Irlanda, tensioni post Brexit. Johnson all’Ue: “Più flessibilità”

Irlanda, tensioni post Brexit. Johnson all’Ue: “Più flessibilità”

05 Febbraio 2021 0 Di Rebecca Faioni

La Brexit riaccende le tensioni in Irlanda del Nord: minacce ai doganieri che controllano le merci in arrivo. Contestato il confine in mare con la Gran Bretagna.

Questione Irlandese, una vecchia storia

Iniziano i primi strappi sulla questione Brexit in Irlanda del Nord. La Provincia anglo-irlandese, storica alleata britannica e reduce della battaglia IRA vs. Unionisti, era uscita dallo scontro degli anni ’60 sventolando con orgoglio lo stendardo britannico.

L’isola aveva trovato la pace nel ’98 con l’accordo di Belfast sottoscritto da ambo gli schieramenti. Nell’arena, i Repubblicani cattolici da un lato, e gli irlandesi protestanti filo-britannici dall’altro, si erano finalmente stretti la mano dopo 30 anni di attentati e linea dura.

Certo l’accordo aveva separato l’isola in due entità politiche ben distinte, ma aveva placato gli animi dei ribelli rivoltosi. L’accordo aveva stabilito che il nuovo confine all’interno dell’isola di smeraldo dovesse potersi definire ‘invisibile’. Asce deposte, dunque, per l’isola divisa a metà.

Oggi, si riaccendono quegli stessi animi unionisti estremisti, che l’Accordo del Venerdì Santo era riuscito così difficilmente a placare, e che la nuova fiamma accesa dalla Brexit è riuscita così facilmente a riaccendere.

Arrivano infatti a inizio settimana i primi intoppi legati alla questione dogane. Il problema è il protocollo per l’Irlanda del Nord previsto dalla Brexit, e in particolare il famigerato articolo 16; un punto che negli ultimi giorni sta facendo discutere non poco, e girare la testa a molti.

La Brexit riaccende il fuoco, Unionisti insoddisfatti: No al confine nel mare d’Irlanda

Secondo il protocollo per l’Irlanda del Nord previsto dalla Brexit, l’Irlanda del Nord rimane, assieme alla Repubblica d’Irlanda, a far parte del mercato unico europeo. I vantaggi sono molteplici; libero scambio di merci e capitali, e libera circolazione di persone e animali. Dall’unione economico-politica è uscita però la Gran Bretagna. Qui arrivano i primi nodi da districare, e questioni da risolvere, perché se da un lato l’Irlanda del Nord resta nel Mercato europeo, dall’altro resta anche in quello britannico. Che fare?

Per trovare un compromesso, all’indomani della Brexit il premier inglese Boris Johnson ha acconsentito a istituire nuovi controlli sulle merci dirette da Gran Bretagna a Irlanda del Nord. Così il premier è riuscito a garantire all’Irlanda del Nord sia la permanenza nel Mercato comune europeo, sia la continuità delle risoluzioni che si erano sottoscritte nel lontano ’98; e cioè l’assenza di un confine in territorio irlandese.

Tutto rose e fiori, dunque, se non fosse che esiste ora un nuovo confine nel Mare d’Irlanda, purtroppo non altrettanto invisibile, e non granché accettato.

Graffiti minatori: sospesi i controlli doganali a Larne e Belfast

Arrivano infatti le proteste dell’Irlanda del Nord dove gli Unionisti più intransigenti sentono la compagna inglese sempre più distante e dove già si denuncia carenza di cibo sugli scaffali dei supermercati, e un aumento dei prezzi su latte e carne rossa.

Sembra infatti che i controlli doganali sui prodotti che arrivano transitando per acque irlandesi dal Regno Unito stiano creando non poche complicazioni, perlopiù di carattere burocratico e logistico.

Ritardi quindi nelle importazioni di prodotti britannici in Irlanda del Nord. Il problema si estende anche al settore economico; il Regno Unito è infatti il più importante partner commerciale dell’Irlanda del Nord. Se i problemi legati a movimento di merci e capitali non si arrestano, l’Irlanda del Nord teme un ulteriore avvicinamento all’Europa.

E così gli Unionisti più estremisti hanno preso l’iniziativa di fronte al cupo orizzonte in vista. A inizio settimana hanno ricoperto i muri della cittadina di Larne di murales minatori contro i doganieri e lo staff addetto al controllo delle merci in arrivo dal Regno Unito.

Definiti ‘target’ dai graffiti, e cioè ‘obiettivi’ da puntare, i doganieri, spaventati, hanno cessato i controlli previsti negli accordi sulle merci inglesi in entrata in Irlanda, sia a Larne, sia al porto di Belfast. Anche lo staff europeo è stato ritirato per paura di rappresaglie. Sui graffiti compare anche lo slogan di protesta “No al confine in Mare d’Irlanda”.

