Un generale all’emergenza Covid-19, sarà una deriva autoritaria?

Un generale all’emergenza Covid-19, sarà una deriva autoritaria?

02 Marzo 2021 0 Di Corrado Corradi

Il generale Paolo Figliuolo scelto da Draghi per fronteggiare il disastro Arcuri nella gestione dell’emergenza Covid-19. E temono la deriva autoritaria…

Un generale all’emergenza covid-19… non sarà mica una deriva autoritaria?

Un generale all’emergenza covid-19… non sarà mica una deriva autoritaria? Qualcuno paventa anche questo.

Andiamo un po’ a vedere chi è questo generale scelto da Mario Draghi per fronteggiare il disastro Arcuri:

  • Il generale di corpo d’armata Paolo Figliuolo è il comandante logistico dell’Esercito;
  • ufficiale di artiglieria da montagna, si fa le ossa in esperienze di comando presso il Gruppo Artiglieria “Aosta”, per poi assumerne il comando e tra 1999 e il 2000 guida la sua Unità in missione in Kosovo proprio nell’enclave serba di Goradzevac in quel di Pèc;
  • tra il 2004 e il 2005 comanda il 1 Reggimento di Artiglieria da Montagna di Fossano;
  • tra il 2009 e il 2010 è vice comandante della Brigata “Taurinense”, ne diventa il comandante e la comanda fino al 2011;
  • durante la sua carriera alterna esperienze in ambito Nato sia nei settori della pianificazione operativa e dell’addestramento, sia nel settore della logistica;
  • ha ricoperto le funzioni di capo ufficio logistico del Comando delle Truppe alpine e in seguito quelle di capo ufficio coordinamento del IV Reparto Logistico dello Stato Maggiore dell’Esercito dove ricoprirà gli incarichi di vice capo reparto (2011-2014) e poi capo reparto (2015 – 2016);
  • proprio in un momento di trasformazione in chiave interforze delle nostre Forze armate, fino al 2018, ricopre l’incarico di capo ufficio generale del Capo di Stato Maggiore della Difesa per poi diventare comandante logistico dell’Esercito nel novembre del 2018.

Ritengo particolarmente qualificanti per quanto attiene la gestione dell’emergenza le esperienze internazionali:

  • comandante del Contingente nazionale in Afghanistan, nell’ambito dell’operazione ISAF (2004 -2005).
  • comandante delle Forze Nato in Kosovo (2014- 2015), nella stessa area balcanica che lo aveva già visto impegnato agli inizi degli anni 2000 quale comandante della Task Force “Istrice” in Goradzevac e, precedentemente, nel ’99, nell’ambito dell’organizzazione logistica del Comando Nato-Sfor in Sarajevo.

Mah, non solo… a un CV che lo qualifica come uno dei massimi esperti della gestione logistica di un’emergenza, quel generale che tanto preoccupa i “puristi” della democrazia ha già dato buona prova di sé proprio in ambito emergenza Covid-19:

  • se ricordo bene, all’inizio dell’emergenza in Lombardia, in soli 10 giorni, l’apparato logistico della Difesa ha trasformato un padiglione in disuso del centro ospedaliero militare di Milano in una struttura di degenza per gli affetti dal Covid con 58 posti letto.
  • all’ospedale militare Celio di Roma, in tre settimane sono stati realizzati 150 posti letto destinati all’emergenza covid-19.
  • il centro sportivo olimpico della Cecchignola, in 3 (tre) giorni è stato riadattato per accogliere cittadini italiani di rientro da Wuhan.

Ebbene, proprio quel generale lì è stato chiamato ad occuparsi della distribuzione dei vaccini, ancora in alto mare a un anno dallo scoppio dell’emergenza… mi chiedo: ma perché abbiamo aspettato tanto?

Se abbiamo aspettato perché avevamo timore che la democrazia potesse essere messa in pericolo dalla presenza di un militare al vertice di una struttura civile, siamo dei fessi.