Dopo Renzi, al Quirinale iniziano le consultazioni

Dopo Renzi, al Quirinale iniziano le consultazioni

08 Dicembre 2016 0 Di Pietro Nigro

Al via le consultazioni del Presidente della Repubblica per superare la crisi di governo aperta dalle dimissioni di Matteo Renzi di ieri pomeriggio.

Al via le consultazioni per superare la crisi di governo aperta dalle dimissioni del primo ministro Matteo Renzi. A partire dalle 18 di oggi, il presidente Sergio Mattarella terrà 24 incontri programmati in 48 ore con i rappresentanti delle Istituzioni e dei partiti e movimenti politici.

Nel pomeriggio di mercoledì 7, dopo aver archiviato l’approvazione lampo della Legge di bilancio, il premier Renzi si è prima recato alla direzione del Pd, e poi al Colle, dove è stato accompagnato da uno dei due vicesegretari, Guerini, dal presidente Matteo Orfini e dai due capigruppo, Ettore Rosato e Luigi Zanda, oltre che dal suo portavoce Filippo Sensi.

Durante l’incontro, durato una quarantina di minuti, il premier ha formalizzato le dimissioni annunciate domenica sera e, come ha riferito il segretario generale del Quirinale Ugo Zampetti, il Capo dello Stato “si è riservato di decidere, invitando Renzi a restare in carica con il governo per l’ordinaria amministrazione degli affari correnti”.

Formalizzata dunque la crisi di governo, si dà il via al giro di consultazioni.

 

Il calendario delle consultazioni al Quirinale

I primi a salire al Colle, come indicato dal programma diffuso dal Quirinale, i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, seguiti dall’unico ex Presidente della Repubblica in vita, Giorgio Napolitano.

La serie di incontri prosegue poi venerdì 9, come da tradizione a partire dalle 10, con i rappresentanti dei gruppi misti alla Senato e alla Camera, a cominciare dai più piccoli.

Alle 16.00 arriverà Giorgia Meloni con la delegazione di Fratelli d’Italia, poi toccherà a Democrazia Solidale – Centro Democratico, a Gal, a Ci (Civici e Innovatori), al gruppo Per le Autonomie e a Conservatori e Riformisti, ultimo incontro previsto alle 18.30.

I partiti maggiori sono attesi nella giornata di sabato 10 dicembre: alle 10.30, per prima, la delegazione della Lega Nord, poi alle 11 quella di Sinistra Italiana, alle 11.30 quella di Ala, alle 12 quella di Area Popolare. Nel pomeriggio, i gruppi maggiori: alle 16 Forza Italia, alle 17 il Movimento 5 Stelle e alle 18 il Partito Democratico (dove ci saranno i capigruppo con il presidente Orfini e il vicesegretario Guerini, mentre non ci sarà Renzi).

Non è chiaro se questo unico giro di consultazioni possa essere sufficiente a sciogliere tutti i nodi sul tavolo, che prevedono non solo il superamento della crisi di governo ma anche la conduzione del Paese nei prossimi mesi, senz contare la necessità, invocata da molti, di tornare prima o poi alle urne per le elezioni.

 

Tre ipotesi per il dopo Renzi

Tre le ipotesi sul tavolo, almeno “ufficialmente”.

La prima prevede una qualche continuazione del governo Renzi con un reincarico al premier dimissionario o con qualche altro esponente del suo governo. A volere questa soluzione potrebbe essere, oltre allo stesso Renzi, anche il presidente Sergio Mattarella, che affiderebbe al premier dimissionario almeno il compito di realizzare una legge elettorale, indispensabile a superare l’impasse creatasi con la bocciatura dell’Italicum da parte della Corte costituzionale e dalla mancata riforma costituzionale, bocciata domenica scorsa dagli elettori.

Un Renzi bis che sarebbe naturalmente appoggiato innanzitutto dal Pd, che ha una maggioranza alla Camera superiore di ben 130 deputati, ma anche probabilmente da qualche “cespuglio”.

In realtà lo stesso Renzi ha fatto sapere che, a suo avviso, la prima ipotesi sarebbe di mantenere un incarico di governo solo per andare al voto subito dopo che la Consulta si sia pronunciata sull’Italicum, il 24 gennaio. In alternativa, non resterebbe che creare un nuovo governo che però vada avanti fino alla fine della Legislatura.

Lasciando da parte le preferenze e le indicazioni di Renzi, l’alternativa sarebbe un governo di responsabilità nazionale, cioè formato o sostenuto da tutti i gruppi parlamentari al fine di gestire la situazione, e soprattutto per introdurre velocemente una legge elettorale per poi andare alle elezioni.

Ipotesi che appare difficile per il fatto che non tutti i partiti sono disposti a partecipare a tale compagine governativa. In particolare, sono i 5 stelle i più favorevoli ad una transizione rapida, il tempo strettamente necessario per realizzare subito le modifiche indispensabili all’Italicum per convocare subito le elezioni.

Anche la Lega è contraria ad entrare in un governo di scopo e preferisce andare alle urne quanto prima. A sua volta, Forza Italia sembra a dir poco divisa dall’ipotesi di entrare in un governo di responsabilità nazionale per partecipare attivamente alla scrittura delle nuove regole elettorali e la volontà di tenersi lontana e distante dal Pd e da Renzi.

Terza ipotesi, un governo “istituzionale”, con le stesse finalità ma incentrato su un premier di profilo “istituzionale”, insomma non riconducibile ad un partito, come potrebbe essere ad esempio Pietro Grasso, chiamato in causa in quanto presidente del Senato.