Sahelo-Sahara: è qui la nuova base del jihad islamico

Sahelo-Sahara: è qui la nuova base del jihad islamico

25 Novembre 2018 0 Di Corrado Corradi

Il Sahelo-Sahara: è qui la nuova base del jihad e della shari’a: la nuova e più pericolosa ma ancora poco evidente minaccia per l’Europa.

Sahelo-Sahara: la culla del jihad si è spostata qui

All’inizio, era lo Sham: la regione storico geografica a cavallo tra Siria e Iraq è quella dove, durante le primavere arabe, si sono installate le milizie del jihad lì confluite un po’ dappertutto.

Dapprima sono arrivati i nuclei combattenti provenienti dall’Irak, dalle regioni di Al Anbar e Salah-El-Din che costituivano la ridotta in cui gli ex qaedisti continuavano a resistere all’invasore yankee.

L’intento, al tempo, era di fondarvi un «essai» di stato islamico ispirato ai salafiti delle origini, ai “pii antenati” secondo la tradizione seguaci diretti di Mohammad, nonché per costruirvi una base di partenza da cui attaccare la Siria di Assad.

Nel tempo si sono poi aggiunti altri jihadisti venuti da tutto il mondo arabo-islamico e attratti da questo “esperimento” di stato e di esercito islamico che si era incistato nello Sham.

Ma ora, i guerriglieri che portano avanti la jihad, la moderna guerra santa contro gli infedeli, si sono trasferiti nel Sahelo-Sahara, in quella lunga fascia di Africa posta a sud del Sahara e nel Sahel, il cui nome significa proprio “margine del deserto”.

Dunque, al momento è proprio il Sahelo-Sahara la più pericolosa minaccia per il mondo occidentale e per l’Europa in particolare. Allo stato, una minaccia strisciante, poco evidente e perciò forse ancora più pericolosa.

Già agli inizi del 2000, nel Sahelo–Sahara avevano preso a circolarvi i gruppi denominati GSPC, “gruppi per la preghiera e il combattimento”, affiliati all’integralismo jihadista algerino.

Più recentemente, negli anni 2004-2005, nel Sahelo-Sahara hanno preso a circolare anche i gruppi AQMI, (Al Qaida nel Maghreb Islamico), jihadisti provenienti dal disciolto Al Qaida e arrivati nel Sahelo-Sahara nel 2005 con l’intento di richiamarsi a “al Andalous“, ossia alla penetrazione islamica in Spagna a partire dal Marocco ad opera del condottiero Tarik Ibn Ziyad.

E a loro, nel 2012, si sono aggiunti anche i gruppi denominati “Ansar“, formatisi in Tunisia con la “primavera araba” del 2011 e balzati alla ribalta con l’assalto all’ambasciata statunitense di Tunisi.

Adesso quella nebulosa si é arricchita di quei gruppi jihadisti che hanno sbaraccato dallo Sham (e qualcuno anche dall’Afghanistan) per dar vita ad una nuova realtà jihadista, attualmente ancora in via di aggregazione: lo Stato Islamico nel Grande Sahara, che dovrebbe sostituire l’Isis, o meglio il Daesh, che traslitterato dall’arabo significa “Stato Arabo Islamico nell’Iraq e nello Sham“.

Una aggregazione di gruppi jihadisti di diverse etnie

Il Sahelo-Sahara è una regione piuttosto ampia.

Da nord a sud va dal triconfine Algero/Libico/Tunisino al nord Nigeria, dove dilaga Boko Haram, la formazione jihadista africana nota anche come “Gruppo della gente della Sunna per la Da’wa e la jihad“.

Da ovest a est, va dall’area controllata dal Polisario del Sud ovest algerino fino al Ciad.

