Autorizzazzione a procedere contro Salvini. Il M5s si gioca l’anima

Autorizzazzione a procedere contro Salvini. Il M5s si gioca l’anima

31 Gennaio 2019 0 Di Marino Marquardt

Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Dubbi quasi amletici. Gli interrogativi in questi giorni tempestano le teste dei Cinquestelle.

“Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?” I Cinquestelle devono interrogarsi

Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo? Le risposte ai dilemmi politico-esistenziali  costeranno ai Cinquestelle – o regaleranno agli stessi – ben più di un fiorino, l’ormai mitico balzello richiesto dal ripetitivo gabelliere a Massino Troisi e a Roberto Benigni nel film “Non ci resta che piangere”.

Il costo o il regalo dipenderà dalla risposta che Luigi Di Maio e compagnia bella daranno alla richiesta di autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini per sequestro di persona, richiesta – come è noto – avanzata dal Tribunale dei Ministri di Catania

Il via libera o il disco rosso al processo contro il Socio di Governo ai Cinquestelle nel primo caso – il No – costerà la faccia, la perdita di credibilità e il tradimento della propria recente storia; nel secondo caso – il Sì – restituirà al Movimento l’antico orgoglio scheggiato dalle esitazioni di questi giorni e regalerà ad esso il rinnovo della patente di guida politica etico-morale del Paese.

Ma prima di decidere cosa votare, a Di Maio e ai Suoi occorrerebbe un atto preliminare.

Prima di pronunciarsi nella Giunta del Senato per le autorizzazioni a procedere se mandare o no a processo il Leader della Lega, i Cinquestelle dovrebbero dedicarsi a sedute di autocoscienza, dovrebbero riflettere e confrontarsi al loro interno sul patrimonio valoriale che li muove. E decidere una volta per tutte chi sono e cosa vogliono fare da grandi.

Un soggetto politico non può fondarsi soltanto sull’istintività, non può essere un concentrato emozionale, non può trarre la propria spinta da parole d’ordine che prima o poi rivelano la propria fallacia perché non supportate da una solida architettura politico-culturale.

Senza una precisa bussola valoriale, senza un Pensiero non si va da nessuna parte, ci si perde.

Non si può essere angeli e demoni allo stesso tempo. E Jeckill e Hyde sono morti…

Qualcuno lo riferisca a Luigi Di Maio & affiliati.

Da capitano a capitone. Matteo Salvini – secondo Dagospia – è terrorizzato dalla Legge Severino, la spada di Damocle che gli ha fatto cambiare idea sulla sfida ai giudici

Detto ciò – una volta archiviata la vergognosa vicenda Sea Watch – circola un interessante teorema sul caso Diciotti, la nave italiana della Guardia costiera lasciata nell’agosto scorso per giorni al largo col suo carico di disgraziati, episodio per il quale è stato richiesto di mandare a giudizio Salvini.

E’ un teorema degno di attenzione che espone Dagospia.

Secondo la versione del Sito sarebbe stata la Ministra-avvocato Giulia Bongiorno a suggerire l’inversione di rotta a Salvini.

Dal “Sono qui, processatemi” al “Non voglio essere processato”.

La nuova intenzione del vicepremier leghista è stata resa nota – come è noto – attraverso una lettera al Corriere della Sera. Una missiva a firma Salvini ma scritta – sostiene Dagospia – dalla Bongiorno.

La Ministra avrebbe convinto Salvini attraverso l’illustrazione delle conseguenze di una eventuale condanna in primo grado in base alla Legge Severino. Salvini – in sostanza – avrebbe rischiato lo stop alla carriera parlamentare avrebbe fatto la stessa fine di Silvio Berlusconi.

Una volta preso coscienza del rischio, il Leader leghista – pur non dandolo a vedere – sarebbe angosciato.

“Da capitano a capitone”, ironizza Dagospia.

Salvini angosciato anche perché la Bongiorno gli avrebbe comunicato la sua principale  preoccupazione.

La Ministra-avvocato teme che il Tribunale dei Ministri di Catania sia in possesso di argomenti piuttosto validi contro il vice premier. Non si spiegherebbe altrimenti – secondo la Bongiorno – la diversità di vedute con la Procura della stessa città che aveva chiesto l’archiviazione del caso. La procura di Catania è guidata da Carmelo Zuccaro, quello della guerra alle Ong… E la Diciotti – giova sottolineare – è nave della Marina italiana e non Ong…

M5s e la strategia del ragno…

In questo quadro, il M5s punterebbe a prender tempo, ad fare allungare i tempi del voto nella Giunta del Senato per rosolare l’invadente Socio di Governo fino alla vigilia delle elezioni europee. Sui tempi protocollari si tratterebbe di rendere possibile lo slittamento di un mese. E ciò è possibile dal momento che il regolamento prevede una proroga dei tempi – 30 giorni – in casi eccezionali

A rafforzare la strategia pentastellata vi sarebbe anche la convinzione che il Capo dello Stato Sergio Mattarella mai e poi mai consentirebbe lo scioglimento delle Camere in periodo elettorale.

Chiacchiere, spifferi, tastiere in libertà? Mah! Chi vivrà vedrà…

31/01/2019   h.16.15