Umberto Eco o della contraddizione

Umberto Eco o della contraddizione

22 Febbraio 2026 Off Di Michele Montella

Sono trascorsi dieci anni dalla morte di Umberto Eco, una delle maggiori figure della cultura del Novecento. Eco era l’immagine della contraddizione. Ci destabilizzava quando affermava che si può amare Yesterday e impazzire per un valzer di Chopin. Invitava all’incoerenza come al principio del cambiamento. Scrooge non può essere sempre cattivo, impara ad essere buono e cambiando può godersi una bella cena di Natale con il nipote.

La sua figura  racchiude in sé le due principali caratteristiche di un intellettuale: il distacco e la partecipazione. È una cifra che lo accomuna a tante persone che ci hanno lasciato e di cui sentiamo la mancanza; una sorta di contraddizione pervasiva della sua esistenza e della sua opera. Non perdeva un’inquadratura del mondo che lo circondava, ci entrava senza temere di mescolarsi con la folla, ma poi la collocava in una sequenza articolata e distante, ne usciva come un monaco da una cella e ci leggeva il labirinto in cui siamo immersi. E, da quella tessitura del dentro e del fuori, interpretava i segni della realtà, traducendoli in parole di senso.

Eco si compiaceva delle contraddizioni; gli piacevano e non esitava a divertirsi con  Tommaso d’Aquino e a prendere sul serio Mike Buongiorno. Il suo sembrava un narcisismo sposato all’umiltà, uno stare fuori dalle cose proprio quando vi sembrava immerso fino al collo. Come il suo Guglielmo da Baskerville, dava l’impressione di essere altezzoso ed era invece solo schivo. Lo sguardo ironico e divertito, che faceva capolino dagli occhiali, era capace di crocifiggere con battute spietate la stupidità umana, soprattutto quella dei saccenti e dei supponenti. “Lo stupido può anche dire una cosa giusta, ma per ragion sbagliate. Si possono dire cose sbagliate, basta che le ragioni siano giuste” scrive ne “Il pendolo di Foucault”.

Certo, se lo poteva permettere, ma giudicava un’infamia dovervi ricorrere.

Di uomini che aprono il libro proprio alla pagina che ti serve in quel momento, ne vorremmo di più. Vorremmo come amico quel tipo di saggio meditabondo, magari isolato dietro il suo scrittoio, che manda tutto all’aria e accetta di fare con te una passeggiata nel bosco. Ci servirebbe per esempio ancora sapere come si porta un salmone in aereo oppure come attraversare il web pensandolo come una biblioteca o ancora invitare alla tavola della nostra vita una decina di amici letterati dal 400 a.C. di Platone al 900 d.C. di Kafka e percorrere di sabato le vie assolate intorno al Pireo di Atene e di domenica quelle lastricate e lucenti dei ponti di Praga. E da entrambi ricevere i tarocchi misteriosi per capire il mondo, restando a bocca aperta davanti ad un altro nodo sciolto, ad un enigma chiarito, ad una luce nel buio. Ad un segreto svelato.

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