Libere professioni: un futuro incerto e qualche attenzione dalla politica

Libere professioni: un futuro incerto e qualche attenzione dalla politica

09 Giugno 2017 0 Di Pietro Nigro

A Roma la tavola rotonda sul rilancio delle libere professioni del Colap. Emiliana Alessandrucci confermata presidente. Formazione e certificazione temi sempre caldi.

Libere professioni, Alessandrucci confermata alla guida del Colap

Emliana Alessandrucci resta presidente del Colap, il coordinamento delle Libere professioni che ha pressoché confermato il suo consiglio direttivo per i prossimi quattro anni. E questa è l’unica certezza emersa dalla tavola rotonda sul rilancio delle professioni che si è tenuta oggi a Roma, insieme al Jobs Act del lavoro autonomo al via nel 2017.

Già perché da quest’anno anche il lavoro autonomo ha un suo “Statuto dei lavoratori”, che colma una lacuna storica con le luci e le ombre che lo caratterizzano.

Il Ddl sul lavoro autonomo, infatti, come ha sostenuto la Alessandrucci, “contiene diversi aspetti positivi ma che nel complesso è considerato “monco e un punto di partenza” e non un testo “così come doveva essere fatto” perché “il meglio è nemico del bene…” e così il nostro Paese si ritrova con una montagna di leggi, tra l’altro scritte male e perlopiù inapplicate. Noi invece – assicura la presidente Colap – ci vogliamo impegnare affinché il mondo del lavoro autonomo non venga archiviato così ma diventi un settore valorizzato e valorizzante della nostra economia”.

Per farlo sono molte le sfide e le incertezze che attendono le professioni non rappresentate da ordini ma da libere associazioni professionali alle prese con il futuro.

Enrico Morando, viceministro Economia e Finanza, lascia la tavola rotonda sul futuro delle libere professioni del Colap (ph. In24/P. Nigro).

Enrico Morando, viceministro Economia e Finanza, lascia la tavola rotonda sul futuro delle libere professioni del Colap (ph. In24/P. Nigro).

A cominciare dal “momento cruciale che viviamo – come ha ricordato nel suo atteso intervento Enrico Morando, viceministro Economia e Finanze, secondo cui – dopo aver corso il concreto rischio della dissolvenza dell’Unione europea superato solo con l’elezione di Macron in Francia, ora non possiamo perdere assolutamente il treno del rilancio dell’economia, con un sistema produttivo che sia pur poco sta riprendendo ma che cresce meno che in altri Paesi Ue e non con la stessa velocità in tutti i comparti”.

Il comparto più in sofferenza, parola di vice ministro, purtroppo è proprio quello dei servizi, in cui “dobbiamo agire cercando di rendere i servizi paragonabili
ai costi”. Per ora, dando uno shock al sistema attraverso “le misure per l’innovazione fiscale con i super ammortamenti”.

 

Libere professioni in cerca di formazione e certificazione

Restano caldi, o meglio freddi, invece gli altri punti più interessanti per le professioni.

 

A cominciare dal loro stesso status, minacciato dalla formulazione dell’articolo 5 del Ddl, inserito nel passaggio del testo al Senato e che rischia di riportare le professioni non ordinistiche in una sorta di serie B del lavoro professionale. Se non fosse che “L’articolo 5 è una delega al governo” come ha ricordato alla tavola rotonda Annamaria Parente, senatrice Pd della commissione Lavoro, secondo cui occorrerà quindi capire cosa succederà in conseguenza di quella delega.

Intanto, però, sul tema delle “risorse umane” e sulla loro “formazione”, secondo la senatrice, “Mettere al centro le competenze sarà essenziale per affrontare il mercato del lavoro. Ogni piano d’investimento dovrebbe essere accompagnato da un piano per la formazione delle risorse umane, ma in Italia ancora non è così e i due piani non si parlano. Invece, sarebbe auspicabile uno strumento coordinato per esempio tra Anpal e Inapp (la nuova denominazione dell’Isfol) per avere una iniziativa legislativa nazionale unica”.

 

 

Il rischio dell’Anpal è tuttavia – come ha segnalato Tiziana Ciprini, deputato Cinquestelle e componente della commissione Lavoro della Camera – è che resti “una scatola vuota senza competenze e compiti, se non la si riempie di contenuti; così come senza controlli adeguati si rischia che la formazione diventi un inutile “corsificio”. E invece il lavoro nel futuro, che secondo una ricerca “fatta in casa” dal Movimento Cinque stelle insieme ad un gruppo di ricercatori universitari, richiede proprio la valorizzazione delle competenze e la formazione per tutti i professionisti”.

 

Il generale tema della certificazione delle competenze che i professionisti acquisiscono prima e durante l’attività lavorativa resta una grande incertezza: ogni lavoratore ha davanti un ricco e variegato ventaglio di possibilità, dalle associazioni di appartenenza all’Uni, alle società di certificazione. Ma intanto, resta e potrebbe addirittura moltiplicarsi l’attività in questo campo delle venti regioni, perché esiste una formazione professionale regionale che produce “propri” titoli riconosciuti solo da quell’ente.

E non c’è solo la proliferazione dei titoli. Ogni regione vuole anche realizzare un proprio sistema di accreditamento degli enti di certificazione, come ha segnalato Lucia Valente, assessore al Lavoro della Regione Lazio, che invece ha proposto “un unico accreditamento regionale ed auspicato un sistema nazionale sulle politiche attive con un ruolo di centralità da assegnare a Ministero del Lavoro, Inapp e Anpal”.

Marco Leonardi, consigliere economico della Presidenza del Consiglio dei ministri alla tavola rotonda sul futuro delle profesisoni del Colap (ph. In24/P. Nigro).

Marco Leonardi, consigliere economico della Presidenza del Consiglio dei ministri alla tavola rotonda sul futuro delle professioni del Colap (ph. In24/P. Nigro).

“Il fatto che sia stato per la prima volta approvato e convertito in legge il testo sul Lavoro Autonomo dimostra che il vostro mondo gode di notevole attenzione da parte del Governo – ha assicurato il consigliere economico della Presidenza del Consiglio dei ministri Marco Leonardi – e da qui dobbiamo partire”.

Intanto, se è giusto che il lavoro autonomo deve avere più diritti, come ha assicurato Leonardi, “le due anime del lavoro dipendente e autonomo devono però coesistere. Così è da escludere che si possa immaginare un reddito minimo per tutti, come propongono i Cinque stelle, e la legge ha chiarito che i Cocopro devono essere autonomi e basta. Quelli che rimangono si pagano una forma di disoccupazione e se la portano avanti per proteggersi per tutta la vita. Ma detto questo non c’è alcuna intenzione di allargare il welfare”.

Inoltre, ha assicurato Leonardi, il governo non ha intenzione di dare seguito a forme di tariffe minime, che peraltro alle libere professioni non interessano più di tanto, “perché se il Paese non ha un salario minimo legale per il lavoro dipendente, non è pensabile che si introducano limiti minimi o un “equo compenso” per i lavoratori autonomi”.

 

Formazione e certificazione, invece, “devono essere inseriti nella rivoluzione a 360° del mondo del lavoro, anche se manca ancora una iniziativa sulla formazione continua e delle certificazioni che sono rimaste fuori, ma noi lavoreremo per questo”.