Capodanno forzato in Uk: ancora caos per i voli aerei

Capodanno forzato in Uk: ancora caos per i voli aerei

31 Dicembre 2020 0 Di Claudia Svampa

Vacanze forzate di Natale e Capodanno nel Regno Unito. Non é il titolo di un cinepanettone di Vanzina ma, al contrario, per molti italiani lontani da casa, il docufilm degli ultimi dieci angoscianti giorni passati a rincorrere i voli aerei. Regia del governo Conte. Guest star l’inflazionata pandemia da Covid19, versione oltremanica. 

È di fatto ancora caos nei cieli d’Europa, martoriati dalla paludosa contagiosità della variante virale inglese . Ed é ancora un incubo riuscire a volare per molti passeggeri italiani, vittime collaterali dello stop ai voli da Londra, a seguito dell’annuncio il 19 dicembre di una mutazione locale del Sars-CoV2. 

Centinaia di connazionali, non ancora rientrati nel proprio paese o bloccati in Italia in attesa di rientrare nel Regno Unito, inseguono ormai da giorni  prenotazioni multiple con tutte le compagnie disponibili, senza però riferimenti certi su partenze e arrivi, muovendosi attraverso un percorso web ad ostacoli, tra voli spostati o cancellati, aeroporti attrezzati per i tamponi all’arrivo,  caccia al tesoro per la reperibilità dei test antigienici prima della partenza, modulistiche on line e autodichiarazioni cartacee avviluppate da una burocrazia fantozziana. Il tutto mentre gli scali aeroportuali appaiono deserti e gli aeromobili di molte compagnie restano fermi a terra. 

 

Chiudere i voli:  la prima ordinanza del ministro Speranza

Tutto ha avuto inizio sabato 19 dicembre, quando  il Regno Unito ha reso nota una variante virale Sars-CoV2 , probabilmente più contagiosa anche se  non più grave rispetto alla precedentemente. La nuova mutazione,  sequenziata dai britannici, sembra sia iniziata a circolare già nel mese di settembre scorso nel sud est dell’Inghilterra, e anche grazie alle locali  misure di contenimento generalmente blande, avrebbe cominciato a infettare rapidamente la popolazione. Ciò che però ha allarmato i governi europei sono state le parole del ministro della salute Matt Hancock che, in un’intervista a Sky, ha definito le misure restrittive adottate dal premier Boris Johnson più che mai necessarie «per controllare la nuova variante la cui diffusione era fuori controllo».

Così il giorno successivo, senza alcun preavviso, il governo italiano, rincorrendo ancora una volta l’emergenza e non la pianificazione,  ha attuato lo stop del traffico aereo da e per il paese di Sua Maestà. Blocco deciso nel volgere di poche ore con un’ordinanza a firma del ministro della salute Roberto Speranza di concerto con i ministri degli esteri Luigi Di Maio e dei trasporti Paola De Micheli. L’ordinanza é stata annunciata via twitter da Di Maio nel primo pomeriggio e confermata con validità immediata via facebook da Speranza poche ore dopo, impedendo di fatto la partenza anche ai passeggeri che stavano imbarcando. E lasciando a terra migliaia di italiani in estrema difficoltà o in totale solitudine tra Natale e Capodanno. 

Riaprire i voli:  la seconda ordinanza del ministro Speranza

Il contrordine arriva però tre giorni dopo, il 23 dicembre nel tardo pomeriggio, a firma dei triumviri Speranza, Di Maio e De Micheli. La nuova ordinanza di fatto non annulla la prima, lo stop ai voli da e per il Regno Unito fino al 6 gennaio 2021. Ma la «integra» per usare un eufemismo, con categorie di cittadini italiani cui é consentito partire, e modalità attraverso le quali é concesso. Il permesso al rimpatrio, secondo l’ordinanza, viene allora accordato ai cittadini «con residenza anagrafica in Italia, ovvero che hanno un motivo di assoluta necessità». Le modalità richieste sono doppio tampone, 72 ore prima della partenza e in arrivo all’aeroporto di destinazione, più isolamento fiduciario di 14 giorni presso il proprio domicilio. 

