Madama Butterfly: da un secolo all’Opera il fascino dell’Oriente

Madama Butterfly: da un secolo all’Opera il fascino dell’Oriente

28 Novembre 2012 0 Di ItaliaNotizie24

Madama Butterfly, musica di Giacomo Puccini su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica è stata rappresentata la prima volta nel 1904 alla Scala di Milano.

Madama Butterfly, esotismo in musica

Come l’ultima opera incompiuta di Puccini Turandot (1926), Madama Butterfly si incentra su un esotismo musicale che è raffinata ricostruzione, a tratti liberty a tratti decadente, dell’estremo oriente. La protagonista ha slanci lirici di purezza disarmante, le sfumature espressive mutano continuamente nel corso dell’opera, dalla gioia illusoria per il ritorno dell’amato tenente americano Pinkerton alla dolorosa presa di coscienza finale, che si esprime in gesti controllati, quasi arcani, nel rituale del suicidio (harakiri), decorosamente nascosto, tramite un paravento, agli occhi del figlioletti. Una  delle scene più toccanti dell’opera, l’ingresso di Cio Cio San in scena, è accompagnato da un coro di geishe, l’orchestra scandice i voli del suo sogno d’amore con finezze timbriche ed armonie modali. Il finale è un susseguirsi di azioni lente, la drammaturgia sembra arrestarsi di fronte alla con stazione di una tragedia che lo spettatore avverte in parte già consumata; la vicenda procede inflessibile verso lo scioglimento: le illusioni di Butterfly cadono una per volta, e cade anche il suo fragile mondo, uno stilizzato Giappone senza tempo, come racchiuso in una sfera di cristallo.

opera Madama Butterfly Illustrazioni: Rafal Olbinski

All’alba dell’estate del 1900 Puccini assisteva a Londra alla rappresentazione in un unico atto della Madama Butterfly a firma  dell’americano David Belasco, a sua volta ispirato al breve racconto omonimo di John Luther Long. Affascinato dalla triste vicenda umana della protagonista e dall’ambientazione esotica nell’estremo Oriente, in voga negli ambienti letterari e teatrali del XIX secolo, Puccini, già reduce dal trionfale successo della Tosca, iniziò la composizione della Butterfly nel 1901 e affidò la stesura del libretto a Luigi Illica e Giuseppe Giocosa.

Nel 1902 venne avviata l’orchestrazione del primo atto, ma nel febbraio del 1903 la composizione fu interrotta a causa di un incidente automobilistico che obbligò l’autore ad una lunga e dolorosa convalescenza. Solo dopo numerose pause e rifacimenti la Madama Butterfly venne completata, nella versione in due atti auspicata da Puccini, nel dicembre del 1903. La vicendasi svolge a Nagasaki in epoca contemporanea.

Il Giappone, terra di incanti e di misteri, e il fascino dell’Oriente cominciavano in questi anni ad influenzare la cultura europea, soprattutto nei salotti dell’alta borghesia e negli ambienti artistici. La cornice orientale e gli impulsi culturali esterni influenzarono radicalmente i gusti di Puccini, il quale compì un laborioso lavoro di ricerca e documentazione sulle musiche e strumenti giapponesi prima di accingersi alla composizione. Per la recitazione, Puccini seguì i preziosi consigli della famosa attrice teatrale Sada Jacco, mentre per le scene e l’ambientazione si fece guidare dalla moglie dell’allora ambasciatore giapponese in Italia.

Sullo sfondo abbiamo la crudezza della vicenda storica (la colonizzazione americana), che tuttavia non sembra condizionare la drammaturgia, tutta incentrata sull’immobilismo della protagonista; bimba di disarmante ingenuità, Cio-Cio- San, soprano dalla vocalità delicata ma potentemente drammatica, si muove sulla scena con una gestualità tutta sua, simbolica e misteriosa.

La prima rappresentazione avvenne il 17 febbraio 1904, con grande attesa di tutti, al Teatro alla Scala a Milano. Fu un totale insuccesso, definito dallo stesso Puccini “un vero linciaggio”. La clamorosa caduta della Butterfly, portò all’interruzione immediata delle rappresentazioni e a una serie di tagli radicali e revisioni, che resero l’opera più proporzionata e alleggerita. Le maggiori modifiche vennero fatte sul primo atto mentre il secondo, eccessivamente lungo, venne suddiviso negli attuali secondo e terzo atto. Puccini riportò così la stesura all’originaria concezione dei tre atti ed è in tale versione che oggi l’opera si rappresenta.

