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Molestie sessuali sul lavoro, per l’Istat coinvolte 8 milioni di donne

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molestie sessuali sul lavoro

L’Istat stima i possibili casi di molestie sul lavoro subiti da donne tra i 14 e i 65 anni: almeno 8 milioni di donne, 3 milioni di casi negli ultimi 3 anni.

Istat: molestie sessuali sul lavoro per 8 milioni di donne

Hanno destato molto scalpore i recenti casi di molestie sessuali, se non di veri e propri ricatti a sfondo sessuale, subiti dalle donne nel cinema, nella politica e da ultimo nelle rgandi organizzazioni umanitarie. Ma quanti sono i casi di donne che suscono ogni giorno molestie sessuali sul lavoro, in fabbrica, in ufficio, in uno studio professionale, in un’asienda privata o in un ente pubblico? A dare una risposta una stima realizzata dall’Istat, secondo cui in Italia sarebbero 8 milioni 816mila (43,6%) le donne fra i 14 e i 65 anni che nel corso della vita hanno subito una delle possibili forme di molestie sessuali, e di queste almeno 3 milioni 118mila sarebbero le donne (15,4%) che le hanno subite negli ultimi tre anni.

Questa stima è stata pubblicata oggi dall’Istat e contiene i dati di una indagine campionaria sulla “Sicurezza dei cittadini” svolta nel periodo 2015-2016 tramite interviste telefoniche su un campione di 50.350 individui. Per la prima volta, questa indagine ha riguardato sia le molestie subite dalle donne, sia quelle subite dagli uomini e comprende molestie verbali, esibizionismo, pedinamenti, telefonate oscene e molestie fisiche, nonché i ricatti sessuali per l’assunzione.

Il fenomeno delle molestie sessuali subite da donne nei tre anni precedenti l’indagine, risulta tuttavia in sensibile calo rispetto ad una analoga indagine precedente, passando da 3 milioni 778mila (18,7%) nel 2008-2009 a 2 milioni 578 mila (12,8%) nel 2015-16.

 

Molestie sul lavoro, 3 milioni di vittime tra gli uomini

Per la prima volta l’indagine rileva le molestie a sfondo sessuale anche ai danni degli uomini: si stima che 3 milioni 754mila uomini le abbiano subite nel corso della loro vita (18,8%), 1 milione 274 mila negli ultimi tre anni (6,4%).

Per quanto riguarda la provenienza, gli autori delle molestie a sfondo sessuale risultano in larga prevalenza uomini: per il 97% delle vittime donne e per l’85,4% delle vittime uomini.

Le molestie verbali sono la forma più diffusa sia nel corso della vita (24% delle donne e 8,2% degli uomini) sia nei tre anni precedenti all’indagine.

Le molestie con contatto fisico, ovvero le situazioni in cui le vittime sono state accarezzate o baciate contro la loro volontà, sono state subite nel corso della propria vita dal 15,9% delle donne e dal 3,6% degli uomini.

Nella maggior parte dei casi, il 60%, questo tipo di molestie viene commesso da estranei o da persone che si conoscono solo di vista (15,8%). Considerando l’intero corso della propria vita, avvengono più frequentemente sui mezzi di trasporto pubblici per le donne (27,9% dei casi) mentre per gli uomini nei locali come pub, discoteche, bar (29,2%).

E si diffonde anche il fenomeno delle molestie sessuali commesse via web: nel corso della propria vita il 6,8% delle donne ha avuto proposte inappropriate o commenti osceni o maligni sul proprio conto attraverso i social network e all’1,5% è capitato che qualcuno si sia sostituito per inviare messaggi imbarazzanti o minacciosi od offensivi verso altre persone. In questo caso il dato degli uomini non è particolarmente diverso (rispettivamente 2,2% e 1,9%).

E, secondo l’indagine Istat, almeno il 5 per cento della popolazione tra i 14 e i 65 anni, cioé 2 milioni di persone, ha subito atti sessuali contro la sua volontà quando era minorenne: il 7,8% tra lòe donne (pari a 1,6 milòioni di persone) e il 2,2% tra gli uomini (435mila persone). Per fortuna, non si tratta di casi frequenti e ripetuti, perché nel 60% per cento dei casi si tratta di fatti episodici ed occasionali, di molestie che si verificano una sola volta. Ma per un quarto delle vittime si è trattato di molestie ripetute da 2 a 5 volte.

Si calcola, poi, che siano 1 milione e 404mila donne ad aver subito molestie fisiche o ricatti sul luogo di lavoro, cioé 425mila negli ultimi tre anni. In questo quadro dei ricatti a sfondo sessuale, sarebbero 1 milione 173mila le donne che almeno una volta nella vita hanno subito ricatti sessuali per l’assunzione, per mantenere un posto di lavoro o per ottenere progressioni di carriera, mentre i casi riferibili agli ultimi tre anni sono 167mila.

La percezione della gravità delle molestie fisiche subite è molto diversa tra i generi: il 76,4% delle donne le considera molto o abbastanza gravi contro il 47,2% degli uomini. E sebbene il 69,6% dellle vittime di ambo i sessi consideri gli epsiodi subiti gravi o abbastanza gravi, nell’80,9 per cento dei casi la vittima non ne ha parlato con nessuno sul posto di lavoro e solo in pochissimi casi ha presentato denuncia alle forze dell’ordine.

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Pietro Nigro
Giornalista professionista, napoletano, con esperienza di giornalismo su carta, in tv e sul web, nonché di comunicazione e nel mondo dell'impresa. Ha lavorato soprattutto a Napoli dove si è occupato di economia e politica per il Roma, il Denaro e il Corriere del Mezzogiorno. Ha curato uffici stampa e attività di comunicazione istituzionale, tra gli altri, per il parlamentare europeo Ernesto Caccavale, l'Ordine degli Ingegneri di Napoli, l'Associazione nazionale Consulenti tributari di Napoli, il Consorzio nazionale Acciaio, Anida onlus e Itaca ong. Come direttore responsabile, ha fatto nascere l'emittente televisiva calabrese Rete 3, e, come vicedirettore, il nuovo sito di informazione www.scelgonews.it. In precedenza è stato socio fondatore di una nuova impresa di bricchettaggio di lignite in Bashkortostan, di una cooperativa di diversamente abili a Napoli e della prima società italiana di condohotel a Chianciano (Siena). Attualmente collabora con il Sole 24 Ore. Nell'autunno 2015, raccoglie e rilancia l'ennesima sfida professionale: avviare www.Italianotizie24.it, una nuova iniziativa editoriale dal "basso", nata cioè dallo sforzo congiunto di un gruppo di giornalisti di varie parti d'Italia che decidono di "mettersi in proprio" per far nascere il "loro" giornale.