M5s, diciannove firme contro Luigi Di Maio. Alla Camera spunta la fronda

M5s, diciannove firme contro Luigi Di Maio. Alla Camera spunta la fronda

19 Novembre 2018 0 Di Marino Marquardt
Spunta la fronda, scoppia la bomba. Ormai è ufficiale, il M5s non è più una caserma. Dopo la recentissima levata di scudi da parte dei cinque senatori dissidenti contrari al condono per le case terremotate di Ischia, spuntano altri segnali di insofferenza verso la gestione del M5s ad opera del Capo politico nonché vice premier Luigi Di Maio.

Cinquestelle, questa non è più una caserma. Di Maio nella bufera

In diciannove scrivono al capogruppo della Camera Francesco D’Uva per chiedere la riapertura del confronto sul Decreto Sicurezza. Inutile dire che il nome del destinatario della lettera si scrive D’Uva ma si legge Di Maio. Gli scriventi in sostanza vogliono apportare modifiche al Testo licenziato il 7 novembre dal Senato.

Mala tempora, cupe nubi si stagliano all’orizzonte di Luigi Di Maio. Non bastassero le quotidiane putecarelle (petit querelle, piccole liti per i non napoletani e per i non francofoni, ndr) e l’inclemenza dei sondaggi che danno i Cinquestelle in caduta libera, ora spunta ufficialmente la fronda interna.

Segno, questo, che il malumore nel M5s ha toccato livelli massimi. Troppo alto il prezzo pagato al governismo del vice premier, troppo amari i bocconi che i duri e puri del Movimento sono stati costretti a deglutire.

E’ crisi nel M5s

E’ crisi nel M5s. E’ la crisi politica ed etica di un soggetto politico che aveva fatto sognare con l’ormai perduto elan vital, slancio vitale per quanti non masticano il francese.

 

La missiva – racconta una fonte – sarebbe stata sottoscritta da diciannove parlamentari, per lo più alla prima Legislatura.

 

 

“Nella mail – spiega all’Adnkronos un deputato – si chiede di presentare emendamenti al Dl sicurezza ma soprattutto di aprire un tavolo di confronto interno”.

 

Dopo il Senato si apre fronte interno anche alla Camera

Alla faccia delle minacce di espulsione e dei ruggiti dei probiviri alla Camera – dunque – rischia di aprirsi un nuovo fronte dopo le tensioni al Senato che hanno visto protagonisti cinque esponenti pentastellati (Gregorio De Falco, Paola Nugnes, Elena Fattori, Virginia La Mura, Matteo Mantero), i quali si rifiutarono di partecipare al voto di fiducia al Governo sul provvedimento di condono edilizio per Ischia e per questo motivo sono finiti sotto la lente di ingrandimento del collegio dei probiviri.

Come è noto, il Decreto rappresenta una priorità per il Governo e in particolare per il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Anche per questo motivo, il testo viene considerato “chiuso”.

Non ci sarebbero i tempi per rimandarlo a Palazzo Madama, in caso di modifiche. Inutile dire che a questo punto la richiesta del voto di fiducia è considerata quasi scontata.

19/11/2018  h.17.40