La parola ai politici

Interviene quindi Boris Johnson che si dichiara a favore di una sospensione di alcuni degli accordi previsti dalla Brexit. Johnson chiede all’Europa maggiore flessibilità e un’estensione fino al 2023 del periodo di grazia concesso al Regno Unito sui controlli di alcune merci, e che aveva invece scadenza a fine marzo 2021.

Di fronte ai commenti insidiosi di Ian Paisley, leader del Partito democratico unionista, e portavoce del malcontento dei suoi elettori che sembra si sentano come ‘stranieri nella loro stessa patria’, Johnson replica provocando sussulti.

“Faremo tutto ciò che dovremo fare, che sia per via legislativa, o effettivamente facendo scattare l’Articolo 16 del protocollo, per assicurarci che non ci siano barriere nel Mare d’Irlanda”.

L’Articolo 16 del Protocollo per l’Irlanda del Nord previsto dalla Brexit stabilisce che entrambe le parti (UE e Regno Unito) possono sospendere unilateralmente alcuni dei processi previsti dalla Brexit qualora questi causino seri problemi ‘economici, sociali, o ambientali’. Un passo indietro, quindi, quello fatto da Boris Johnson negli ultimi giorni, riguardo l’accordo preso sulla questione “Irlanda” nelle trattative Brexit.

Vertiginosa svolta sul Protocollo Irlanda: colpa dell’Ue?

La svolta a U del premier chiama in causa il ministro del Gabinetto inglese, Michael Gove. Proprio quello stesso signor Gove che nel 2019 aveva provocato scandalo per aver ammesso l’uso di cocaina 20 anni prima.

Insomma, Gove, incaricato di formalizzare le procedure per l’Irlanda del Nord durante la Brexit, lo scorso mercoledì sera, dopo gli avvenimenti di un’Irlanda in subbuglio, ha preso parte a una videoconferenza insieme con la controparte europea Maros Sefcovic.

Alla riunione presenti anche Arlene Foster, primo ministro per la Provincia anglo-irlandese e leader del Partito democratico unionista, e Michelle O’Neill, vice primo ministro e rappresentante del partito Sinn Féin.

Le richieste sono flessibilità sui controlli delle merci in arrivo dal Regno Unito in Irlanda del Nord e una proroga del periodo di grazia al 2023. In particolare, vengono menzionati i controlli su animali, medicine, carni refrigerate, e tuberi.

Sefcovic e Gove si sono dati appuntamento a Londra per un ulteriore riunione promettendo “di lavorare immediatamente al fine di trovare soluzioni al problema”; entrambi si sono dichiarati a sostegno del mantenimento di tutti i punti dell’Accordo di Belfast del’98.

“Si mira a proteggere i risultati dei trattati di pace, a mantenere la stabilità, e a prevenire ogni qual tipo di disagio nelle vite di tutti i giorni dei cittadini dell’Irlanda del Nord. E si vuole evitare un confine sull’isola irlandese”.

Nel frattempo, mercoledì mattina Johnson non manca di puntare il dito, e mira all’UE.

“Condivido pienamente le vostre frustrazioni…sul modo in cui l’Unione Europea, e in particolare la Commissione Europea, ha sembrato voler fare temporaneamente appello all’Articolo 16, ripristinando un confine all’interno dell’isola, contrariamente a quanto previsto negli accordi di Belfast.”

Il premier si riferisce al recente tentativo dell’Unione Europea di controllare e nel caso bloccare l’esportazione di vaccini anti-Covid-19 in Regno Unito, dopo l’annuncio di AstraZeneca di ritardi nelle consegne del vaccino.

Un volto cattivo quello rivelato dall’UE, che subito ha indietreggiato, dato i tumulti causati a Londra, Belfast e Dublino. Anche Micheal Gove si esprime a riguardo, dichiarando che il passo falso dell’UE non solo ha minato i rapporti di fiducia tra l’isola e il continente, ma anche messo a grave rischio la vita del Protocollo firmato per l’Irlanda del Nord.

Irlanda, pedina nel gioco a scacchi tra Regno Unito e Ue. Articolo 16, stallo o scacco?

L’Irlanda sembra al momento una pedina in mano ai giocatori Regno Unito e Unione, che a turno minacciano di invocare l’Articolo 16, cessando le operazioni previste dal Protocollo per l’Irlanda.

Ma se l’UE ha avuto almeno l’accortezza di ritornare sui suoi passi, non è così per la perfida Albione, dove anzi ha iniziato a circolare una petizione parlamentare per l’attivazione dell’Articolo 16, come metodo per la rimozione di tutte le barriere tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord.

A oggi 5 febbraio la petizione conta 93.370 firme. Si prevede quindi un braccio di ferro nelle prossime trattative sul Protocollo per l’Irlanda del Nord per limitare i controlli almeno fino al 2023.