Musicoterapia, a Regina Coeli detenuti liberi con il coro Musica dentro

Musicoterapia, a Regina Coeli detenuti liberi con il coro Musica dentro

22 Giugno 2017 0 Di Pietro Nigro

Festa della musica nel carcere di Regina Coeli: i detenuti cantano “liberi” nel coro multietnico nato all’interno del laboratorio di musicoterapia “Musica dentro”.

Musica dentro: il coro multietnico “libera” i detenuti

Musica dentro a Regina Coeli: l'esibizione dei partecipanti al laboratorio di musicoterapia in carcere (ph. Dire / S. Costa).

Liberi“. Come nella famosa canzone di Vasco Rossi. Sono i detenuti del carcere romano di Regina Coeli, che per un giorno, per la Festa internazionale della musica, sono stati “liberi” di cantare nel coro multietnico nato all’interno del laboratorio di musicoterapia “Musica dentro“.

Nel repertorio, messo su in meno di due mesi dai detenuti e dalla musicoterapista Silvia Riccio, non solo la famosa hit di Vasco Rossi, ma anche tante altre canzoni, israeliane, bosniache, cubane, zulu, senegalesi ed italiane.

Nel coro che si è esibito nella angusta rotonda della biblioteca di Regina Coeli c’è spazio per tutti, a partire da due ottimi chitarristi e un pianista che hanno cantato con gli altri e li hanno accompagnati con i loro strumenti.

C’è posto per la canzone originale composta in cella da un detenuto cubano. C’è posto per il ricordo di casa di un detenuto senegalese e per la donna cantata nella nenia bosniaca Bilo Kìa da un detenuto rom.

Musica dentro a Regina Coeli: l'esibizione dei partecipanti al laboratorio di musicoterapia in carcere (ph. Dire / S. Costa).Ancora, c’è spazio per l’esibizione corale, con la riproduzione a più voci di pezzi tradizionali, come il canto zulu Mamaliye e la canzone israeliana Hava nagila.

E perfino il coro di Heal di world, di Michael Jackson, riproposta in inglese, italiano, francese e spagnolo.

E c’è posto anche per l’inattesa esibizione a sorpresa di Nando Citarella e dei suoi Cymbalus ensemble, che si sono fatti trascinare dalla musica ed hanno suonato con i detenuti e per i detenuti, i ritmi frenetici della taranta mediterranea.

Musica dentro a Regina Coeli: l'esibizione dei partecipanti al laboratorio di musicoterapia in carcere (ph. Dire / S. Costa).Ma soprattutto c’è spazio per la comunicazione tra i detenuti, che nel carcere di Regina Coeli appartengono ad almeno 70 nazionalità diverse ed a tutte le religioni. E che grazie alla musicoterapia hanno imparato a dialogare, a conoscersi e a rispettarsi, fino a diventare un unico gruppo, e appunto un coro.

 

La musicoterapia non produce arte, ma terapia

“La musicoterapia non produce arte – ha spiegato la musicoterapista Silvia Riccio durante l’esibizione – ma terapia. Perché la musica ha il potere di favorire quella che i Greci chiamavano “catarsi’, cioè purificazione. La musica rende liberi di cantare, di suonare, di esprimersi anche profondamente, e di comunicare, anche con il canale non verbale”.

Musica dentro a Regina Coeli: l'esibizione dei partecipanti al laboratorio di musicoterapia in carcere (ph. Dire / S. Costa).

Lo scopo di Musica dentro non è fare musica

Lo scopo del laboratorio di musicoterapia Musica dentro, e quindi anche del coro che ne è nato, non è dunque né una competizione, né una manifestazione di virtù canore o artistiche.

Musica dentro, che è stato voluto dalla direzione dell’area trattamentale di Regina Coeli e finanziato dal 2014 al 2016 dall’associazione A Roma insieme, fa infatti perno sul processo creativo che si crea con l’ausilio della musica.

Musica dentro a Regina Coeli: l'esibizione dei partecipanti al laboratorio di musicoterapia in carcere (ph. Dire / S. Costa).Lo scopo di Musica dentro non è né di fare musica né di insegnarla. Ma solo di aiutare ciascuno dei detenuti, molti in attesa di giudizio, ad imparare ad esprimersi e comunicare con il gruppo attraverso la musica, l’improvvisazione musicale, l’uso della voce e degli strumenti.

“Il detenuto re-impara il concetto di tolleranza, verso i propri errori e quelli degli altri, e di convivenza – aggiunge Riccio – riflettendo sul valore imprescindibile del rispetto, per se stessi innanzitutto e poi anche per gli altri”. E di diventare “liberi” con la “musica dentro”, come si è visto ieri.