Commissione antimafia, il 5 stelle Nicola Morra nuovo presidente

Commissione antimafia, il 5 stelle Nicola Morra nuovo presidente

27 Settembre 2018 0 Di Pietro Nigro

Aria nuova alla Commissione Antimafia: alla presidenza arriva il senatore 5 stelle Nicola Morra, paladino della cultura dell’Antimafia come alternativa a quella della mafia.

Nicola Morra indicato presidente della Commissione Antimafia

C’è aria nuova a Palazzo San Macuto, dove ha sede la Commissione parlamentare Antimafia: da questa sera, al posto occupato nella scorsa legislatura da Rosy Bindi è stato indicato il senatore calabrese Nicola Morra, del Movimento 5 stelle.

La scelta di Morra, indicato dal Movimento come candidato ufficiale del governo Giallo verde, è avvenuta questa sera nella riunione dei 17 senatori pentastellati della Commissione Antimafia, composta da 25 deputati e 25 senatori.

Morra, che nella vita è professore di filosofia e storia al liceo classico Bernardino Telesio di Cosenza, ed è al secondo mandato da senatore, è un fervente sostenitore della “antimafia” come cultura alternativa a quella mafiosa, e perciò da diffondere attivamente e da “vivere” in prima persona come impegno quotidiano. Ciò anche sulla scorta di quanto ha scritto don Pino Puglisi, il parroco di Brancaleone ucciso dalla mafia a Palermo.

Per questo Morra potrebbe essere il candidato più adatto a guidare l’Antimafia, che in questa legislatura ha visto ampliare i suoi compiti e i suoi poteri proprio in materia di diffusione e promozione della cultura della legalità e dell’antimafia.

L’elezione di Morra alla guida della Commissione bicamerale Antimafia era in qualche modo attesa. Morra, infatti e stato scelto dai 5 stelle con una votazione interna al gruppo, che lo ha preferito all’altro candidato, il senatore siciliano Luigi Giarrusso con 9 voti su 17. La sua elezione dovrebbe avvenire nella prima seduta di insediamento della Commissione, che sarà convocata a breve dalla presidente del Senato Alberti Casellati.

Ma la sua elezione non era affatto scontata, e arriva al termine di un tortuoso percorso. Morra, infatti, che è un grillino della prima ora ed è iscritto al Movimento dal 2010, è considerato molto vicino a Beppe Grillo, e nel 2013 è stato scelto come capogruppo dei 5 stelle al Senato. Alle elezioni del 2018, poi, è risultato uno dei senatori più votati in assoluto in tutta Italia.

Ma è anche considerato uno dei “dissidenti” tra i parlamentari pentastellati che contestano in particolare la scarsa democrazia del gruppo dirigente raggruppatosi intorno a Luigi Di Maio.

Forse è per questo, secondo alcuni, che Morra, per tanti versi naturale candidato ad un posto da ministro o sottosegretario alla Pubblica istruzione, è stato poi tenuto fuori dal governo formato con la Lega nel giugno scorso.

Il suo nome ha ripreso a circolare poi nel mese di luglio, allorché il Parlamento ha votato la legge per ricostituire anche in questa Legislatura la Commissione bicamerale Antimafia, e si è capito che la Commissione di Vigilanza Rai sarebbe andata alla Lega e l’Antimafia ai 5 stelle, che avrebbero dovuto indicare un senatore per alternanza alla commissione precedente, guidata dalla deputata Rosy Bindi.

Antimafia, nuovi compiti e nuovi poteri

La Commissione bicamerale Antimafia, istituita in questa Legislatura con la legge 7 agosto 2018, numero 99, e ufficialmente denominata Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, opera con i poteri dell’autorità giudiziaria come previsto dall’articolo 82 della Costituzione.

La nuova Commissione avrà però rispetto a quella che l’ha preceduta, poteri e competenze più ampie rispetto alla Commissione Bindi.

Tra le materie di sua competenza, infatti, sono stati aggiunti alcuni temi caldi, in parte anche su impulso della stessa commissione precedente, come l’esame della normativa sui collaboratori di giustizia e sulla tutela delle vittime di usura, la verifica della normativa in materia di sistemi informativi e banche dati in uso agli uffici giudiziari ed alle forze di polizia ed esame della possibilità di impiegare istituti e strumenti previsti dalla normativa anti-terrorismo anche ai fini di contrasto delle mafie; e non ultimo, il rapporto tra mafie ed informazione, con particolare riferimento alle diverse forme in cui si manifesta la violenza o l’intimidazione nei confronti dei giornalisti.