Pompei stupisce ancora: trovato un carro cerimoniale romano

Pompei stupisce ancora: trovato un carro cerimoniale romano

09 Marzo 2021 0 Di Fabiana Mele

Una straordinaria scoperta, unica nel suo genere. Le immagini del carro cerimoniale restituiscono al mondo un nuovo capitolo della storia di Pompei, facendo rivivere agli spettatori le circostanze e gli ultimi istanti prima della tragedia.

Duemila anni dopo la tragedia di Pompei, il 6 dicembre 2020, a 6 metri di profondità qualcosa attira l’attenzione degli archeologi. Inizialmente si pensa ad una biga; il prosieguo degli scavi, proceduti lentamente proprio per la fragilità degli elementi, ha portato alla vita un carro cerimoniale, miracolosamente risparmiato dal cedimento delle mura e del tetto della villa.

Scavi di Pompei carro di Civita Giuliana

Pompei, dagli scavi emerge un unicum: un raro carro cerimoniale

A suscitare tutto questo interesse ci sono diversi fattori.
Come affermato da Massimo Osanna, direttore uscente del Parco Archeologico di Pompei, per l’Italia rappresenta un unicum: un tipo di carro largamente citato nelle fonti antiche, eppure mai emerso prima d’ora da uno scavo archeologico. Si tratta di un reperto eccezionale proprio perché non ce ne sono di precedenti a Pompei.

Inoltre, gli scavi della Villa di Civita Giuliana hanno permesso di individuare lo scempio di decine di cunicoli scavati dai tombaroli locali. Come affermato da Nunzio Fragliasso, Procuratore capo di Torre Annunziata, è un miracolo che il carro non sia stato intercettato dai tombaroli: uno dei loro cunicoli quasi sfiorava il punto in cui è stato trovato.

Anche per questo, si è deciso di procedere in tutta fretta, lavorando pure il sabato e la domenica, per non dare spazio a fughe di notizie e alla possibilità che i criminali potessero precedere i lavori portati avanti dal gruppo.

Un team di archeologi, architetti, ingegneri, restauratori, vulcanologi, antropologi che scendono a metri e metri di profondità con i loro caschi personalizzati.

Nando, Federico, la restauratrice di metalli più brava del mondo, sono ragazzi che scavano giorno dopo giorno, proprio perché uno scavo archeologico è un momento in cui si perde la cognizione del tempo e il senso della realtà.

C’è sempre la curiosità di capire, di conoscere cosa ci aspetta, cosa c’è immediatamente sotto… è la voglia di scoprire” afferma Federico Giletti, un archeologo che ha partecipato agli scavi.

Gli scavi restituiscono al mondo una storia sorprendente

È come se tutto fosse pronto per un rito che però non è mai avvenuto. Eric Poehler, archeologo specializzato in architettura e infrastrutture del mondo romano, ha accolto questa scoperta con grande entusiasmo.

I carri, proprio per la loro onnipresenza nel passato, non sono ben rappresentati dalle riscoperte archeologiche. Ma questo non ci deve sorprendere perché erano degli oggetti totalmente riciclabili: le parti in ferro potevano essere trasformate in nuovi oggetti, il legno convertito in nuove costruzioni e gli animali utilizzati per altri compiti o come fonte di sostentamento. Solo in rarissime circostanze interi veicoli sopravvivono, permettendoci di esaminarli nelle loro forme. Questa è una di quelle rarissime circostanze.

Il “Grande progetto Pompei”

Pompei e diventato, come ha detto il ministro Dario Franceschini, il simbolo della cultura e dell’arte che viene rivalutata. Tutto questo anche grazie al “Grande progetto Pompei”, che ha apportato una manutenzione programmata del sito, un’attività di monitoraggio e programmazione degli interventi, ricerche che continuano sia nel parco sia in collaborazione con le università.

Gabriel Zuchtriegel, nuovo direttore del Parco Archeologico di Pompei, ha anticipato che il compito dei prossimi anni sarà quello di rendere tutto il territorio intorno a Pompei più partecipe di questo successo, attraverso il coinvolgimento delle comunità locali e delle amministrazioni, e la tutela di questo grande patrimonio.

La parola chiave è sinergia: un coinvolgimento di grandi e piccoli, persone con disabilita, cittadini italiani e stranieri.

Tecnologia come base di partenza

La tecnologia sarà fondamentale per raggiungere questi obiettivi. Siamo in un periodo caratterizzato dai cambiamenti climatici, i quali hanno un impatto sul patrimonio storico e artistico. E’ necessario, quindi, utilizzare tutte le tecnologie a disposizione e coinvolgere la ricerca per arrivare sempre più ad un modello di tutela preventiva.

Grazie alla tecnologia, oramai è possibile la condivisione di contenuti anche attraverso la rete. Ed è quello che si sta facendo con le scuole: attraverso il progetto di didattica a distanza, i ragazzi si connettono da casa, mentre un operatore sul posto spiega loro gli scavi, il museo e i reperti.

Certo, l’impegno per superare questo difficile momento è sempre presente; tuttavia, il contatto umano con i visitatori manca sempre più.

Dopo questi mesi di chiusura, bisogna ripartire dall’utenza regionale, locale, e mondiale. “Questa scoperta dimostra che si può fare valorizzazione, si possono attrarre turisti da tutto il mondo e contemporaneamente si può fare ricerca, formazione e studi, e un giovane direttore come Zuchtriegel valorizzerà questo impegno”.