Brexit, Regno Unito e Unione europea vanno dritti verso il no deal

Brexit, Regno Unito e Unione europea vanno dritti verso il no deal

11 Dicembre 2020 0 Di Pietro Nigro

Si fa sempre più probabile il no deal, la Brexit senza accordo tra Regno Unito e Unione Europea. Lo dicono anche Johnson e la von der Leyen.

Brexit, sempre più vicino il divorzio senza accordo tra Europa e Regno Unito

Manca pochissimo tempo ormai al divorzio definitivo tra Unione europea e Regno Unito, insomma la Brexit decisa dal referendum votato dai sudditi di Sua Maestà che ha preso ufficialmente il via il 1 gennaio di quest’anno.

E sembra sempre più probabile che quel divorzio sarà “no deal”, insomma senza accordo, o meglio sena quelle regole che i due partner dovrebbero concordare come gestire un bel po’ di questioni di comune interesse, a cominciare dai quasi mille miliardi di dollari di scambio tra le due aree.

E ciò, nonostante i dodici mesi di transizione in cui il Regno è rimasto “parcheggiato” nell’Unione doganale e nel Mercato unico e che stanno per finire. Insomma, vero che c’è l’epidemia Covid-19 in atto, ma è altrettanto vero che le trattative tra Londra e Bruxelles si sono trascinate invano e sono finite in un cul de sac da cui nessuno sembra poter uscire.

In pratica, le due parti non hanno ntrovato alcun accordo su nessuna delle materie oggetto di trattativa, con il rischio di danni incalcolabili per entrambe le economie e per le ripercussioni ancor più imprevedibili sui mercati finanziari e sugli scambi e le linee di approvvigionamento attraverso l’intero continente.

Ma ormai a parlare apertamente di “no deal” sono gli stessi protagonisti delle trattative. Da ultimo, oggi, lo hanno ammesso apertamente il premier britannico Boris Johnson e il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Johnson e von der Leyen hanno concesso ai funzionari negoziatori un altro paio di giorni, che scadono domenica sera, per sbloccare la situazione almeno sui diritti di pesca, che interessano all’Irlanda e ancor più ai francesi, e sulle richieste dell’Ue di cui la Gran Bretagna dovrebbe farsi carico a separazione avvenuta.

Ma ormai, pare chiaro che anche il weekend passerà inutilmente, anche perché Johnson non ha alcuna intenzione di tornare a Londra con un bel pacchetto di “oblighi” di varia natura da “subire”.

Sembra molto, molto probabile che dovremo cercare una soluzione, ma anche in caso di no deal l’avvenire sarà comunque meraviglioso per il Regno Unito, saremo in grado di fare esattamente quello che vogliamo dal 1 ° gennaio, anche se ovviamente sarà diverso da quello che ci siamo prefissati di raggiungere” ha dichiarato oggi Johnson ai giornalisti che lo seguivano in una visita in Inghilterra del nord. Anche perché, per fargli cambiare idea servirebbe un grande quanto improbabile cambiamento delle posizioni di Bruxelles

Von der Leyen: C’è una alta probabilità di Brexit no deal

E la Von Der Leyen sarebbe arrivata più o meno alla stessa conclusione, sebbene non lo abbia detto in pubblico ma “solo” ai capi di governo che si sono riuniti oggi a Bruxelles per l’aggiornamento sulla situazione più rapido che si ricordi. Anche perché di cose da dire, la presidente della Commissione europea non ne aveva molte.

Sostanzialmente, pare che la von der Leyen abbia dovuto ammettere che i progressi sono stati talmente pochi, che c’è un’alta probabilità che il primo gennaio scatti il divorzio “no deal”.

A quanto ha riferito un funzionario della Commissione alla Reuters, infatti, la numero uno della Commissione avrebbe detto ai 27 che le prospettive di un accordo con il Regno Unito sarebbero “peggiorate”: “La probabilità di un no deal è superiore a quella di un accordo”.

E poco prima, in un tweet, aveva scritto che, se anche un accordo si riuscirà a trovare, non c’è “nessuna garanzia” che si riesca a farlo entrare in vigore in tempo utile. Per questo “dobbiamo essere preparati anche alla possibilità che non ci sia alcun accordo in vigore il primo gennaio prossimo” e quindi oggi “presentiamo le misure contingenti” da applicare in questo caso.

Tra gli altri, anche il premier Giuseppe Conte ha dovuto ammettere che ci sono ancora questioni fondamentali ma del tutto irrisolte nei colloqui che si sono tenuti finora.

“Il tempo sta finendo e dobbiamo prepararci per una Brexit traumatica”, ha detto Conte, che in pratica ha ammesso che le trattative sono arrivate a un punto di rottura.

E l’unico altro premier che ha preso la parola, l’irlandese Michael Martin, non ha potuto fare altro che lodare il vicepresidente della Commissione Ue, Maros Sefcovic, ed il ministro britannico Michael Gove, per aver portato in qualche modo a termine l’attuazione dell’accordo di divorzio.