Un artista chiamato Banksy

Un artista chiamato Banksy

21 Agosto 2020 0 Di Patrizia Russo

C’è tempo fino al 27 settembre 2020 per visitare la mostra Un artista chiamato Banksy, a Ferrara al Palazzo dei Diamanti.

A Ferrara il Palazzo dei Diamanti presenta la mostra dello street artist inglese, Bansky dal titolo “Un artista chiamato Bansky”, a cura di Stefano Antonelli, Gianluca Marziani e Acoris Andipa. Ideata e prodotta da MetaMorfosi Associazione Culturale, in collaborazione con Ferrara Arte è stata realizzata interamente grazie a opere provenienti da collezioni private (Banksy, non ha nulla a che vedere con l’organizzazione dell’evento, nonostante ne sia stato informato tramite il suo ufficio).

L’ARTISTA MISTERIOSO

Dell’artista misterioso si sa ben poco. Originario di Bristol, classe 1974, inquadrato nei confini generici della street art, Banksy rappresenta il più grande artista globale del nuovo millennio, esemplare caso di popolarità per un autore vivente dai tempi di Andy Warhol.

A parlare, al posto dell’artista inglese che nessuno ha mai visto e di cui nessuno conosce il volto, sono le sue opere. Banksy, infatti, non ha mai rivelato il suo volto, agisce sempre in incognito, ma ha regalato al mondo opere d’arte di inaudita potenza etica, evocativa e tematica.

Il misterioso street artist inglese rappresenta la miglior evoluzione della Pop Art originaria, l’unico che ha connesso le radici del pop, la cultura hip hop, il graffitismo anni Ottanta e i nuovi approcci del tempo digitale, mixandoli con temi dallo straordinario impatto emotivo, dal carattere ribelle e fortemente urbano.

Centrotrenta opere attinte da collezioni provate, dagli inizia gli stencil di oggi

Se dell’artista sappiamo poco, parlano invece molto le sue opere disseminate in varie parti del mondo. Quello di Palazzo dei Diamanti è un imponente evento che riunisce oltre 100 opere originali tra dipinti, serigrafie e stencil, oggetti installativi e memorabilia provenienti da collezioni private che ripercorrono vent’anni di vita, dal 2000 ad oggi. Il percorso espositivo dà conto della sua intera produzione: vent’anni di attività che iniziano con i dipinti della primissima fase della sua carriera, fino agli esiti dello scorso anno con le opere provenienti da Dismaland, come la scultura Mickey Snake con Topolino inghiottito da un pitone. I

l mito di Banksy non sembra conoscere crisi e la profondità del suo straordinario talento conquista sempre più estimatori. Ci sono gli stencil e, ovviamente, le serigrafie che il celeberrimo quanto misterioso artista considera vitali per diffondere i suoi messaggi. Un quadro raccontato esaurientemente in mostra da ricche schede testuali in grado di ricostruire storie, aneddoti, provenienze e relazioni, in un percorso di approfondimento ideato affinché il pubblico possa scoprire l’artista nelle sue molteplici angolazioni.

Per Pietro Folena, presidente di MetaMorfosi, «produrre, aprire e visitare questa mostra dedicata all’approfondimento e alla conoscenza dell’opera dell’artista più controcorrente su scala globale, nei primi giorni della fase 2 è un atto di amore, di coraggio e di speranza nei confronti del valore dell’arte e della cultura, dopo mesi di dolore e di difficoltà»

Tra il 2002 e il 2009 l’artista britannico pubblica 46 edizioni stampate che vende tramite la sua casa editrice Pictures on Walls di Londra. Si tratta di serigrafie che riproducono alcune tra le sue più famose immagini, molte delle quali sono state usate nei suoi interventi all’aperto, che sono diventate “affreschi popolari”.

Oltre trenta serigrafie originali sono state selezionate dai curatori per la mostra ferrarese. Tra queste l’iconica Girl with Balloon, serigrafia su carta votata nel 2017 come l’opera più amata dai britannici, e uno dei pezzi forti Love is in the Air, una serigrafia su carta che riproduce su fondo rosso lo stencil apparso per la prima volta nel 2003 a Gerusalemme sul muro costruito per separare israeliani e palestinesi nell’area della West Bank, che raffigura un giovane che lancia un mazzo di fiori, messaggio potente a un passo dai lanciatori di pietre del palcoscenico più caldo del Mediterraneo.

