Lega, debiti e simbolo. Chiacchiere e veleni scatenano la guerra tra Salvini e Di Maio

Lega, debiti e simbolo. Chiacchiere e veleni scatenano la guerra tra Salvini e Di Maio

03 Maggio 2018 0 Di Marino Marquardt

Il Capo politico del M5S insinua la dipendenza economica del Carroccio da Berlusconi.

I soldi di Silvio sotto la lente di ingrandimento Cinquestelle

Come dietro le ombre cinesi si nascondono le ingannevoli mani di burattinai senza fili così dietro gli elogi di valori quali ad esempio lealtà e correttezza possono talvolta nascondersi poco cristallini interessi personali o di bottega. Accade quando la retorica maschera interessi reconditi. Come gli interessi che legherebbero il Leader della Lega, Matteo Salvini, al Padrone di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

Una storia di Soldi, Politica & Affari

A tal proposito a mettere il dito sulla piaga ci ha pensato Luigi Di Maio, ospite del salotto di Bruno Vespa. Il Capo politico del M5s senza troppi giri di parole ha scoperchiato il pentolone delle chiacchiere che da tempo circolano sul conto della Lega. Chiaroscuri di retrobottega leghista che disegnano inquietanti ombre sulla proprietà del simbolo e sulle difficoltà economiche del partito di Salvini.

Travaglio: il denaro alla base della fedeltà al Leader di Arcore

Un chiacchiericcio, questo, non nuovo. Un chiacchiericcio incalzante. E a più voci. Secondo l’ex direttore della Padania, Gigi Moncalvo, Salvini non potrà mai fare a meno di Berlusconi. Per una questione di soldi e di logo. Ma Moncalvo non è il solo a parlare della presunta dipendenza economica della Lega dal Capo di Forza Italia. Anche secondo Marco Travaglio dietro la fedeltà di Salvini a Berlusconi ci sarebbe una questione di soldi. E l’ostinata lealtà di Salvini – a detta del direttore de Il Fatto Quotidiano – celerebbe vecchie storie di prestiti e fidejussioni. Vecchi affari di bottega che in qualche modo andrebbero a vincolare il Carroccio all’ex Premier.
II vero padrone della Lega – a sentire i maligni – sarebbe dunque Lui, l’Immarcescibile di Arcore. Una poco edificante miscellanea politico-affaristica tra contratti, fidejussioni e favori che terrebbe – come detto – Salvini ostaggio del Frodatore di Arcore sempre pronto ad acquistare uomini e cose. Non a caso anche agli albori di questa Legislatura sogna di dar vita a una nuova campagna-acquisti in Parlamento
Chiacchiere e veleni alle quali Salvini intende rispondere attraverso il ricorso alla carta bollata. Querele volant, fatti manent. O no?