Piombino, annullata la scarcerazione dell’infermiera

Piombino, annullata la scarcerazione dell’infermiera

23 Settembre 2016 0 Di Miranda Parrini

Torna in carcere l’infermiera accusata di aver ucciso 14 pazienti dell’ospedale di Piombino: la Cassazione ha annullato l’ordinanza di revoca della custodia cautelare.

Piombino, annullata la scarcerazione dell’infermiera

La Corte di Cassazione annulla la revoca delle misure cautelari per l’infermiera Fausta Bonino, arrestata a marzo scorso perché sospettata di aver ucciso con dosi letali di eparina 14 persone ricoverate all’ospedale di Piombino, in provincia di Livorno.

La decisione della revoca è stata presa dalla prima sezione penale della Suprema corte, che ha accolto il ricorso presentato dalla Procura di Livorno contro la scarcerazione del Tribunale del Riesame di Firenze, che dovrà ora tornare a prendere una nuova decisione sugli arresti cautelari dell’infermiera.

Fausta Bonino non tornerà in carcere – afferma il legale della donna, l’avvocato Cesarina Barghini, l’accusata ha saputo della decisione della Cassazione davanti al mare di Rio Marina, all’Isola d’Elba, dove sta trascorrendo un periodo di vacanze con il marito Renato – lei è serena anche se c’è rimasta male come tutti noi: non si aspettava questa decisione.

In questi mesi di libertà, Fausta Bonino “non è stata guardata con diffidenza ma anzi ha ricevuto testimonianze di stima e di affetto”- come spiega lei stessa alla stampa, soprattutto dalle persone che la conoscono, anche il sindaco di Rio Marina ha espresso pubblicamente la sua solidarietà e le ha dato il benvenuto nel suo comune.

So di essere innocente e le indagini e gli accertamenti vanno tutti in questa direzione. Non ho mai ucciso nessuno. Alla gente ho sempre cercato di salvare la vita-  riferisce Fausta Bonino – le nuove indagini e i nostri accertamenti stanno dimostrando la mia assoluta innocenza.

Secondo l’accusa, è stata invece proprio l’infermiera a somministrare ai pazienti il farmaco anticoagulante in dosi eccessive e tali da procurare la morte. Una tesi sempre avversata dalla difesa, che ha accusato la Procura di non avere mai voluto considerare ipotesi alternative.

Credo ci sia stato un accanimento nei miei confronti, prima dei carabinieri e poi della Procura. A giorni ci saranno altri esami, con la riesumazione delle vittime,  come dice il mio legale, sarà confermata la verità, evidenziata dai periti: l’eparina trovata sui pazienti fa parte di contaminazioni involontarie su alcuni cateteri e provette.

Anche se la Procura di Livorno ritiene che lei sia socialmente pericolosa per i suoi familiari.

La Procura di Livorno ha scritto che io devo stare in galera perché potrei uccidere mio marito e i miei figli. Sono passati più di cinque mesi, mio marito è accanto a me ed i miei figli, se Dio vuole, godono di ottima salute.

Il procuratore di Livorno, Ettore Squillace Greco, auspica che in questa vicenda siano acquisite “maggiori misure e sobrietà nelle valutazioni e nei giudizi, caratteristica auspicabile per arrivare alla verità dei fatti, come chiedono i familiari delle vittime decedute nell’Ospedale di Piombino”.