Presente, con tutti i suoi rimandi all’iconografia rinascimentale reinterpretata e rielaborata secondo la tecnica del “détournement” che ne mette in crisi il significato classico, la Virgin Mary, conosciuta anche come Toxic Mary, una serigrafia su carta del 2003 che secondo alcuni rappresenta una dura critica di Banksy a ruolo della religione nella storia.

«Banksy mette in discussione concetti come l’unicità, l’originalità, l’autorialità e soprattutto la verità dell’opera» spiegano due dei curatori, Stefano Antonelli e Gianluca Marziani «tratteggiando una nuova visione sulla relazione tra opera e mercato, istituendo, di fatto, un nuovo statuto dell’opera arte, una nuova verità dell’arte stessa, ovvero l’opera originale non commerciabile».

L’artista britannico preferisce da sempre la diffusione orizzontale di immagini rispetto alla creazione di oggetti unici. Una lezione mutuata da Andy Warhol, con il suo approccio seriale e l’uso sistematico della serigrafia.

Fondamentali nel percorso espositivo i dipinti realizzati con spray o acrilici su diversi tipi di supporto che raramente si possono incontrare nelle esposizioni dedicate all’artista inglese. Tra questi uno dei suoi primissimi lavori, Lab Rat, realizzato in spray e acrilici su compensato nel 2000, è una delle tante opere “riscoperte” di Banksy: originariamente pannello laterale di un palco allestito presso il festival di Glastonbury, venne dipinto sul posto; il pannello è rimasto poi per anni in un magazzino e alla sua riscoperta nel 2014 è stato autenticato dall’artista.

In mostra anche il CCTV Britannia, spray su acciaio forato del 2009, che trasforma la lancia della figura femminile che personifica la nazione inglese in un supporto per una telecamera a circuito chiuso, messaggio non troppo nascosto contro il controllo esercitato sugli spazi pubblici, luoghi prediletti dall’artista senza volto per il suo agire.

«Banksy supera la stessa arte che finora abbiamo conosciuto. Ne riformula regole, usi e costumi, ricreando una filiera che elimina gli imbuti produttivi del modello tradizionale» spiega Gianluca Marziani «Banksy usa strumenti e materiali che tutti conosciamo, senza perdere aderenza con oggetti fisici e tangibili, con forme semplici e quasi banali, con un mondo lo-fi privo di utopie fantasy. Lo capiscono tutti in quanto usa la grammatica degli oggetti e la sintassi delle storie condivise. Si alimenta di cronaca e realtà, ribaltando storie che toccano l’umanità intera».

Quello del graffitista di fama mondiale è un immaginario semplice ma non elementare, con messaggi che esaminano i temi del capitalismo, della guerra, del controllo sociale e della libertà in senso esteso e dentro i paradossi del nostro tempo. Per la prima volta una mostra esamina le immagini di Banksy all’interno di un quadro semantico che ne veicoli origini, riferimenti, relazioni tra gli elementi e piani di pertinenza. Completano la mostra diversi poster da collezione, le banconote Banksy of England, alcune t-shirt rarissime e i progetti di copertine di vinili.

«Rifiutando di essere rappresentato da una galleria, Banksy continua a infrangere le regole, e in questo modo smaschera il mercato stesso dell’arte» afferma Acoris Andipa «È un peccato che non importi cosa produca l’artista, quanto siano impegnate le opere o il lavoro pubblico che affronta i temi delle inadeguatezze sociali: ciò che interessa la maggioranza delle persone è il suo valore economico».

 

INFO UTILI

Acquisto biglietti online sul sito http://www.palazzodiamanti.it/1231

Palazzo dei Diamanti, riaperto dopo il lungo lockdown, si adegua alle nuove disposizioni anti-Covid con tutte le precauzioni del caso: ingressi contingentati (massimo 15 visitatori ogni 15 minuti), obbligo di mascherina, distanziamento sociale e igienizzazione delle mani con gli appositi disinfettanti che si trovano lungo il percorso.

Apertura straordinaria per il Ferrara Buskers Festival 2020

In occasione della 33° edizione del Ferrara Buskers Festival, da giovedì 27 a sabato 29 agosto 2020, Palazzo dei Diamanti propone l’apertura straordinaria fino alle ore 24.00 (chiusura della biglietteria alle ore 23.30), consentendo al pubblico di visitare la mostra Un artista chiamato Banksy fino a tarda sera. Anche in questa occasione, l’ingresso rimane contingentato ed è quindi consigliata la prenotazione online.