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Foggia, cattedrale occupata dagli immigrati per protesta

Foggia, cattedrale occupata per protesta dagli immigrati che vivono nella bidonville di San Severo: chiedono al vescovo di mediare con la Regione Puglia.

Foggia, cattedrale occupata per protesta dagli immigrati che vivono nella bidonville di San Severo: chiedono al vescovo di mediare con la Regione Puglia.

Foggia, cattedrale occupata dagli immigrati

Cattedrale occupata, questa mattina a Foggia, dagli immigrati di origine africana che vivono nel Gran Ghetto, la bidonville abusiva di San Severo e che chiedono al vescovo Vincenzo Pelvi di fare pressioni sulla Regione Puglia. Motivo della protesta, il blocco della fornitura d’acqua alla bidonville.

I 200 immigrati, tutti braccianti che lavorano nelle campagne foggiane, hanno occupato pacificamente la cattedrale, presentandosi in chiesa con cartelli e striscioni, e si sono anche seduti a seguire il rosario.

Destinataria della protesta, la Regione Puglia, che gli immigrati accusano di non aver rispettato gli accordi presi quest’estate. Il 31 luglio, infatti, con la Regione è stato sottoscritto un accordo che prevedeva sia il ripristino della fornitura d’acqua, tagliata perché l’insediamento è abusivo, sia l’avvio della regolarizzazione dei braccianti e il riconoscimento di diritti sindacali dei lavoranti agricoli africani che lavorano soprattutto nella raccolta del pomodoro, oltre a misure per reperire alloggi ed abitazioni e per organizzare trasporti locali per i braccianti.

A guidare la protesta nella cattedrale occupata dai braccianti, l’Unione sindacale di Base, che ha anche reso note le motivazioni della protesta.

“Il 31 luglio, a seguito di una manifestazione con astensione dal lavoro dei braccianti – ha spiegato l’Usb – mentre il presidente della Regione Michele Emiliano ci privava dell’accesso all’acqua potabile rendendosi irreperibile alle nostre richieste di confronto, l’assessore regionale al lavoro, Sebastiano Leo, l’assessore alle politiche agricole, Leonardo Di Gioia, e il segretario della Presidenza Regionale Roberto Venneri si erano impegnati con una delegazione degli oltre 2000 lavoratori ad avviare un processo che poneva al centro non solo la fornitura dell’acqua potabile, ma anche i diritti sindacali e l’inserimento abitativo dei braccianti”.

“Mentre sollecitavamo la Regione ad applicare integralmente quell’accordo – hanno detto i braccianti – ci è stata tolta di nuovo, dal 13 settembre, l’acqua da bere per costringerci ad andare via, per impedirci di vivere dove lavoriamo. Ci negano l’acqua in nome della legalità”.

I braccianti che si sono recati in chiesa hanno chiesto l’intervento del vescovo di Foggia, Monsignor Pelvi, a cui è stato chiesto di voler mediare con la Regione.

“Noi siamo tutti braccianti ed agricoltori – ha spiegato ai giornalisti di Foggia Today Aboubakar Soumahoro, referente della USB – E non viviamo nemmeno negli spazi dell’ex Ghetto. Negli spazi posti sotto sequestro non abbiamo mai messo piede. Siamo qui per essere ascoltati e perché i nostri diritti di lavoratori vengano riconosciuti”.

Gli immigrati di origine africana, che rappresentano la gran parte dei braccianti utilizzati nei campi della Capitanata, hanno creato negli anni una enorme bidonville nelle campagne di San Severo, diventata tristemente nota con il nome di Gran Ghetto, ed a cui la Regione ha recentemente tagliato le forniture idriche.

Gli immigrati nella Cattedrale occupata hanno anche citato Papa Francesco, la cui Chiesa “è una delle poche istituzioni che ha saputo parlare il linguaggio degli ultimi”.