XVIII Legislatura al via all’insegna della grande confusione

XVIII Legislatura al via all’insegna della grande confusione

23 Marzo 2018 0 Di Marino Marquardt

All’ordine del giorno le elezioni dei presidenti di Camera e Senato. Ma manca l’accordo 

XVIII legislatura al via all’insegna della grande confusione

Dal mare aperto delle trattative al chiuso di un Parlamento in stand-by. In un quadro politico di estrema incertezza riaprono le Aule di Montecitorio e di Palazzo Madama. E’ un clima di tutti contro tutti quello che oggi troveranno in Senato e alla Camera dei Deputati riconfermati e neo parlamentari.
Una atmosfera avvelenata con sullo sfondo il narcisismo frustrato di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi, i timori dei neoeletti di perdere in caso di voto anticipato lo scranno senza fatica alcuna appena conquistato, la preoccupazione dei due leader usciti vincitori dalle urne – Luigi Di Maio e Matteo Salvini – di compromettere il fresco successo con uno o più errori fatali.

Dal no del M5s a Bersani alle devastazioni renziane

Inutile dire che questa XVIII Legislatura parte trascinandosi sul groppone i guai di quella appena archiviata. Guai derivati dall’originario, infantile, gretto e dogmatico rifiuto del M5s di tendere la mano a Pierluigi Bersani e dalle conseguenti devastazioni sociali compiute dai governi guidati da Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Ma tant’è, il passato è passato, inutile recriminare.

Berlusconi chiama, Di Maio rifiuta l’incontro

Giochi aperti, dunque, con l’ammaccato e annebbiato Frodatore di Arcore che vuole riguadagnarsi la scena. Dopo gli insulti ora vorrebbe incontrare Di Maio. Da applausi il netto rifiuto del candidato premier Cinquestelle.
Intanto sì tiene alla larga Matteo Salvini dal caos sull’asse Arcore-Palazzo Grazioli e dalla lotta tra ripescati fidati antichi consiglieri e recenti consigliori berlusconiani prossimi alla tottamazione, Il leader della Lega resta silente. Appagato dalla candidatura di Massimiliano Fedriga alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia e dalla idea di poter così conquistare un’altra fetta di territorio, Salvini dà l’impressione di voler guardare al futuro più che al presente. E lascia il vecchio Silvio libero di sbracciarsi e di agitarsi a proprio piacimento.

Renzi prova a tornare in partita

Dalle parti del Nazareno, intanto, c’è anche l’ex Capo Scout della provincia toscana che dopo giorni di assordanti silenzi vorrebbe tornare in partita. Porta in dote i fedelissimi del Senato da Lui stesso fatti eleggere. Attorno al Ragazzo di Rignano pare si stia facendo terra bruciata. Lo stesso Maurizio Martina pare non goda più della piena fiducia dell’ex leader disarcionato dalle urne. Di qui la necessità di Renzi di battere un colpo. Lo fa in un partito – il Pd – senza più bussola, lacerato tra renziani e antirenziani, indeciso tra l’eventuale abbraccio col Centrodestra o col M5s. In totale confusione, gli psichiatri – se consultati – sentenzierebbero che il Pd al momento non è in grado né di intendere e né di volere…
Riepilogando: alla vigilia dei primi voti per i presidenti di Camera e Senato si è rotto l’accordo che sembrava raggiunto tra Cinquestelle e gruppi di Destra. La miccia? Il Centrodestra ha insistito su Paolo Romani, l’ex ministro condannato per peculato. Nome bocciato dal M5s. Di fronte all’impasse era stato stabilito che i capigruppo avessero continuato le trattative al fine di individuare un nome di garanzia per tutti. Ma di fronte a questa nuova ipotesi il Frodatore di Arcore ha preteso di incontrare il leader M5s. Luigi Di Maio ha rifiutato il téte a téte. Indispettito, l’Immarcescibile ha fatto saltare la trattativa. E’ la storia, è la puntata di ieri
Domande: Ma nel Centrodestra comanda Salvini o Berlusconi? Possibile che Forza Italia non riesca a trovare tra le sue fila un incensurato da proporre alla presidenza del Senato?