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Vertice del Centrodestra, Salvini va a Canossa e si inchina a Berlusconi

Vertice del Centrodestra Matteo Salvini (Lega), Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia) e Silvio Berlusconi (Forza Italia) a Villa San Martino, Arcore, Milano - 7 gennaio 2018 (Foto: Silvio Berlusconi su Twitter)

Vertice del Centrodestra ad Arcore, Salvini va a Canossa e si inchina a Berlusconi sulla spartizione delle poltrone. Liberi e Uguali, Grasso batte un colpo e parla di programmi.

Vertice del Centrodestra, Salvini va a Canossa

TICE CENTRODESTRA, SALVINI VA A CANOSSA E SI INCHINA A BERLUSCONI.
40, 35, 15 e 10. E’ la quaterna estratta ad Arcore al termine del vertice del Centrodestra, di fatto una riunione conviviale tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Sono le percentuali dei collegi uninomilali che si sono spartiti Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e i convitati di pietra della cosiddetta “quarta gamba”, ovvero i post democristiani, i post alfaniani i sempreverdi acchiappapoltrone, il peggio del peggio del trasformismo cattolico.

Finisce in gloria, dunque, la rimpatriata di Arcore, con Salvini che – come ampiamente prevedibile – va a Canossa e si inchina alla volontà dell’antico Signore. Non riecheggiano nelle stanze berlusconiane i ruggiti circensi del Leader della Lega. Accetta tutto, Salvini, in nome dei collegi uninominali e delle relative poltrone da accaparrarsi.

Accetta anche di partecipare in quota-parte all’obolo in collegi da riservare ai vari Maurizo Lupi, Roberto Formigoni, Clemente Mastella, Paolo Cirino Pomicino, Raffaele Fitto, al “traditore” leghista Flavio Tosi e compagnia bella.

Non batte ciglio – Salvini – di fronte all’idea di fare squadra con costoro. E rinuncia anche all’appuntamento col notaio al quale avrebbe dovuto partecipare anche il Pregiudicato Frodatore dello Stato allo scopo di siglare un patto scritto di fedeltà al Centrodestra.

Si ripete il copione, insomma, con Moralizzatore leghista e Frodatore forzista ancora una volta appassionatamente insieme.

Sullo sfondo lo specchietto per le allodole leghiste è rappresentato dal futuro possibile di Roberto Maroni, il governatore della Lombardia che non si ricandiderà. Per lui lasciano intravedere la possibilità di finire a Palazzo Chigi…

Delirio post natalizio e nulla più. Possono permetterselo il Leghista e il Forzista ben sapendo di disporre di un proprio corpo elettorale molto scadente dal punto di vista etico-morale. Lo so, è un giudizio di valore – questo – che molti certamente mi contesteranno ritenendolo non politically correct. Invocheranno Voltaire…

Ma è un giudizio di valore che rilancia fedelmente l’immagine e lo spessore intellettuale di quanti accettano che un Pregiudicato possa guidare un Partito e una Coalizione.

Naturalmente tra raffinate stoviglie e gustosi manicaretti appena sfiorato il confronto sul programma già peraltro noto per sommi capi.

Liberi e uguali, Grasso batte un colpo

Roberto Speranza, Pippo Civati e Nicola Fratoianni danno vita con Pietro Grasso al Partito unico della Sinistra (ph. LaPresse).
Roberto Speranza, Pippo Civati e Nicola Fratoianni danno vita con Pietro Grasso al Partito unico della Sinistra (ph. LaPresse).

Altra musica dalle parti di Liberi e Uguali. Pietro Grasso batte un colpo, espone i contenuti programmatici della nuova Sinistra e ribadisce la netta chiusura al Centrodestra e al Pd renziano.

Molti i punti programmatici in comune con il M5s. A tal proposito qualcuno ricordi a Luigi Di Maio che il silenzio talvolta è d’oro

Per il M5s non è Liberi e Uguali il nemico da battere. Ragion per cui il Leader pentastellato poteva risparmiarsi l’uscita odierna contro Laura Boldrini. L’attaccare possibili alleati rischia di esporre alla stessa figuraccia rimediata oggi ad Arcore da Matteo Salvini. Lo tenga ben presente Di Maio…