Piano green del governo: a chi non piace

Piano green del governo: a chi non piace

01 Giugno 2021 0 Di Nunzio Ingiusto

Il governo non risponde alle critiche dell’Asvis sulla futura gestione del Piano nazionale rinascita e resilienza. E’ utile, invece, ascoltare il mondo ambientalista e del volontariato.

Piano green del governo: a chi non piace

L’impianto del Piano green già scricchiola? Forse si. Il Piano nazionale di rinascita e resilienza, secondo l’Alleanza per lo sviluppo SostenibileAsvis – non è tutto oro luccicante.

L’organizzazione, guarda caso, ha al governo il Ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini, esperto di sviluppo e crescita.

Il Rapporto “PNRR e Agenda 2030”, messo su con il contributo di centinaia di esperti ed organizzazioni, è stato presentato giorni fa. Fa discutere, ma nessun esponente di governo pare lo abbia preso sul serio.

La cosa stupisce parecchio. Giovannini è esponente di quel mondo della sostenibilità e del volontariato impegnato a cui Mario Draghi guarda con grande e primario interesse.

Vogliamo pensare che nelle fasi attuative, dopo che l’Unione europea si sarà espressa, qualche rilievo fatto tuttavia verrà accolto.

D’altronde l’Asvis, nelle critiche al Piano green, è in compagnia di altre organizzazioni.

“Il documento presenta elementi di notevole rilievo, è molto importante ed innovativo rispetto al passato, c’è un miglioramento rispetto a quello del governo precedente.

Pierluigi Stefanini, presidente Asvis, ha pronunciato queste parole nel presentare il lavoro, rimarcando come il governo Conte non avesse centrato l’obiettivo.

Conte è il passato, con tutte le debolezze che hanno accompagnato la sua esperienza. Ma il governo di oggi?

C’è bisogno di aumentare la visione integrata del domani, è stato detto. Lo sviluppo sostenibile è una partita dalle molte facce. Tutti gli investimenti sul digitale devono avere l’interesse a contribuire alla transizione ecologica, per esempio.

Le misure previste per la semplificazione e la sburocratizzazione siano anch’esse coerenti con il principio europeo di non nuocere all’ambiente. Siano rispettose delle norme sulla sicurezza del lavoro e del contrasto alla criminalità organizzata che in campo ambientale, se può, fa affari milionari.

Per alcuni obiettivi dell’Agenda Onu al 2030 l’Italia sarebbe lontana dal perseguirli. In tutto il Pnrr sono assenti i riferimenti ai “Sustainable Development Goals”, diventati indifferibili per qualsiasi strategia ecosostenibile.

Possibile che nessuno ci abbia pensato? Che le valutazioni macroeconomiche al 2026 siano state formulate senza specificare in che modo gli investimenti e le riforme potranno garantire risultati duraturi nel tempo?

Parliamo di degrado degli ecosistemi, di consumo del suolo, di energia, di riciclo. Se le proposte finali di Asvis sono una legge annuale per lo sviluppo sostenibile e una prossima Conferenza nazionale sul tema, è da pensare che l’impianto del Pnrr sia più che perfettibile.

Eppure il passaggio ad un nuovo modello di sviluppo è voluto da milioni di persone. Una soluzione meno traumatica c’è.

Per non dare credito a chi parla di occasione sprecata, la politica deve allargare la sua base di ascolto. Prestare attenzione a chi come WWF, Kyoto Club, Legambiente ha scritto di “un obiettivo di decarbonizzazione senza che questo appartenga a strategie o policy nazionali pubbliche concordate a livello europeo o internazionale”.

E’ la voce di chi vuole stare dalla parte giusta del cambiamento senza paraocchi. Il danno più grave sarebbe insistere a prescindere.