It Follows, i mille volti della paura

It Follows, i mille volti della paura

08 Luglio 2016 0 Di Emilia Parisi

It Follows: David Robert Mitchell dirige un horror soprannaturale ambientato in un tranquillo sobborgo americano dove un gruppo di ragazzi è braccato da una forza misteriosa. Al cinema dal 6 luglio.

 

It Follows, il ritorno degli Ottanta

In una tranquilla periferia americana (siamo nei pressi di Detroit) Jay e i suoi amici sono perseguitati da una forza malefica sconosciuta alla quale cercheranno di sfuggire con ogni mezzo.

It Follows (qui la scheda completa) è la seconda opera del regista e sceneggiatore americano David Robert Mitchell che, dopo aver realizzato il cortometraggio Virgin nel 2002, ha scritto e diretto il suo primo lungometraggio The Myth of the American Sleepover, commedia drammatica uscita nel 2010.

It Follows (qui il sito ufficiale) è un horror soprannaturale che strizza l’occhio al cinema di genere degli anni Settanta/Ottanta e in particolare al capolavoro di John Carpenter del 1979, Halloween – La notte delle streghe.

Presentato al Toronto Film Festival nel 2014, It Follows è scritto da David Robert Mitchell e prodotto da Animal Kingdom e Northern Lights Film. Tra gli interpreti figurano Maika Monroe, Keir Gilchrist, Olivia Luccardi, Lili Sepe, Daniel Zovatto, Jake Weary, Bailey Spry, Debbie Williams, Ele Bardha, Ruby Harris, Leisa Pulido.

It Follows, il plot

Siamo nella profonda periferia americana. Casette a schiera e prati ben curati. Una ragazza esce per strada nel cuore della notte, ha paura di qualcuno o qualcosa, prende la macchina e si dirige verso un laghetto. Il giorno seguente viene ritrovata senza vita, con braccia e gambe spezzate e piegate in modo grottesco.

Jamie Jay Height (Maika Monroe) è un adolescente che frequenta il liceo, vive con i genitori e la sorella Kelly (Lili Sepe) e sta per uscire con un ragazzo che le piace molto, Hugh (Jake Weary).

All’interno di una sala cinematografica Hugh nota una ragazza che Jay non riesce a vedere. Dopo aver fatto l’amore all’interno dell’auto di Hugh nei pressi di una zona isolata, il giovane cloroformizza Jay, la lega ad una sedia a rotelle e la trasporta all’interno di una fabbrica abbandonata.

Qui le confessa un segreto: perseguitato da una presenza oscura, Hugh ha trasferito questo male a Jay. Quest’ultima potrà liberarsene soltanto andando a letto con qualcuno. Comincia così il calvario di Jay che, terrorizzata e disorientata, chiederà una mano ai suoi più cari amici…

Ambientazione, scenografia, tematica

Jay e i suoi amici guardano alla tv vecchi film di fantascienza: Guerra tra i pianeti (1954) di W. Lee Wilder e Voyage to the Planet of Prehistoric Women (1968) di Peter Bogdanovich.

David Robert Mitchell ci introduce immediatamente in un’atmosfera surreale e rarefatta, proprio come quella presente nei film in questione.

Le carrellate della macchina da presa lungo i vialetti di una cittadina semi-desertica e le soggettive di qualcuno che sta continuamente osservando qualcosa, sia esso mostro o essere umano, sono inquietanti e cariche di tensione.

Un valore aggiunto è senza dubbio fornito dalle musiche di Disasterpiece (Rich Vreeland), alienanti e funeste e dalla fotografia di Mike Gioulakis, sgranata e decisamente tetra.

I protagonisti del film di Mitchell, adolescenti alle prime armi che vivono con genitori assenti o inutili (nella tipica abitazione americana ricostruita da Michael Perry), s’imbattono in un male oscuro e sconosciuto a cui non riescono a dare una spiegazione (il finale aperto e pieno di inquietudine lascia spazio ad un possibile sequel).

Questo mostro ignoto prende le sembianze di tanti esseri umani: un’anziana signora claudicante, un gigante dall’aria sinistra, un bambino deforme, una donna che si lascia dietro un’abbandonate scia di sangue.

Mille volti, mille facce paurose che, fuor di metafora, potrebbero rappresentare una malattia contagiosa (come l’Aids) oppure il senso di colpa di una società in decadenza che rimpiange l’antica opulenza.