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Media & Pd. Su carta stampata e in piazza si celebra la giornata della diuresi libera

Nei giorni del Def, sull’allarmistico coro dei Guardiani del Tempio non poteva mancare la spruzzatina della diuresi domenicale del Vecchio Trombone di Repubblica.
Il Vecchio Trombone di Repubblica parla
di guai subiti dal Paese nelle ultime ore
“Il Quirinale ha detto parole molto importanti, dopo i guai subiti dal Paese nelle ultime ore”, attacca Eugenio Scalfari, una vita a guardia del Sistema.

Ormai l’Incartapecorito è un disco rotto. E nella sua invettiva contro il Governo pentaleghista non valuta il fatto che il Capo dello Stato Sergio Mattarella – se dovesse insistere nella propria critica e nei propri moniti – potrebbe rischiare di finire in un cul de sac.

E già perché l’eventuale mancata firma sul Bilancio da parte del Quirinale finirebbe con l’aprire inevitabilmente una crisi di governo con conseguente sbocco obbligato – in assenza di altre maggioranze possibili – nelle elezioni anticipate. Sarebbe un regalone a Cinquestelle e Lega. Le elezioni anticipate segnerebbero infatti – sondaggi alla mano – il trionfo di queste due forze politiche. Un successo senza precedenti con immediato riflesso sul voto Europeo. Ciò segnerebbe lo sconvolgimento definitivo dei vecchi equilibri politici e dell’intero Sistema. E comporterebbe anche l’iscrizione dell’ ipoteca sul nome del prossimo inquilino del Colle. Ma questo scenario – forse perché in debito di lucidità – al Vecchio Trombone è sfuggito…

Intanto il Governo vuol procedere dritto

Intanto il Governo vuol procedere dritto lungo la strada tracciata. E al monito di Mattarella sul rispetto della Costituzione nella manovra di Bilancio (“La Carta richiede equilibrio sul Bilancio”, ammonisce il Capo dello Stato) replica il premier Giuseppe Conte. “La Carta – liquida – non ci impone la linea economica…”. Scintille che tuttavia non dovrebbero provocare incendi. Almeno è quanto suggerisce il buonsenso.
Detto ciò, questa è stata la giornata all’insegna della diuresi libera, come certe bevute tra sgangherate compagnie di amici. Diuresi non soltanto di Scalfari, dunque. Ne sanno qualcosa quanti hanno seguito la manifestazione organizzata in piazza dal Pd contro i poveri, i pensionati a minimo, i disoccupati, gli esodati.
Pd in una Piazza del Popolo piena a metà. Spettacolo di immensa tristezza
E’ stato uno spettacolo di immensa tristezza quello messo in scena a Roma dai responsabili della catastrofe economico-sociale che ha ridotto in ginocchio il Paese.
“Contro i ladri di futuro”, lo slogan della manifestazione. Al centro della contestazione piddina la manovra del governo che – come è noto – prevede il rapporto deficit/pil del prossimo anno fissato al 2,4 per cento per rimanere sullo stesso livello fino al 2021.
Bla bla bla, parole logore, sentite e strasentite. Un refrain che non incanta neanche l’obbediente Piazza.
E l’appello del Segretario del Pd Maurizio Martina alla vigilia della manifestazione è da consegnare agli studiosi di scienze umane. “Contro i #ladridifuturo. Contro le loro ingiustizie caricate sulle spalle dei più giovani e dei più deboli – scrive spudoratamente Martina – Per l’Italia, per il nostro futuro. Domenica dalle 14 tutti in Piazza del Popolo a Roma #fiancoafianco”. Parole che esprimono il vuoto assoluto. Politico e intellettuale.
Senza dire dell’esortazione alla “resistenza civile” dell’ex Capo Scout di Rignano sull’Arno.
Da protagonisti a tristi comparse, è la metamorfosi che sta miniaturizzando gli esponenti della Nomenclatura piddina dal 4 marzo, giorno delle ultime elezioni politiche. Una metamorfosi che li condurrà all’estinzione. Non saranno soli, la scomparsa riguarderà anche i comparielli berlusconiani.
Parla di “deriva venezuelana” Matteo Renzi. Non sa più cosa inventarsi il flaccido inchiattito Becchino della Morgue del Nazareno.

Maurizio Martina e il vuoto concettuale

Sfoghi e propaganda secondo il più logoro dei copioni. Le ripetitive parole di un esagitato Martina rispecchiano l’impotenza progettuale del Segretario pro tempore. Banalità urlate attraverso corde vocali produttrici di frequenti stecche e nulla più. Penoso show da parte di uno che non ha sufficiente spessore politico. Nessuna proposta, vuoto intellettuale e politico, nessuna visione del futuro. Prove di Congresso tra Zombies a chi la spara più grossa. Chiacchiere da bar non di frontre a una birretta ma dal palco. Il tutto in una Piazza del Popolo per metà vuota. Non sanno organizzare le cene, non sanno più riempire nemmeno le piazze. Le migliaia di beoti che si son recati in gita a Roma nell’ultima domenica di settembre tuttavia applaudono. Ed esortano all’unità. Non a quella cartacea fondata da Gramsci e distrutta da Renzi ma alla ormai non più ricucibile unità di partito rottamata dallo stesso Giovanotto di Rignano. Contenti loro…
30/09/2018 h.17.00