Unioni civili, vent’anni di leggi mai adottate

Unioni civili, vent’anni di leggi mai adottate

01 Aprile 2016 0 Di Rita Dietrich

Unioni civili: oltre vent’anni di leggi e proposte fatte in Parlamento mai approvate che hanno condizionato la vita a più di un milione di coppie di italiani.

Unioni civili, vent’anni di leggi mai approvate

Unioni civili, tutti ne parlano, tutti comprendono da anni che non si può continuare a non riconoscere il “nuovo” stato della famiglia, ma in pochi fino ad oggi hanno avuto il coraggio di affrontare l’argomento.

Tuttavia l’evidente discriminazione fra le coppie sposate e quelle di fatto e, congiuntamente all’incremento di queste ultime, negli ultimi anni ha portato l’attenzione di molti parlamentari sul problema, provocando un acceso dibattito che ormai fra illusioni e speranze si trascina da vent’anni.

Parallelamente le coppie gay, dopo aver vissuto nella clandestinità per intere vite, hanno cercato di cavalcare l’onda per vedere riconosciuto il loro status. Il risultato è stato una miriade di proposte di legge che o sono state insabbiate direttamente dalle commissioni parlamentari, oppure sono state bocciate nelle aule del Parlamento.

Dopo diversi tentativi di disgiungere i destini fra le coppie etero e quelle omosessuali, fra le più salienti proposte sul tema unioni civili c’è stata, durante la XIII legislatura (1996-2001), la bozza di un disegno di legge delle ministre per le Pari opportunità Laura Balbo e Katia Bellillo che mirava a rendere validi i patti tra conviventi circa la divisione dei beni. Il provvedimento, però, affogò prima di giungere in discussione al Consiglio dei Ministri.

 

Unioni civili, dal 1990 esiste il Registro

unioni civili registro

Il registro delle unioni civili

Negli anni Novanta, sulla scia del Parlamento europeo che desiderava parificare coppie omosessuali ed etero, si è riaperto il dibattito anche in Italia, che però ha prodotto solo con la legge  142/90 sulle autonomie locali la possibilità di istituire, per i comuni che fossero interessati, un registro per le unioni civili.

 

Dico travolti dalla caduta di Prodi

A questo punto si salta direttamente ai primi degli anni 2000 che vedono schierarsi nettamente l’intransigenza dei filo-cattolici, appoggiati ovviamente dalla Chiesa, contro i più progressisti, provenienti perlopiù dagli schieramenti di sinistra. Nasce così il disegno di legge dei Pacs  (sul modello francese del Patto civile di solidarietà), che ritradotto in Italia avrebbe preso il nome di Dico. La proposta è stata molto discussa, anche perché fra le firmatarie vi era Rosy Bindi, che non solo ricopriva il ruolo di ministro della Famiglia, ma veniva considerata una “catto-comunista” d’eccellenza.

Dopo l’approvazione del Consiglio dei Ministri nel 2007, a togliere tutti dall’imbarazzo è stata la caduta dell’allora governo Prodi, che ovviamente è affondato portando con sé tutti i suoi disegni di legge.

La discussione però nel frattempo era uscita dai palazzi del potere e aveva invaso le piazze, sia con il Family day, organizzato dal mondo cattolico, sia con il Gay pride, che ha visto riuniti le associazioni gay ed alcuni esponenti della sinistra.

 

Dai DiDoRe alle unioni civili

Dello stesso anno è il debole tentativo dei ministri Rotondi e Brunetta, nel settembre 2008, di introdurre i DiDoRe (Diritti e Doveri di Reciprocità dei conviventi).

Altro salto temporale e si arriva al 2014, con l’allora segretario Pd Matteo Renzi, che diventato poi primo ministro, sfidando la sua alleanza con il centro destra di Alfano,  ha affidato la stesura di un disegno di legge alla senatrice Pd Cirinnà. Ed ecco arrivati ad oggi, con un sì del Senato e un “forse” della Camera.

 

Cosa prevede la legislazione vigente

Quando si parla di coppie di fatto, si intende coppie non riconosciute in senso stretto a causa della mancanza in Italia di una normativa ad hoc. Queste coppie di fatto da decenni sono costrette ad inventare stratagemmi per poter vedere almeno in parte riconosciuti alcuni diritti. Fra quelli più discriminanti si annoverano:

  • l’impossibilità di ottenere la pensione di reversibilità del partner deceduto, nonostante la coppia possa dimostrare di aver avuto un rapporto lungo e consolidato nel tempo;
  • in caso di rottura non vi è nessun obbligo di mantenimento, si può ereditare solo per testamento la cui validità dipende dalla presenza o meno di parenti legittimi;
  • non è possibile scegliere il regime patrimoniale comune dei beni;
  • non si può decidere in merito ad un eventuale espianto degli organi;
  • non è concessa l’adozione di bambini.

Tali limitazioni hanno inevitabilmente così condizionato la vita della coppia, tanto che in molti casi è stato ritenuto necessario ricorrere al matrimonio, soprattutto in presenza di figli naturali.

Chi non ha desistito nella sua scelta di convivere, ha dovuto raggirare la legge inventandosi strategie sempre più complesse che oltre ai testamenti, hanno contemplato polizze vita e pensionistiche, contratti privati stipulati davanti al notaio, e adozioni registrate all’estero.