Insigne: “Sarri traditore”. Accade quando i piedi buoni dal campo vanno alla testa. E si ragiona con i piedi…

Insigne: “Sarri traditore”. Accade quando i piedi buoni dal campo vanno alla testa. E si ragiona con i piedi…

06 Giugno 2019 0 Di Marino Marquardt

Che fosse un ignorantello lo si sospettava da tempo. E il sospetto si è trasformato in certezza nel momento in cui Lorenzo Insigne ha definito il suo ex allenatore, Maurizio Sarri, “traditore”. Giudizio di chi non conosce i fondamenti di filosofia e ragiona con i cliché infantili solitamente usati dalla tifoseria meno colta.

L’accusare l’ex allenatore del Napoli è squalificante

Accade quando i piedi buoni dal campo si trasferiscono alla testa. E si finisce col ragionare con i piedi; accade quando le parole diventano ragli come quelli che emette il nobile Ciucciariello simbolo della squadra. E si finisce con l’assimilare la nomea del bistrattato quadrupede…

“Traditore” esprime una categoria etica, “traditore” esprime un deteriore modo di manifestarsi della persona, “traditore” è una categoria che non ha nulla da spartire con quelle tecniche del calcio. Usare questa espressione verso un uomo e un professionista è pertanto gravemente offensivo. Ed è squalificante per quanti la pronunciano.

Detto ciò Sarri è un professionista sentimentalmente legato a Napoli e al Napoli, un professionista che la Società partenopea lasciò andar via senza muovere dito. Punto!

La società lasciò andar via il Demiurgo del bel gioco senza muovere un dito

 

Fu lasciato andar via – il Demiurgo del Bel Gioco – dopo aver riconquistato per la terza volta consecutiva il secondo posto in campionato, dopo aver dato l’anno scorso filo da torcere alla Juve fino a pochissime giornate dal termine, dopo aver fatto realizzare alla squadra il record assoluto di punti, 91.

Se qualcuno va dunque cercando il “traditore” delle attese dei tifosi vada a cercarlo altrove e non rompa le scatole a Sarri!

Sarri va soltanto ringraziato per il godimento degli occhi che ha saputo regalare all’Italica Pedata col “suo” Napoli durante i tre anni di permanenza all’ombra del Vesuvio.

E fu lasciato andar via senza che Chi di dovere usasse i giusti argomenti per convincerlo a restare.

E andò via nel silenzio degli striscionisti e nel silenzio degli spalti del San Paolo abbagliati dalla fama del suo successore Carlo Ancelotti.

Ma “Carletto” – così fu subito amichevolmente e vezzeggiativamente chiamato dai tifosi il Premiato Allenatore –  a conti fatti in questo primo anno di guida del Napoli è stato surclassato in numeri e in qualità di gioco dal primo anno e dai due successivi griffati Maurizio Sarri.

Controllare gli almanacchi per credere, le conseguenze e i risultati del divorzio dall’Uomo con la Tuta e del successivo matrimonio con “l’allenatore più forte del mondo” sono sotto gli occhi di tutti.

Ripeto, allora: i suoi ex allievi, i suoi ex adoratori degli spalti del San Paolo e i megafoni mediatici in perenne gara di giravolte con le banderuole non rompano le scatole a questo “proletario” Allenatore con la Tuta vicino alla conquista dell’Italica Reggia della Pedata! Porterà con sé – siatene certi – anche in pizzico di Napoli…

06/06/2019   h.08.20