Banche venete, liquidazione al via e bad bank a spese dell’Erario

Banche venete, liquidazione al via e bad bank a spese dell’Erario

24 Giugno 2017 0 Di Pietro Nigro

La Bce ha accettato lo stato di insolvenza, al via la liquidazione delle banche venete. Decreto del Governo per finanziare la bad bank dei crediti deteriorati.

Banche venete, la Bce accetta l’insolvenza

Non si sa quanto convintamente, quanto per “rassegnazione”, ma dopo settimane di tira e molla la Bce ha accertato lo stato di dissesto e dato il via libera alla liquidazione delle banche venete. L’autorità di vigilanza della Banca Centrale Europea ha dichiarato infatti che Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono in una condizione definita “failing or likely to fail”. Insomma, fallite, o prossime ad esserlo.

Per questo, l’autorità europea responsabile delle decisioni di risoluzione bancaria (SRB – Single Resolution Board) ha deliberato che non sussistono tutti i requisiti previsti per una risoluzione.

Si avvia ora la fase della liquidazione delle banche venete in dissesto, attorno a cui molti soggetti si stanno dando in qualche modo da fare. Il Governo, in primis, che per bocca del ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan ha assicurato entro il weekend un apposito decreto, da discutere in consiglio dei ministri nella giornata di oggi, sabato o domani. Si tratta delle “misure necessarie ad assicurare la piena operatività bancaria, con la tutela di tutti i correntisti, depositanti e obbligazionisti senior”, come ha fatto sapere il Mef.

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il ministro dell'Economia Peri Carlo Padoan in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi (ph. Pcdm).

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il ministro dell’Economia Peri Carlo Padoan in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi (ph. Pcdm).

Ieri, in vista del decreto, il premier Paolo Gentiloni ha incontrato a Palazzo Chigi proprio il titolare dell’Economia Padoan. “Mi sento di confermare totalmente la garanzia per quanto riguarda i risparmiatori e i correntisti”, ha ribadito il presidente del consiglio.

L’ipotesi più accreditata è che, più o meno come in altre occasioni, si separino le attività dai crediti in sofferenza. Le prime verrebbero affidate a una good bank o società veicolo, che verrebbe rilevata da Intesa, l’unica che si è fatta avanti per l’acquisto, al prezzo simbolico di un euro. I Non performing loans e le sofferenze verrebbero invece ceduti alla bad bank, che verrebbe rilevata almeno in parte dallo Stato.

 

Banca Intesa compra a un euro, ma…

Banca Intesa ha subordinato però il suo “salvataggio” a un apposito atto normativo del Governo e all’ok delle autorità europee, che è arrivato ieri.

Sembra invece che tra il Tesoro e Banca Intesa possa esserci un braccio di ferro sulla forma e i contenuti del decreto. Il Cda di Intesa, infatti, ha deliberato la disponibilità “all’acquisto di certe attività e passività e certi rapporti giuridici facenti capo a Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca”.

Ma a condizioni che sono riassunte nella richiesta di “termini che garantiscano, anche sul piano normativo e regolamentare, la totale neutralità dell’operazione rispetto al Common Equity Tier 1 ratio e alla dividend policy del Gruppo Intesa Sanpaolo”. Insomma, nessuna ricapitalizzazione a carico della banca che compra e nessun impatto negativo sui conti.

In primis c’è dunque il tema esuberi. L’operazione dovrebbe comportare circa 4 mila uscite, per un costo di circa 1,2 miliardi di euro. Dei posti di lavoro da tagliare con i prepensionamenti, solo 1.200 nelle venete avrebbero i requisiti, mentre gli altri sarebbero di Intesa che, però, anche dopo l’acquisizione delle good bank, non intende sostenere costi e nemmeno considerare l’ipotesi licenziamenti.

Servirà quindi un rafforzamento del fondo esuberi con un intervento pubblico. In quel caso, Ca’ de Sass potrebbe usufruirne anche per i propri dipendenti. Un’ipotesi che non sembra essere ben vista dalla Commissione Ue. Per questo dai sindacati sono arrivati appelli al governo.

Altro nodo cruciale è quello dei bond subordinati, che saranno praticamente azzerati insieme alle azioni degli azionisti: il Governo vorrebbe una partecipazione di Intesa al rimborso, ma la banca non ne vuol sapere di mettere soldi.

La quadra dovrebbe venire dal decreto di oggi, che se fosse approvato nei tempi dovrebbe poi essere convertito in legge entro due mesi, cioè entro il 25 agosto. E Banca Intesa vorrebbe dal Governo pure la garanzia che il decreto approvato e quello convertito dal Parlamento siano perfettamente identici e non ci siano “sorprese”.

Intanto, la proposta avanzata da Intesa, secondo il suo presidente emerito Giovanni Bazoli, “avvia verso una soluzione finale e rapida del problema, che è quello che tutti ci auspichiamo”. Anche per il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, l’offerta “è buona”. Quindi, ha aggiunto, “accontentiamoci pragmaticamente di un’offerta e di una grande banca senza la quale avremmo avuto molti più problemi”.

 

Banche Venete, ora il decreto del Governo

Nelle ultime ore i tecnici del Governo hanno limato e ritoccato una bozza che in linea di massima ha ricevuto l’ok delle autorità europee e che si vuole approvare prima dell’apertura dei mercati di lunedì.

L’obiettivo è di assicurare “la corretta cornice normativa” all’operazione che dovrebbe permettere a Intesa SanPaolo di rilevare gli asset “buoni” delle due banche venete.

Il decreto arriverebbe dopo la dichiarazione formale di insolvenza da parte dei due cda delle banche venete e dovrebbe essere, come già avvenuto in occasione del salvabanche e nel caso Monte dei Paschi, “un provvedimento di carattere generale”, che consentirà al Tesoro di intervenire, in concorso con azionisti e titolari dei bond subordinati (quindi rispettando il burden sharing), nella ricapitalizzazione delle due banche liquidate e commissariate, che avranno in pancia anche i crediti deteriorati, pari a circa 10 miliardi.

Sarà sostanzialmente una bad bank, anche se avrà una veste formale diversa. “L’orientamento prevalente sarebbe quello di utilizzare parte dei 20 mld già stanziati per le ricapitalizzazioni precauzionali”, senza quindi prevedere l’impiego di ‘nuove’ risorse pubbliche.