Da Dio, Patria e Famiglia a Slot, Case e Milioni: nei guai Fini, Bocchino e Laboccetta

Da Dio, Patria e Famiglia a Slot, Case e Milioni: nei guai Fini, Bocchino e Laboccetta

21 Marzo 2017 0 Di Marino Marquardt

Fini, Bocchino e Laboccetta: tutti protagonisti di rilievo della Destra italiana. E tutti coinvolti in inchieste importanti che rischiano di macchiarne il passato politico.

Da Dio, Patria e Famiglia a Slot, Case e Milioni

Mai fidarsi degli integerrimi e dei guardiani dell’ortodossia valoriale. Già perché prima o poi qualcuno scivola e i principi morali vanno a farsi benedire… Prendete ad esempio i guai nei quali si sono cacciati alcuni degli ultimi interpreti della Destra post-fascista. Pezzi da novanta caduti in disgrazia per eccesso di voracità. Una ingordigia che ha finito per macchiarne il passato politico.

Dio, Patria e Famiglia con una spolveratina di Onore. Erano gli imperativi categorici di una certa Destra post-fascista consegnata agli archivi dal Congresso di Fiuggi (25-27 gennaio 1994) che sancì la morte del Msi di Giorgio Almirante e la nascita Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini su ispirazione di Pinuccio Tatarella.

Cambiarono le sigle, intimamente cambiarono anche alcuni uomini di quella storia. E accadde che i vecchi imperativi morali finirono col trasformarsi in utili slogan da esporre sulle bancarelle elettorali. E nulla più.

Iniziò così la semina dei frutti velenosi prodotti da alcuni tra i maggiori eredi di Almirante e Tatarella.

E da Dio, Patria e Famiglia con spolveratina di Onore a Slot, Case e Affari con spolveratona di Milioni il passo fu relativamente breve.

Fu l’inizio del percorso della degenerazione politica favorita anche dagli inni berlusconiani al liberismo e al “liberi tutti”. E anche dalla ubriacatura del Potere, miraggio ritenuto irraggiungibile dagli interpreti della Destra prima dell’esplosione di Tangentopoli e della tentazione seduttiva da parte di Silvio Berlusconi nei loro confronti.

Il processo degenerativo riguardò – e riguarda tuttora – anche quella parte politica che distratti commentatori continuano a definire “Sinistra” nonostante la presenza in essa dei vari Giorgio Napolitano, Massimo D’Alema, Matteo Renzi e compagnia bella.

Sotto inchiesta Fini, Bocchino e Laboccetta

Detto ciò, il lungo paraustiello (ragionamento pretestuoso per i non napoletani, ndr) per arrivare ai giorni nostri in cui risultano coinvolti in storie di malaffare e corruzione tre big della Destra che fu: Gianfranco Fini, il suo delfino Italo Bocchino e Amedeo Laboccetta parlamentare con l’hobby del gioco sporco.

Fini – ex leader del Msi prima, di An poi e infine di Futuro e Libertà ed ex presidente della Camera – è nei guai per l’ormai famosa casa di Montecarlo andata in eredità al Msi e qualche anno fa acquistata a prezzo stracciato dal fratello della sua compagna, Giancarlo Tulliani, quest’ultimo ora ricercato per presunto riciclaggio attraverso la gestione del denaro proveniente dalle slot & affini del ras delle macchinette Francesco Corallo.

Fini è coinvolto in prima persona nella storiaccia che presenta pericolosi incroci nel triangolo Corallo-Laboccetta-Tulliani.

Bocchino è presente nell’inchiesta sull’Affaire Consip nelle vesti di faccendiere a 15mila euro al mese. Soldi elargitigli da Alfredo Romeo, l’imprenditore napoletano in carcere con l’accusa di corruzione nell’indagine sulla Centrale acquisti dello Stato;

Amedeo Laboccetta, prima battagliero consigliere comunale missino (nel 1992 con una audio cassetta costrinse l’allora sindaco di Napoli Nello Polese alle dimissioni) poi ospite del carcere di Poggioreale durante la Tangentopoli napoletana (durante la detenzione scrisse il libro “Grand Hotel Poggioreale”), infine parlamentare berlusconiano ex Msi-An e uomo di fiducia di Corallo, Laboccetta è da tempo sotto la lente di ingrandimento dei magistrati. Rinviato a giudizio, sarà chiamato a rispondere delle presunte malefatte in combutta con Corallo.

Bella gente, insomma…

Tre personaggi di rilievo della vecchia Destra le cui storie potrebbero finire con l’intrecciarsi in considerazione dell’intricata ragnatela di interessi nella quale si muovono.

Accade quando la legge morale kantiana va in vacanza…

Intanto è schermaglia tra Fini e Laboccetta. Sembra una riproposizione del duello a distanza sulle opposte verità tra il ministro Luca Lotti e l’Ad della Consip Luigi Marroni.

“Riguardo alla dichiarazione del presidente on. Gianfranco Fini di voler denunciare per calunnia l’on. Amedeo Laboccetta per quanto dichiarato ai magistrati di Roma nel corso dei suoi interrogatori, pur nella consapevolezza del mero valore politico dell’iniziativa, Laboccetta ha conferito mandato ai suoi legali di fiducia di porre in atto ogni più opportuna azione a tutela della sua onorabilità qualora la minacciata azione dovesse trovare concretezza. Peraltro, la correttezza e la linearità delle circostanze riferite da Laboccetta ai magistrati sono facilmente riscontrabili”, si legge in una dichiarazione degli avvocati Bruno Larosa e Andrea de Sanctis, legali di Laboccetta.