Ad eccezione di Aeroporti di Roma, che quanto a corridoi Covid-free potrebbe costituire un modello di eccellenza da esportare nel mondo, l’ordinanza sembra non considerare che gli altri scali aeroportuali non sono  più sanitariamente attrezzati per effettuare i tamponi all’arrivo, dunque le compagnie aeree non sono tecnicamente in grado di garantire i voli. 

Ancora una volta un’ordinanza, che tenta di portare ordine nel caos generato, viene concepita già mutilata dall’applicabilità normativa. Siamo al 24 dicembre, la vigilia di Natale, solo l’aeroporto di Roma Leonardo da Vinci é pronto e attrezzato per ricevere i passeggeri del volo Alitalia AZ203 che sono riusciti a partire da dall’aeroporto di Heathrow alle 11,55. L’altro unico volo operativo Alitalia con il Regno Unito é quello della tratta opposta, l’AZ202 da Roma-Londra delle 9,25. Al momento la compagnia aerea conferma l’operatività di entrambi i collegamenti anche per il mese di gennaio 2021. L’arrivo a Roma dei passeggeri é perfettamente organizzato, con dodici box adibiti a eseguire i test in tempi rapidissimi, informazioni chiare, percorsi rapidi e sicuri, e non ultimo, un’accoglienza calorosa con panettone e spumante per i fortunati che sono riusciti a rientrare a casa prima del Natale.

Sarà proprio l’inapplicabilità della norma sul territorio nazionale a far si che alcuni scali, sprovvisti di controlli sanitari all’arrivo, demandino al buonsenso l’effettuazione del test una volta giunti a domicilio, mentre altri cancellano i voli. Arrivati ormai a Capodanno le norme imposte dal decreto si traducono nella libera interpretazione. Cui forse farà seguito anche questa volta la libera circolazione della variante virale. 

The terminal:  lo stallo aeroportuale dei dimenticati all’estero. 

Come nel film drammatico diretto da Steven Spielberg, The Terminal, il protagonista Tom Hanks si ritrova a dover vivere per giorni, e poi mesi, in aeroporto, con la necessità di dormire e mangiare, così  molti cittadini italiani si sono di fatto ritrovati privati della possibilità di far ritorno a casa, non per un colpo di stato nell’immaginario paese di Krakozhia ma per un’ordinanza pubblicata in gazzetta ufficiale  nella democratica Repubblica italiana. Anche dopo la seconda ordinanza non bastano i soli requisiti anagrafici per poter aver certezza di varcare la frontiera. Bisogna avere anche parecchio denaro e parecchia fortuna. Il primo serve per prenotare più voli nei giorni a seguire, soprattutto con le compagnie low cost, ma anche con British Airways, a causa dei continui annullamenti. Senza contare i mezzi di sostentamento per soggiornare all’estero in maniera imprevista. Cui vanno aggiunti i costi dei tamponi (dai 40 ai 200 pound)  che scadono dopo 72 ore se non si vola, e quelli dei trasporti da e per l’aeroporto. 

La fortuna é indispensabile invece per poter incrociare tutte le variabili imposte dal contesto e ottenere un esito positivo con partenza e arrivo a destinazione.

Eppure tra gli italiani  bloccati in UK ben pochi  sono imprenditori di successo o fortunati rampolli di famiglie abbienti. La maggioranza sono studenti con prestito d’onore, o lavoratori che con la pandemia o la Brexit hanno visto indebolirsi le prospettive lavorative e deciso di rimpatriare. Per questo motivo molti connazionali restano ancora in stallo in Uk, prigionieri del vai e vieni verso gli aeroporti o accampati in case di amici e conoscenti. Che disperatamente continuano a lanciare sui social il loro appello alla ricerca di certezze di voli economici, di tratte percorribili, di luoghi dove fare il tampone a prezzi calmierati o di modulistica da compilare e norme sull’isolamento fiduciario da attuare al rientro a casa.

