Viaggio a Cuba, prima che sia troppo tardi

06 Agosto 2016 0 Di Patrizia Russo

Cuba, dopo le visite di Papa Francesco e di Barack Obama, aprirà le frontiere della Repubblica socialista al mondo dopo 50 anni di isolamento che hanno fermato il tempo.

Viaggio a Cuba prima che sia troppo tardi

Cuba l’isola più grande, più sognata e più visitata dei Caraibi. Grazie alle recenti vicende internazionali, la storica visita di Papa Francesco e di Barak Obama, presto si apriranno le frontiere di questa repubblica socialista.

L’isolamento durato circa 50 anni le ha consentito di fermare il tempo e di conseguenza mantenere una sua fortissima personalità e un personalissimo fascino demodè. Come viaggiatori ci auguriamo che Cuba e i cubani abbiano finalmente lo sviluppo desiderato, certo, quello che però ci auguriamo, è che non perda la sua aria unica che si respira attraversandola.

Leggendo di Cuba molto è orientato su L’Avana e Varadero, ma l’isola è molto altro. Certo L’Avana ha un fascino struggente con i suoi bellissimi palazzi in stile coloniale nella loro incantevole decadenza e le auto d’epoca, come Cadillac e Pontiac, che sfrecciano sul Malecom il suggestivo e lunghissimo lungomare. Ma oltre l’Avana c’è un mondo da scoprire.

Alcuni dei miei posti preferiti sono la valle di Viñales con la sua natura lussureggiante e le passeggiate a cavallo tra le piantagioni di tabacco, quelle in cui ancora oggi si fanno i famosi sigari.

Trinidad la città più antica dell’isola, risale al 1500, ti accoglie in tutta la sua bellezza. Le stradine intorno al centro, le piazze irregolari e le sue case, perfettamente allineate, dai tanti colori diversi che si accostano l’un l’altra in un disordine perfetto di mille sfaccettature, si è mantenuta intatta, una finestra sul passato. È bellissimo perdersi tra le sue stradine acciottolate e tra i tanti negozietti di artigianato locale.

Cienfuegos una città poco turistica chiamata la Perla del sur. Inserita anch’essa, come Trinidad, dall’Unesco tra i luoghi patrimonio dell’umanità, ha origine francese ed caratterizzata da un alto numero di bellissimi edifici neoclassici.

E Playa Ancon una spiaggia cristallina vicino a Trinidad meno frequentata delle più note spiagge dell’isola e per questo più affascinante: mare fantastico, km di spiaggia bianchissima e confort quali un bagnino improvvisato insegnante di salsa sulla spiaggia e un mojito sotto l’ombrellone.

A Cuba orientarsi non è facile, non ci sono cartelli stradali e non ci sono insegne pubblicitarie. Considerando da quanti annunci siamo bombardati quotidianamente nella maggior parte del mondo, è sorprendente vedere che a Cuba gli unici cartelli pubblicitari riguardano la propaganda: immagini di Fidel Castro, Che Guevara e di altri leader comunisti oltre a frasi e messaggi che veicolano il pensiero comunista e socialista.

 

Le multinazionali come McDonald e Starbucks non esistono, molti abitanti non ne hanno mai nemmeno sentito parlare, ma poco importa. È bellissimo imitare Hemingway:

My mojito in La Bodeguita, My daiquiri in El Floridita!

Ma Cuba sono soprattutto i cubani. Persone sempre sorridenti, molto accoglienti che nonostante abbiano poco (spesso il sussidio statale basta solo fino a metà mese) hanno sempre voglia di ballare e cantare. In ogni angolo dell’Avana e in ogni locale c’è un complessino che suona e canta musica dal vivo. Non è raro vedere ballerini e complessi musicali improvvisati per strada.

L’accoglienza che ho ricevuto nel mio tour dell’isola è stata una delle più gentili e calde che io abbia mai incontrato in un viaggio. Specialmente se si decide di dormire nelle case particular, alcune sono coloniali, con bei porticati e un’atmosfera di quiete assoluta. Sarete accolti calorosamente spesso da tutta la famiglia che vorrà parlare con noi anche se loro non conoscono l’inglese e voi non parlate una parola di spagnolo, ma magicamente ci si capisce!

È bello entrare in una casa locale, condividere, anche se solo per qualche ora, le loro abitudini, gustare una specialissima colazione preparata appositamente con succo di frutta tropicale (papaya, ananas, mango, goiaba), caffè, pancake e uova strapazzate fatte dalla mamma di famiglia e non dal cuoco di turno.

Certo bisogna rinunciare alla stanza confortevole, ai camerieri in divisa e ad altre comodità, ma il sorriso, la disponibilità e l’accoglienza genuina ricevuta, oltre ad un bicchierino di “vitamina R”, il famoso rum cubano, come viene chiamato dai locali, accompagnato da un ottimo sigaro, chiacchierando in famiglia, faranno dimenticare tutte le comodità.

Se si decide di effettuare un viaggio a Cuba e di organizzarlo in autonomia non dimenticate di scegliere una guida locale che vi farà scoprire, grazie al suo racconto, il vero volto di Cuba, di portare con voi vestiti, saponette, medicinali e altri oggetti che nel nostro paese compriamo facilmente, ma che invece lì sono un lusso. La nostra valigia al ritorno sarà più vuota e ci sarà posto per i souvenir.

E un ultimo consiglio: visitatela il prima possibile, prima che arrivino le multinazionali, le nostre mode e prima che il Paese cambi. Se in meglio o in peggio non possiamo saperlo quello che sappiamo è che cambierà, speriamo solo che non smetta di stupirci ancora!