. A presentare un esposto querela è stato Marco Zullo, europarlamentare del Movimento 5 stelle che chiede di fare luce sulle anomalie della politica creditizia della banca.

Da diversi anni, il Mediocredito Fvg chiude il bilancio in perdita. Nel 2015 si è arrivati a 39 milioni di euro, e nel 2013 a 99. Ma sono soprattutto i crediti deteriorati e quelli in sofferenza ad essere significativi. A fine 2015, il portafoglio complessivo dei crediti deteriorati ammonta a circa 569 milioni di euro, e di questi 357 milioni sono in sofferenza.

Crediti su cui punta il dito Zullo. Come si è arrivati a questa situazione? Si tratta di cattiva politica creditizia, di incapacità a valutare i creditori o di veri e propri reati?

La crisi della banca nasce da lontano, dal 2007 – 2010. Proprio nel 2010, una ispezione della Banca d’Italia, oltre a varie censure sulla governance di Mediocredito Fvg, rivela che in quegli anni la banca ha dato troppi prestiti “rischiosi” a 33 imprese, di cui ben 24 fallite entro pochi mesi.

Nel verbale di Bankitalia che Zullo inserisce nella denuncia si legge che troppi crediti sono stati concessi “senza adeguate procedure di controllo dei creditori e di valutazione del merito creditizio”. E con il tempo sono diventati sofferenze.

Nel solo biennio 2009-2010 le sofferenze risultano aumentare del 280 per cento. La presidente della banca, Cristiana Compagno, nel 2015, riferisce al Consiglio regionale del Friuli che a fine 2014 i crediti deteriorati sono pari a 614 milioni, il 42 per cento del totale degli impieghi, e di questi quelli in sofferenza sono 153 milioni, cioè il 22,6 per cento degli impieghi.

E a fine 2015 il portafoglio dei crediti deteriorati ammonta a circa 569 milioni di euro, mentre sono aumentati quelli più gravi, le sofferenze, che sono pari a 357 milioni di euro, con un incremento del 9 per cento rispetto all’anno prima.

E dal 2012 i bilanci mostrano in tutta la sua evidenza il danno provocato dai crediti in sofferenza. Il 2010 e il 2011, infatti, si chiudono con un risultato positivo, 1,4 e 1,6 milioni di euro.

Invece, nel 2012 le perdite di esercizio sono di 7,1 milioni, nel 2013 salgono a 62,5, nel 2013 arrivano alla cifra record di 99,7 milioni. Nel 2014 le perdite sono pari a 28,5 milioni, l’anno successivo a 39.

E la Regione Friuli Venezia Giulia, che della banca è socia di maggioranza, senza nemmeno troppo indagare per capire cosa stia succedendo, accetta quasi senza fiatare i piani industriali di volta in volta elaborati dai consigli di amministrazione in carica. E ripiana le perdite.

Già nel 2007-2008 versa 23,4 milioni di euro nella Finanziaria Mediocredito, di cui è socia e che era proprietaria della banca. E nel 2011-2012 partecipa a un aumento di capitale di 50,4 milioni di euro. Così come partecipa alla ricapitalizzazione da 50 milioni varata nel 2013, e all’operazione da 100 milioni del 2014, quando si iniettano nella banca 50 milioni di capitale di rischio e si lancia un prestito per altri 50 milioni.

Invece, nel suo esposto, Zullo chiede alla Procura di far luce non solo sulla gestione della banca, ma anche sui reati penali che potrebbero essere stati commessi con i tanti crediti “facili” diventati negli anni incagli e sofferenze.

Per esempio, con i “prestiti facili” Mc Fvg potrebbe aver dato un contributo abusivo ed illecito con cui le imprese decotte sono rimaste a galla. Il che sarebbe contrario alla Legge fallimentare, perché un imprenditore “imprudente” nell’accedere al credito in condizioni di crisi irreversibile o di insolvenza potrebbe aver ritardato l’avvio della procedura concorsuale o del fallimento, o potrebbe addirittura aver aggravato o dissimulato il dissesto della propria azienda.

E chi gli ha concesso il prestito sarebbe complice di questa “imprudenza”, se non addirittura di una bancarotta.

E non manca un’ipotesi ancora più sottile: mutui fondiari ed ipotecari concessi per pagare precedenti prestiti chirografari, propri o di altre banche.

Insomma, alcuni finanziamenti potrebbero essere stati concessi per sostituire un credito non garantito con uno garantito e privilegiato, così da costituire una prelazione per la banca in caso di fallimento dell’azienda.

Comportamento che – se fosse appurato – costituirebbe la cosiddetta “bancarotta privilegiata” e sarebbe un reato ancora più grave.

A questo proposito, Zullo segnala anche un’altra anomalia. Oltre alla Regione Friuli, i soci della banca Mediocredito Fvg sono altre banche private, i cui rappresentanti siedono in Consiglio di amministrazione ed hanno accesso a tutte le decisioni di prestito, perfino a quelle concesse ad imprese che potrebbero essere clienti delle loro stesse banche.

Un possibile conflitto di interesse potrebbe, insomma, aver fatto ombra a qualche decisione di alcuni consiglieri di amministrazione, ed andrebbe ad aggiungersi alle altre anomalie nella gestione di una banca che agisce con il denaro dei contribuenti.

E su cui la Procura della Repubblica guidata da Antonio De Nicolo potrebbe ora fare luce.