Venezuela alla fame, il popolo in piazza invoca gli aiuti umanitari

Venezuela alla fame, il popolo in piazza invoca gli aiuti umanitari

12 Febbraio 2019 0 Di Pietro Nigro

Il Venezuela torna in piazza, questa volta per chiedere al dittatore Maduro di permettere l’arrivo delgi aiuti umanitari per la popolazione ridotta alla fame. La Russia: Mozione all’Onu.

Venezuela, popolo in piazza per gli aiuti umanitari

Il Venezuela torna in piazza a protestare contro il dittatore Nicolas Maduro e a chiedere l’arrivo degli aiuti umanitari internazionali, mentre per la serata è prevista una veglia in strada.

Sono settimane che la popolazione, o almeno quella che si riconosce nelle forze di opposizione a Maduro, scende in piazza: la protesta più numerosa quella del 23 gennaio, a Caracas, durante la quale il leader dell’opposizione Juan Guaidò ha prestato giuramento come presidente di fronte a migliaia di sostenitori.

L’ultima manifestazione della popolazione, dopo quelle delle scorse settimane, oggi in diverse città del Venzuela, in occasione della Giornata della gioventù, durante la quale i sostenitori dell’oppsizione a Maduro hanno chiesto al dittatore di permettere l’ingresso degli aiuti umanitari che gli Stati uniti hanno inviato a Cucuta, località colombiana vicina al confine che è stato chiuso dalle forze armate di Maduro.

E proprio sul confine del Venezuela con la Colombia si sono svolte alcune proteste dell’opposizione. Nella città di Urena, di fronte a Cucuta, diverse centinaia di persone vestite di bianco sono scese in strada ed hanno iniziato a danzare per le strade, sventolando bandiere e cantando contro i funzionari del governo.

Dal canto suo, Maduro ha annunciato domenica una serie di “esercitazionoi militari”, programmate per tutta questa settimana, ed ha invitato la popolazione a partecipare a quelle che ha definito Piano nazionale di difesa integrale della pace e della sovranità “di fronte alle minacce a cui deve far fronte il Paese”.

Le “esercitazioni” sono state avviate nello stato di Miranda, vicino Caracas, ed hanno luogo ufficialmente per il ‘Bicentenario de Angostura 2019’, definite dallo stesso leader “le più grandi della nostra storia”.

Aiuti umanitari ancora bloccati in Colombia

L’opposizione sostiene che gli aiuti inviati dagli Stati Uniti, e che comprendono cibo e medicine, sono assolutamente necessari a causa della gravissima crisi economica in cui Maduro ha ridotto il Paese con le sue scellerate politiche economiche. A sua volta, Maduro ha sostenuto pubblicamente che quegli aiuti, per niente indispensabili, sono in realtà una messa in scena degli Usa, che stanno cercando in tutti i modi di rovesciare il suo governo e che invece potrebbero rimuovere le sanzioni economiche.

“Il Ku Klux Klan che governa la Casa Bianca oggi vuole prendere possesso del Venezuela – ha addirittura detto Maduro in un’intervista alla BBC – ma il nostro non è un paese ridotto alla carestia. In Occidente, la situazione del Venezuela viene distorta per giustificare qualsiasi tipo di intervento”.

Intanto, il leader dell’opposizione, Juan Guaidò, che ha assunto le funzioni di capo provvisorio dello Stato e che chiede nuove elezioni in Venezuela, ha anche annunciato lunedì che i primi aiuti – vitamine e integratori alimentari per bambini e donne incinte – sarebbero arrivati alla rete dei centri sanitari del paese, senza spiegare però come ci sarebbero arrivati. Si tgratterebbe, comunque, di una piccola donazione, perché il grosso degli aiuti inviati dagli Usa restano bloccati dal governo a Cucuta.

Per questo, Guaidò si è pubblicamente rivolto all’esercito – quasi tutto rimasto fedele a Maduro – chiedendo ai soldati di disobbedire agli ordini e far entrare gli aiuti, promettendo l’amnistia generale.

Moavero: Per l’Italia Maduro è illeggittimo

Intanto, sul piano politico internazionale si registra una iniziativa annunciata dalla Russia: secondo quanto riferito dalla Tass, il governo russo presenterà una propria risoluzione sul Venezuela al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Il documento russo sarebbe la risposta di Vladimir Putin al documento proposto dagli Stati Uniti. Al Consiglio di Sicurezza “chiede la soluzione attraverso mezzi pacifici della situazione in Venezuela – recita la bozza russa – e l’esecutivo Onu sostiene ogni iniziativa volta al raggiungimento di una soluzione politica, ivi compreso il meccanismo di Montevideo“.

Intanto, alla fine il governo italiano, l’unico in Europa a non aver ancora riconosciuto Guaidò, ha finalmente preso posizione. E lo fa attraverso il ministro degli Esteri, Enzo Moavero MIlanesi.

“Il governo italiano ritiene che le elezioni presidenziali dello scorso maggio in Venezuela non attribuiscono legittimità democratica a chi ne è uscito vincitore, cioè Nicolas Maduro – ha detto il ministro Moavero oggi in una comunicazione alla Camera – “il governo italiano chiede al più presto nuove elezioni presidenziali democratiche in Venezuela perché gli elettori venezuelani devono tornare padroni di scegliere chi li rappresenta e governa”.

A questo punto, dunque, l’Italia si allinea agli altri Paesi occidentali, che in massima parte hano riconosciuto Guaidò: la nostra posizione, ha detto Moavero, è “coerente con il comunicato del Gruppo di contatto di Montevideo e con la dichiarazione del 26 gennaio dei Paesi europei. Il governo ha tenuto al corrente con trasparenza i nostri alleati tradizionali, l’Unione europea, gli Stati Uniti e le Nazioni Unite”.

Inoltre, stando a quanto detto da Moavero, “il governo si sta attivando per tutelare la sicurezza e gli interessi dei nostri connazionali residenti in Venezuela e delle aziende italiane. È un dovere verso i nostri compatrioti che si trovano in una situazione cosi difficile in questo Paese, così come verso la comunità di origine italiana”.

La comunicazione di Moavero arriva dopo che le due componenti del governo si sono incontrate ed hanno trovato una sintesi, dopo essersi poste nei giorni scorsi su posizionio diametralmente opposte. “M5s e Lega impegnano ora il governo – ha sinteitzzato il premier Giuseppe Conte“a sostenere gli sforzi diplomatici anche attraverso la partecipazione a fori multilaterali, al fine di procedere, nei tempi più rapidi, alla convocazione di nuove elezioni presidenziali che siano libere credibili e in conformità con l’ordinamento costituzionale”.