Brexit: presentata ufficialmente la domanda del Regno Unito di uscire dall’Ue

Brexit: presentata ufficialmente la domanda del Regno Unito di uscire dall’Ue

30 Marzo 2017 0 Di Maria Sole Paggi

A nove mesi dall’esito del referendum sulla Brexit, il governo inglese deposita nelle mani di Donald Tusk, Presidente dell’Unione europea, domanda di uscita nel rispetto dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona. 

Anche se il termine Brexit è stato coniato da poco, il percorso di uscita del Regno Unito dal processo di integrazione europeo affonda le radici in tempi molto lontani: quando era Primo ministro  Margaret Thatcher  fino ad oggi dove è ancora protagonista una donna, Theresa May, altrettanto decisionista ed  irremovibile nelle sue decisioni. Prima ancora che si diffondessero populismo e senso di rigetto nei confronti della burocrazia di Bruxelles, i britannici non hanno accettato di buon grado la filosofia della solidarietà comunitaria, al punto di pretendere  l’intera restituzione dei fondi versati attraverso politiche specifiche loro destinate, ma a carico della cassa comune (teoria del giusto ritorno). Non solo. Nei 44 anni di appartenenza a pieno titolo all’Unione europea, gli inglesi hanno imposto, in più di una circostanza, una clausola di diniego (opting out) che li escludeva dall’obbligo di attuare alcune misure di politica economica, sociale e migratoria. In vista poi del referendum sulla permanenza nell’UE, hanno ottenuto ulteriori deroghe ed eccezioni.

Il rifiuto dell’EURO e una politica estera autonoma

All’origine della Brexit troviamo anche il rifiuto dell’Euro ed una politica estera autonoma. Il Regno Unito ha visto nella nascita dell’Euro e dell’Unione Economica e Monetaria un rischio per la loro attività finanziaria della City, insieme ad una diminuzione del ruolo della Sterlina. Per tali motivi, non solo non hanno aderito al disegno, ma hanno spesso remato contro. In politica estera, gli inglesi hanno coltivato principalmente il rapporto preferenziale con gli Stati Uniti con interventismi in Iraq (accordo Tony Blair – Bush) ed in Libia, salvo poi chiedere il sostegno degli altri partners comunitari.

BREXIT: un percorso negoziale  complesso

Tirando le somme, il Regno Unito non ha mai partecipato senza riserve mentali alla costruzione di una Europa federale, contribuendo anzi a frenarne l’affermazione e, nell’attuale fase di stanca, esercitando un notevole ruolo di contrasto. Si preannuncia adesso una fase negoziale non certo agevole e sicuramente costosa per i britannici che saranno chiamati a rispettare gli impegni sottoscritti nel bilancio comune fino al 2020. Il disegno di Theresa May, così come auspicato dai sostenitori del leave, di conservare i vantaggi (libera circolazione delle merci e passaporto finanziario per  la City) senza accettare i costi, rischia di infrangersi davanti ad una dura realtà.