A distanza di poco più di tre mesi, il 28 maggio 1904 la nuova Madama Butterfly venne rappresentata al Teatro Grande di Brescia, e questa volta fu un enorme successo. Sebbene molto vicina alla versione che si ascolta oggi sulle scene, l’opera subì ancora qualche modifica da parte di Puccini, il quale ritornò più volte sullo spartito a distanza di tempo. Si dice che ne esistano ben quattro diverse edizioni a stampa.

Madama Butterfly, Atto I

A Nagasaki, in epoca presente. In una casa in collina il tenente della marina americana, Pinkerton, attende il corteo nuziale della sua sposa, la geisha Cio-cio-san. Durante l’attesa Goro, sensale di matrimoni, gli mostra la casa, magnificandone gli accessori, poi gli presenta i servitori e Suzuki, cameriera di Cio-cio-san. Giunge il console americano Sharpless (duetto “Ah!… quei ciottoli m’hanno sfiaccato!”); Pinkerton gli rivela la sua morale libertina e cinica (“Dovunque al mondo lo Yankee vagabondo”) e infine non tralascia di descrivere i pregi della futura consorte (“Amore o grillo”), dichiarando di volerla sposare secondo la legge giapponese, con il diritto di ripudiarla anche dopo un mese. Intanto la giovane donna, ignara e innamorata, esprime la sua gioia alle amiche (voce di Butterfly: “Spira sul mar”) e, appena entrata in scena, presenta i parenti al futuro marito. Terminata la cerimonia nuziale, irrompe lo zio bonzo, maledicendo la nipote per aver rinnegato la religione degli avi (aria di Butterfly: “Ieri son salita tutta sola in secreto alla Missione”); Pinkerton lo scaccia e rimane finalmente solo con Butterfly (duetto “Viene la sera… Bimba dagli occhi pieni di malia”).

Madama Butterfly, Atto II

In una stanza della casa Butterfly discorre con Suzuki: Pinkerton è partito, promettendo di tornare in primavera, ma da tre anni non dà notizie di sé. Nonostante i dubbi dell’ancella, Butterfly, forte di un amore ardente e tenace, è convinta di non essere stata abbandonata dal proprio marito e fiduciosa l’attende (“Un bel dì vedremo”). Sharpless giunge con Goro, con lo scopo di leggerle la lettera in cui si annuncia l’arrivo del tenente e il suo nuovo matrimonio con un’americana (duetto “Chiedo scusa…”), ma dopo inutili tentativi non osa riferire tale messaggio. Intanto Goro propone a Butterfly nuovi facoltosi pretendenti, dal momento che, per la legge giapponese, la donna abbandonata è considerata di nuovo libera, ma perfino il nobile e ricco Yamadori viene respinto: ella dichiara ostinatamente di ritenersi sempre maritata. Quando Sharpless tenta di prepararla alla notizia dell’abbandono, Butterfly gli mostra il figlio di cui Pinkerton ignora l’esistenza (“Che tua madre”). Intanto al porto sta approdando una nave americana, ed è proprio quella di Pinkerton; Butterfly la identifica col cannocchiale e, commossa, corre felice sul terrazzo seguita dalla sua ancella (“Scuoti quella fronda di ciliegio”), adorna la casa di fiori (valzer dei fiori: “Gettiamo a mani piene”), indossa per la particolare occasione le vesti nuziali e veglia tutta la notte in attesa dell’amato (coro a bocca chiusa).

Madama Butterfly, Atto III

È l’alba (preludio orchestrale, coro di marinai). Butterfly, dopo aver aspettato inutilmente, si allontana dalla stanza col bimbo addormentato e sale a riposare. Poco dopo Pinkerton, accompagnato da una giovane donna, Kate, da lui sposata negli Stati Uniti, giunge con l’intento di prendersi il bambino – della cui esistenza è stato messo al corrente dal console Sharpless -, portarlo in patria ed educarlo secondo gli usi occidentali. Egli contempla la casa con grande rimpianto (“Addio, fiorito asil”) e preso dal rimorso si allontana, proprio nel momento in cui Cio-cio-san fa il suo ingresso con il figlio. Sharplesse le consiglia di affidare il bambino ai Pinkerton (“Io so che alle sue pene”) ed ella a malincuore acconsente; tuttavia, ormai privata di tutti gli affetti più cari, decide di togliersi la vita. In silenzio, senza clamori, dopo aver abbracciato disperatamente il figlio (“Tu, tu, piccolo Iddio”), si uccide con un pugnale; quando Pinkerton entrerà nella casa di Butterfly per chiedere il suo perdono, sarà ormai troppo tardi.