A confronto con la Casellati, Romani è uno sprovveduto angioletto

A confronto con la Casellati, Romani è uno sprovveduto angioletto

25 Marzo 2018 0 Di Marino Marquardt

Il M5s sostiene la candidatura della Casellati alla presidenza del Senato per favorire Salvini contro Berlusconi. Ma sotto la lente di ingrandimento, la forzista non regge il confroto con Romani.

Presidenza del Senato, la Casellati sotto la lente di incgrandimento

Una volta ripassato il curriculum vitae della neo presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati la domanda – direbbe qualcuno – sorge spontanea. Questa: Ma i Cinquestelle sono proprio sicuri che la neo eletta dal punto di vista etico sia migliore del bistrattato Paolo Romani?

E’ vero, Romani con molta superficialità fece usare il suo telefonino di servizio alla propria figlia causando un danno di qualche migliaio di euro alle casse pubbliche. Fu accusato di peculato e condannato. Una sciocchezza – in sostanza – che però agli occhi dei Cinquestelle non lo ha reso degno di ricoprire il ruolo di seconda carica dello Stato.

Romani sembra uno sprovveduto angioletto

Una sciocchezza il peccato di Romani di fronte anche ai peccati della Casellati non perseguibili dalla legge ma certamente eticamente più abominevoli.

Dall’assunzione della figlia Ludovica presso gli Uffici del Ministero della Salute di cui era vice ministro alle leggi ad personam a favore dell’Immarcescibile di Arcore alla indegna manifestazione sulle scale del tribunale di Milano contro i giudici e a sostegno del Puttaniere Emerito e delle sua amichette.

Una serie di “perle” che fanno apparire Romani quasi come uno sprovveduto angioletto.

Non sarebbe male, dunque, se qualcuno spiegasse ai Cinquestelle che il rigore formale non sempre è un pregio. Che in alcuni casi esso è indice di grettezza intellettuale. E ancora, occorrerebbe che qualcuno spiegasse agli uomini del M5s che tutto ciò che non è legalmente perseguibile può esserlo sotto il profilo etico e morale, che le leggi le fanno gli uomini e che per questa ragione possono contenere un alto grado di ottusità.

In una parola l’essere incensurato non è garanzia sicura di onestà pubblica e interiore e la stessa condizione di illibatezza del casellario giudiziario non può costituire la garanzia che rende le persone portatrici ed esempi di pubblica moralità.

Un errore, in definitiva, votare a favore della Casellati. Un errore, un compromesso di basso profilo finalizzato a favorire Matteo Salvini nella battaglia interna al Centrodestra.

C’è da augurarsi che sia il primo e unico errore. Etica e morale pubblica sono cose serie e con esse è vietato giocare!

A tal proposito lo studio e l’approfondimento di un po’ di filosofia certamente potrebbe giovare ai bravi ragazzi pentastellati. Potrebbero così acquistare maggiori capacità di valutazione dei comportamenti umani e potrebbero liberare le proprie menti da cio che resta dell’originaria grettezza dogmatica.

Cinquestelle, da ora è vietato sbagliare

Detto ciò, i Cinquestelle ora non possono sbagliare. Reddito di cittadinanza, reintroduzione dell’Art. 18, cancellazione delle deportazioni di docenti in nome della Buona Scuola, modifiche della Fornero, pensioni devono essere i punti prioritari dell’azione di governo.

Si alleino anche col diavolo – i Cinquestelle – ma centrino questi obiettivi. Guai a deludere gli elettori..

Forza politica improntata al pragmatismo, il M5s deve ben sapere che la politica si fa con i fatti. E senza perder tempo.

Silvio, un’altra legnata in arrivo

Hanno portato una ventata di aria nuova, i Cinquestelle. Aria pulita che fa apparire vecchi decrepiti Matteo Renzi e la sua cricca, gli uomini de Pd, le ragazze di Forza Italia, gli stessi leghisti. Per non dire di Silvio Berlusconi

Lo avete visto mentre nel cortile di Palazzo Grazioli con atteggiamento dimesso ieri ha accompagnato Matteo Salvini verso l’auto? E avete sentito le sue parole altrettanto dimesse pronunciate mentre l’Alleato andava via?

Ormai è prossimo alla fine politica. E intuisce che il leader leghista ha in serbo un’altra sorpresa da propinargli in occasione delle trattative per il nuovo governo.