Italia green: l’Enea ci dirà chi fa davvero riciclo

Italia green: l’Enea ci dirà chi fa davvero riciclo

14 Maggio 2021 0 Di Nunzio Ingiusto

Una banca dati nazionale sostenuta dal Governo per capire cosa fa l’Italia per una vera economia circolare.Fondamentale il ruolo delle imprese.

Italia green: l’Enea ci dirà chi ricicla

Chi ricicla, quando, come. Sono le domande che ci poniamo ogni volta che immaginiamo un ambiente più pulito. I comportamenti collettivi, per cosi’ dire privati, determinano successi e insuccessi.

Ma quelli delle aziende pesano sicuramente di più. Tollerali vuol dire restare imbrigliati in giri tortuosi e spesso illegali. Che il governo Draghi si impegni ora anche per individuare chi davvero cura il ciclo di vita dei prodotti è un segnale da cogliere.

Il Ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani ,infatti, sta sostenendo il progetto “Mettiamoci in RIGA – Rafforzamento Integrato Governance Ambientale” , aiutando l’Enea a organizzare prima  di tutto un’ archivio nazionale.

Il riciclo e il Progetto Arcadia.

Parte in questi giorni, infatti, la prima banca dati italiana sul ciclo di vita di prodotti e servizi (LCA- Life Cycle Assessment).

Un sistema a disposizione di pubbliche amministrazioni, associazioni di categoria e imprese per stare dentro il  Piano di Azione per l’economia circolare. Il perimetro nel quale si lavora è il progetto Arcadia, che utilizza fondi PON  2014-2020.

In realtà è tutto il “Mettiamoci in RIGA” che ha censito 15 filiere nazionali critiche sulla gestione del ciclo di vita di beni e servizi. Finalmente si cerca di capire dove bisogna concretamente intervenire.

La politica a volte elabora piani e strategie senza basi da cui partire. Non sempre, poi, le aziende si preoccupano di impatti ambientali, produttività, marchio Green, acquisti verdi o Criteri Ambientali Minimi (CAM).

Per un Paese che vuole collegare produzione e consumi sostenibili per i prossimi anni, la banca dati diventa allora un passaggio fondamentale.

Roberto cingolani minisrto transizione ecologica

Il ministro Roberto Cingolani

Una rete con Associazioni, aziende, Università.

Chissà perché non è stata fatta prima? Non c’è dubbio che il mondo delle imprese dovrà dare il più grande sostegno. Il rovescio della medaglia – soprattutto se pensiamo al Green Deal europeo – sarebbe una sottovalutazione da parte di chi governa il mercato dei materiali e delle forniture.

Nei prossimi anni l’interscambio commerciale avrà tra le sue referenze proprio i cicli di produzione, di vita media e di riciclo o riutilizzo dei beni.

Per quanto acquisiti alla causa green solo negli ultimi 10 anni, gli italiani hanno il diritto di sapere quanto c’è di autenticamente verde nel sistema economico del loro Paese. E  quanto l’industria si preoccupi di recuperare o riciclare a tutela dell’ambiente.

Nei Paesi del Nord Europa l’economia circolare é partita dalle imprese che vi hanno scorto e praticato il business (una volta) del futuro.

“Noi ora abbiamo costruito una rete di relazioni con PA, associazioni di categoria, aziende, enti certificatori, enti ricerca, università e istituzioni di ricerca per arrivare a produrre una banca dati di qualità e rappresentativa del tessuto produttivo italiano”,  ha spiegato Simona Scalbi, responsabile tecnico-scientifico del progetto in Enea.

E la prima iniziativa pubblica riguarda il settore delle costruzioni. Se quel  comparto, in ripresa dopo lo stop della pandemia, darà il contributo atteso, avremo preso la strada giusta.

D’altra parte sono note le dichiarazioni e i documenti dei costruttori e di Confindustria sui trattamenti dei materiali e sulla necessità di incentivare sistemi produttivi ecosostenibili.

La partita degli impianti di riciclo e dello sfruttamento intensivo degli scarti o dei rifiuti è apertissima, come si deduce anche dai 5,27 miliardi destinati all’economia circolare nel Recovery Plan approvato dal Parlamento.

Il ruolo delle aziende

Sia Cingolani che l’Enea sperano che siano tante le aziende disposte a far crescere la banca dati. Sapere cosa accade di cemento, calcestruzzo, infissi, serramenti, demolizione e tanto altro, legato all’edilizia. Almeno nella fase iniziale.

Deve essere chiaro che, per crescere ed affermarsi l’economia circolare ha bisogno dei produttori, prima ancora di uno Stato che la promuove e la sostiene. Ci vorrà, quindi, poco per capire se i fatti corrispondono alle parole.