Ok alla Camera, il Dl banche va al Senato

Ok alla Camera, il Dl banche va al Senato

23 Marzo 2016 0 Di Pietro Nigro

Dl banche, via libera di Montecitorio. Ora il Decreto legge con la riforma delle banche di credito cooperativo va al Senato. 

Dl banche, via libera alla Camera

Il Dl banche è stato approvato dalla Camera dei deputati ed ora il testo del decreto legge, che contiene la riforma delle banche di credito cooperativo così come è stata modificata in commissione Finanze, passa ora all’esame del Senato.

Il decreto legge, che scade il prossimo 15 aprile, è stato approvato in aula a Montecitorio con 274 voti favorevoli e 114 contrari. Sul provvedimento, ieri, il governo aveva posto la fiducia, che è stata votata questa mattina.

Prima di approdare in aula, il testo ha subito l’intervento dei deputati della commissione Finanze, che hanno modificato diversi contenuti del provvedimento.

 

Ecco le modifiche al Decreto legge

In particolare, la commissione Finanze è intervenuta sul tema delle Gacs, prevedendo tra l’altro la concessione delle garanzie anche agli intermediari finanziari, oltre che alle banche, ed ha aumentato di 20 milioni, fino a 120, la dotazione del relativo Fondo ministeriale. Con una serie di correzioni tecniche al meccanismo delle garanzie sulle cartolarizzazioni è stato anche deciso di condizionare i pagamenti ai prestatori di servizi e alle controparti di contratti di copertura finanziaria a obiettivi di performances.

Con le correzioni adottate dalla Camera si dà anche un ulteriore alt alla pratica dell’anatocismo, cioè agl interessi sugli interessi, e soprattutto nei finanziamenti a valere sulle carte di credito e sulle carte “revolving”. Inoltre, l’imposta unica da 200 euro, che è stata introdotta, per il solo 2016, sulle compravendite immobiliari giudiziarie, è stata estesa ad una platea più ampia di beneficiari. Ancora, gli acquirenti ‘della “prima casa” vengono esonerati dall’obbligo di rivendita dell’immobile entro due anni, che resta invece per i soggetti che svolgono attività d’impresa.

Tra le misure introdotte alla Camera, c’è anche il ricorso gratuito alla Banca d’Italia per ottenere la dichiarazione necessaria per protestare gli assegni. Tale procedura, in precedenza, era riconosciuta solo per gli assegni elettronici, mentre per gli assegni cartacei l’unica strada fin qui praticabile era quella del notaio. Il decreto legge infine sana anche la questione degli sconti sulle contravvenzioni stradali pagate entro cinque giorni, che di fatto saltavano se si pagava con bonifici bancari o online. In questi casi la legge consentirà ora due giorni di tempo in più per l’accredito del pagamento.

 

Dl banche, in commissione le modifiche sulle Bcc

Le modifiche più rilevanti apportate dalla commissione Finanze di Montecitorio al Dl banche riguardano anche la riforma delle banche di credito cooperativo. Ad esempio, è stata cambiata la procedura di “way out“, la via d’uscita prevista per le Bcc che non intendono aderire al gruppo bancario cooperativo da un miliardo di patrimonio, introdotto dal decreto legge. In questo caso, la o le banche che non vogliono aderire, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della riforma, dovranno cedere la propria attività bancaria ad una spa appositamente costituita e controllata dalla cooperativa originaria, che conserva le riserve indivisibili e conferma la missione mutualistica, ma dovrà comunque pagare l’imposta straordinaria del 20 per cento, che non sarà più calcolata sulle riserve ma sul capitale netto. E’ stata inoltre confermata la soglia dei 200 milioni di patrimonio netto per poter portare la spa bancaria fuori dal perimetro cooperativo. Consistenza, ha stabilito la commissione, che doveva essere disponibile e certificata al 31 dicembre 2015.

Sempre a proposito della holding prevista dalla riforma, la Camera ha deciso di permettere al gruppo altoatesino ‘Raiffeisen‘ di rimanere autonomo e di lanciare un Fondo temporaneo per sostenere e rafforzare le Bcc nella fase di transizione verso il gruppo bancario cooperativo. Nella holding potranno entrare, poi, anche gruppi territoriali. Le singole Bcc potranno, tra l’altro, recedere dalla holding (anche trasformandosi in spa e cedendo le riserve), mentre sarà il ministero dell’Economia a intervenire, con proprio decreti sui criteri di merito delle singole Bcc che definiranno i livelli di autonomia all’interno delle holding.