#riportateciacasa l’SOS via Facebook degli italiani bloccati

Fin dai primi giorni dello stop ai voli  la pagina Facebook aperta dagli italiani in ostaggio nelle più disparate città del Regno Unito era stata tempestata da richieste di informazioni e  messaggi. Ciascuno con una storia, ciascuno con un grido di aiuto, un bisogno immediato e disperato. Ciascuno con una motivazione legittima e urgente, perché il desiderio di trascorrere le festività in famiglia  sembra non debba più costituire una legittima motivazione di rientro in Patria. Anzi, al pari del runner, del cane da portare a passeggio e dei pensionati in fila al supermercato, , il nuovo «egoista irresponsabile» per gli odiatori da tastiera diventa lo studente o il cittadino italiano all’estero che, in piena pandemia, vorrebbe rientrare in famiglia per Natale. Pur avendo un tampone negativo pagato di tasca propria anche oltre i 200 euro. Pur se l’abusata  pandemia va avanti da marzo scorso senza che alcuno nel governo o nella nutrita task force istituzionale abbia ravveduto errori di gestione, o abbia fatto ammenda su incongruenze o ritardi. 

Gli immancabili odiatori da tastiera, indulgenti con il governo nonostante l’incredibile disservizio del blocco aereo,  si sono accaniti invece contro i connazionali bloccati, con insulti e sfottò indirizzati alle lasagne della nonna, il panettone con mamma e papà, l’albero di Natale, o il cenone di Capodanno.

Del resto i dpcm, intrisi di regole ferree e inderogabili su come trascorrere  le vacanze isolati, con accenti di Giuseppe Conte  più sui toni del divieto che su  quelli del  rammarico,  hanno culturalmente asfaltato anche la legittimità del desiderio affettivo degli italiani di voler trascorrere le festività con la propria famiglia.

Volare é possibile:  i corridoi Covid-free di  ADR sottovalutati

Si sarebbe potuto volare si sarebbe riprendere a farlo, volendo. A sostenerlo é l’ex segretario generale della Farnesina, l’ ambasciatore Umberto Vattani, che subito dopo la prima ordinanza del ministro Speranza ha partecipato, in collegamento con gli italiani bloccati nel Regno Unito, ad una maratona on line organizzata delle testate giornalistiche ItaliaNotizie24, Report Difesa e Cybernaua con un pool di giornalisti che hanno aderito all’iniziativa. 

«Gli Aeroporti di Roma già a settembre avevano preso contatto con il comitato tecnico scientifico per suggerire un tipo di corridoi Covid-free da istituire negli aeroporti per far partire dei voli sicuri – ha spiegato Vattani – L’amministratore delegato di Aeroporti di Roma, Marco Troncone tre mesi fa  ha iniziato a proporre un sistema efficace e sicuro per far viaggiare la gente in aereo. C’è voluto quasi un mese poi per poter avere l’autorizzazione a fare il primo di questi voli tra Roma e Milano, mentre solo a fine novembre si é riusciti a  far partire il primo volo Roma-NewYork e Roma-Atlanta e viceversa». Quelli ai quali fa riferimento l’ambasciatore sono i  voli Covid tested, organizzati su corridoi aeroportuali Covid-free da Aeroporti di Roma, fiore all’occhiello del nostro paese per la gestione Covid e riconosciuto un’eccellenza mondiale. I voli Covid tested ideati da ADR prevedono un tampone, molecolare o antigenico da effettuare entro le 72 ore dalla  partenza e un secondo tampone in arrivo  tanto all’equipaggio quanto ai passeggeri,  rendendo il rischio di diffusione del virus durante i viaggi al minimo, considerando che percentualmente il rischio zero non esiste.

«Se si fosse riusciti non soltanto a fare questa ordinanza così restrittiva ma, come suggerivano Aeroporti di Roma a stabilire con tutti gli scali europei questi corridoi – ha concluso l’ambasciatore Vattani – avremmo avuto  un sistema sicuro di viaggiare che nel caso del Regno Unito, anche venendo alla luce questo nuovo problema di una variante del virus, non avrebbe creato nessun allarme per i voli.

Inoltre  avremmo potuto fare anche una bella figura in Europa, dimostrando che la nostra compagnia aerea e i nostri aeroporti erano all’avanguardia per far nascere ed istituire questo tipo di corridoi e questo sistema più sicuro. Purtroppo tutto questo é stato rallentato, mentre una maggiore prevenzione sarebbe potuta essere utile, evitando di creare con i passeggeri bloccati in Uk  questo disservizio cosi straordinario ».