In vigore la legge contro lo spreco alimentare

In vigore la legge contro lo spreco alimentare

13 Ottobre 2016 0 Di Patrizia Russo

Una nuova legge, entrata in vigore a settembre, semplifica le regole per donare le eccedenze alimentari, di prodotti farmaceutici e di vestiario usato a fini di solidarietà sociale.

Spreco alimentare, una realtà in tutta Europa

Lo spreco alimentare è una drammatica realtà che vede ogni giorno gettare via miliardi di tonnellate di cibo. La Fao indica che sono 222 milioni le tonnellate di cibo buttato nei Paesi industrializzati, una cifra pari alla produzione alimentare dell’Africa sub-sahariana (circa 230 milioni di tonnellate).

Lo speco alimentare è un fenomeno che porta a riflettere sulla differenza tra chi ha molto e non riesce a mangiare tutto e chi non ha niente e vorrebbe mangiare in modo adeguato.

A volte, i numeri rendono meglio delle parole: il 40 per cento del cibo prodotto negli Stati Uniti finisce nella pattumiera, a livello europeo si sprecano in media 180 kg di cibo pro-capite all’anno; il 42 per cento di questo spreco avviene a livello domestico.

Il Paese con maggiore spreco è l’Olanda con i suoi 579 kg pro-capite all’anno; quello che spreca meno è la Grecia (44 kg pro-capite all’anno). In Svezia, mediamente ogni famiglia getta via il 25 per cento del cibo acquistato. L’Italia si trova circa a metà di questa classifica.

Quando parliamo di spreco alimentare subito pensiamo a quello che una persona butta nella pattumiera, ma questo è solo uno dei tre punti critici.

  • Il primo punto critico è il Food losses e si riferisce alle perdite che si determinano a monte della filiera agroalimentare, durante la coltivazione o l’allevamento, la raccolta e il trattamento della materia prima.
  • Il secondo viene definito Food waste, vale a dire gli sprechi che avvengono durante la trasformazione industriale, distribuzione e le produzioni in eccedenza (prodotto invenduto).
  • L’ultimo è lo spreco domestico, che rappresenta tutti quegli alimenti acquistati, ma non consumati, perché dimenticati nel frigo o nella dispensa.

Se pensiamo a qualche possibile motivo di tanto spreco lo possiamo individuare nelle date di scadenza troppo ravvicinate di molti prodotti che normalmente acquistiamo, le numerose offerte delle Gdo che inducono a comprare più del necessario e la fretta con cui ci dedichiamo alla spesa, che porta in poco tempo a riempire il carrello spesso per la necessità settimanale di un’intera famiglia.

In questi ultimi anni, complice la crisi, gli italiani, hanno ridotto lo spreco alimentare del 57 per cento; questo vuol dire che per risparmiare hanno iniziato a programmare meglio la propria spesa e le proprie necessità alimentari, riducendo le quantità acquistate, riutilizzando gli avanzi come facevano le nostre nonne e prestando maggior attenzione alla data di scadenza.

Tuttavia lo spreco alimentare non riguarda solo le famiglie, ma un universo di altre strutture: mense scolastiche, ospedaliere e aziendali, ristoranti, bar, pasticcerie, buffet di varia tipologia e genere ecc.

 

Da settembre una legge per ridurre lo spreco alimentare

Nel nostro Paese, per cercare di diminuire gli sprechi alimentari, è stata varata la legge n. 166/16, “Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi”.

Questa legge contiene una serie di articoli che mirano non solo a ridurre gli sprechi di prodotti alimentari e farmaceutici, ma anche a rendere più semplice la possibilità delle donazioni nei confronti delle associazioni che si occupano dell’assistenza e della distribuzione di cibo alle persone che ne hanno la necessità.

I punti salienti della legge sono:

  • favorire il recupero e la donazione delle eccedenze a scopo solidale e sociale, destinandole ai poveri e ai bisognosi;
  • cercare di limitare l’impatto negativo sull’ambiente e sulle risorse naturali promuovendo il riuso e il riciclo dei prodotti; contribuire al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti e dello spreco alimentare;
  • infine, è anche prevista un’attività di ricerca, informazione e sensibilizzazione delle istituzioni e dei consumatori, soprattutto verso i più giovani, per una corretta educazione alimentare.