Venezuela, la catastrofe umanitaria mette in crisi il regime Maduro

Venezuela, la catastrofe umanitaria mette in crisi il regime Maduro

16 Settembre 2018 0 Di Pietro Nigro

Venezuela, soffiano venti di guerra contro il regime umanitario: la comunità internazionale spinta ad agire dalla catastrofe umanitaria provocata dalla crisi economica.

Venti di guerra intorno al Venezuela

Il segretario generale dell'Oas Luis Almagro insieme al ministro degli Esteri della Colombia Maria Angela Holguin in visita ai campi profughi a Cucuta (ph. Oas).

Il segretario generale dell’Oas Luis Almagro insieme al ministro degli Esteri della Colombia Maria Angela Holguin in visita ai campi profughi a Cucuta (ph. Oas).

La grande emergenza umanitaria che affligge il Venezuela scuote la comunita internazionale, che potrebbe passare dalle parole della diplomazia ai fatti dell’azione militare per sgomberare il regime di Nicolas Maduro.

Per ora, gli Usa si limitano a dislocare la grandissima nave ospedale della Marina “nell’emisfero occidentale, per portare soccorso alla Colombia che si sta facendo carico delle massicce ondate di profughi fuggiti dal Paese. Ma è già da un anno che il presidente Usa Donald Trump ha lanciato l’idea, diciamo pure il monito, del ricorso alla “opzione” militare.

Ora, un segnale piuttosto forte dell’evolversi  è arrivato infatti da Luis Almagro, segretario generale della Organizzazione degli Stati Americani (Oas), che ha compiuto un viaggio lungo la frontiera della Colombia per visitare i luoghi in cui si stipano le migliaia di profughi che stanno fuggendo dal Venezuela.

Qui, come accade spesso, Almagro è tornato a puntare il dito contro la dittatura “socialista” di Nicolas Maduro, accusato di aver provocato un disastro economico e una crisi migratoria in tutta la regione.

“La comunità internazionale deve fornire risposte – ha detto Almagro – Non possiamo permettere una dittatura in Venezuela che influisca sulla sicurezza dell’intera regione attraverso il traffico di droga, la criminalità organizzata e la profonda crisi umanitaria che ha creato “.

L”Oas ha votato recentemente una risoluzione con cui è stata contestata la stessa rielezione di Maduro, avvenuta nel corso di elezioni boicottate dalle orze di opposizione, e il leader è stato accusato di aver violato l’ordine costituzionale del suo Paese.

Secondo l’Onu, oramai sarebbero fuggite dalla spaventosa crisi economica e dal regime politico venezuelano non meno di 2,3 milioni di persone, che hanno lasciato tutti i loro averi, e sono scappate, spesso a piedi e senza soldi, e si sono riversate nei paesi limitrofi, in Colombia, l’Ecuador e il Perù.

E qui si è recato Almagro, che ha visitato diversi dei centri in cui si assiepano i profughi ed ha incontrato gli operatori umanitari e i funzionari governativi che stanno fronteggiando l’emergenza profughi.

E dovunque, i profughi venezuelani che hanno incontrato Almagro gli hanno chiesto apertamente di continuare a lavorare per la “liberazione” del Venezuela dalla tirannia.

Altri paesi sudamericani hanno subito dittature anche sanguinose, ha ricordato Almagro, ma il governo di Maduro ha raggiunto limiti mai visti, ed è arrivato ad utilizzare la carestia, la penuria di medicine e derrate alimentari come “strumenti di repressione” per imporre la sua volontà politica.

“E questo è inammissibile – ha detto Almagro – Non si è mai visto in nessuna parte del mondo un governo così immorale che non consente l’ingresso di aiuti umanitari”.

Per intanto, Almagro ha affermato che l’Oas ha istitutito un gruppo di lavoro che esaminerà i modi per aiutare i proughi e e i paesi che li stanno accogliendo.

Ma questa volta Almagro, che è notoriamente uno dei più ieri oppositori di Maduro, è andato oltre, ed ha detto chiaro e tondo che, se pur si proseguono tutti gli sforzi diplomatici per fare pressioni sul regime socialista di Maduro, non si può escludere una azione armata.

“Per quanto riguarda l’intervento militare per rovesciare il regime di Maduro, non penso che nessuna opzione debba essere esclusa – ha detto Almagro parlando ai giornalisti affluiti a Cucuta – Quello che il regime di Nicolas Maduro sta perpetrando sono crimini contro l’umanità, la violazione dei diritti umani e la sofferenza delle persone che sta inducendo un esodo. Le azioni diplomatiche dovrebbero essere la prima priorità, ma non dovremmo escludere alcuna azione”.

Usa, Trump pensa all’invasione e manda la nave ospedale in Colombia

Non è chiaro se l’annuncio di Almagro sia avvenuto d’intesa o meno con gli Stati Uniti, che pure fanno parte dell‘Oas. Ma è da oltre un anno che si inseguono voci su un possibile interesse di Donald Trump ad una invasione militare del Venezuela.

Da ultimo, qualche giorno fa, è stato il New York Times a riferire di vari incontri segreti che l’amministrazione Trump avrebbe avuto con ufficiali militari venezuelani e con ribelli, per esaminare eventuali piani per rovesciare il regime di Maduro.

Incontri che si sarebbero svolti almeno negli ultimi dodici mesi, e che sarebbero stati organizzati per aprire e mantenere un canale di collegamento clandestino tra Washington e e i cospiratori Venezuelani.

Un’operazione molto azzardata, se si pensa che da sempre gli Stati uniti hanno partecipato in qualche modo a tante cospirazioni, ribellioni e colpi di stato in tutto il centro e sud America, e che riporterebbe dunque le lancette dell’orologio agli anni – e alle paure – della Guerra fredda.

Forse per questo, la linea adottata dall’amministrazione Trump è almeno per ora di cautela. La Casa Bianca, infatti, preerisce comunicare ufficialmente che è importante impegnarsi in “un dialogo con tutti i venezuelani che dimostrano il desiderio di democrazia” per “portare un cambiamento positivo in un paese che ha sofferto così tanto sotto Maduro”.

Intanto, gli Stati Uniti iniziano a muoversi per fronteggiare la crisi umanitaria. Il Ministero della Difesa Usa ha annunciato, infatti, che la nave ospedale della Marina americana Comfort nell’autunno di quest’anno sarà ridislocata nell’emisfero coccidentale.