Il Polisario è quel movimento ormai negletto dall’Algeria dopo aver perso la partita per accaparrarsi l’ex Sahara spagnolo (ora Sahara marocchino). Da qualche tempo molti dei suoi combattenti hanno abbandonato l’originaria «cifra» laica per abbracciare l’idea del jihad e hanno stabilito contatti sia con le bande dei trafficanti che incrociano nell’ovest del Sahelo-Sahara, sia con i gruppi jihadisti di matrice qaedista.

Qui, dunque, sta mettendo radici una sorta di confederazione di gruppi jihadisti di diverse etnie (arabi maghrebini, arabi  fuoriusciti dal Medioriente, berberi Touareg, africani), attualmente in fase aggregativa.

La distanza geografica non ha ancora permesso che tale «nebulosa» jihadista andasse oltre il Ciad per saldarsi con il Shabab somalo. Tuttavia, é evidente una comunanza d’intenti tra il jihad somalo, proiettato principalmente nell’Africa sud orientale (Kenia, Tanzania e Mozambico) e il jihad che prima era incistato nello Sham e adesso opera nel Sahelo-Sahara.

E che non promette nulla di buono, sia per l’equilibrio precario degli stati africani che da nord a sud si affacciano su quella regione, sia per le coste del sud Europa (prevalentemente le nostre), separate da quella potenziale minaccia solo un braccio di mare che, in assenza di un consistente presidio navale, é facilmente solcabile…

Torna alla mente un attacco jihadista contro lo stabilimento balneare di Sousse, in Tunisia, condotto nell’estate del 2014 da un gruppo Ansar che ha spiaggiato due battelli sulla battigia e ha preso a sparare ai turisti stranieri, uccidendone ben 34. Un’azione che aveva tutta l’aria di essere un “ballon d’essai“.

Non é quindi peregrino immaginare che le coste libiche possano diventare la base di partenza (in gergo militare, “sorgitore primario“) non più di barconi con clandestini ma di navi (“sorgitore secondario“) «banalizzate» in cargo, in grado di avvicinarsi a una trentina di miglia dalle nostre coste per lanciare battelli di incursori.

 

Sahelo-Sahara: stati deboli, islam, risorse pregiate e trafficanti di ogni genere

Il Sahelo-Sahara é una regione che attraversa numerosi stati africani i quali hanno diversi elementi in comune:

  • una propensione all’Islam;
  • una incapacità di controllare il territorio;
  • una geologia generosa per quanto attiene alle risorse energetiche e alle materie prime pregiate;
  • una certa accondiscendenza a permettere traffici illeciti di tutto (esseri umani, droga, sigarette, bestiame, carburante, donne, armi, etc).

In questa regione, che abbraccia da ovest a est il sud del Nordafrica, scorazzano liberamente i gruppi touareg del contrabbando (che non disdegnano l’attività predatoria), molti dei quali si sono già saldati, con i gruppi GSPC, AQMI, Ansar e ISIS stabilendo accordi/intese (anche attraverso matrimoni tra capi jihadisti e figlie dei capi tribù).

Le cellule jihadiste diradate nel Sahelo-sahara sono formate da 10-30 combattenti (per un totale stimato molto approssimativamente di 10 mila individui), ai quali, in seguito a quegli accordi, le tribù e i gruppi del contrabbando forniscono sostegno logistico e informativo in attesa di ulteriori sviluppi.

Tali cellule, che per ora orbitano in assetto “combat” a sud del triconfine algero/libico/tunisino in un’area che sconfina fino al Mali al Niger e al Ciad, hanno spinto alcune delegazioni di emissari fino al Burkina-Faso e non disdegnano di fare delle puntate ricognitive in assetto dissimulato verso il nord libico.

Tali spostamenti sono strumentali sia a controllare e marcare il territorio, sia a svolgere la da’wa (predicazione), sia a reclutare adepti, nonché a valutare le possibilità di raggiungere la costa.

Per inciso, analoga attività é riuscito a fare il movimento jihadista somalo Al Shabab nell’Africa orientale, riuscendo a spingersi fino al Mozambico…

A pensar male si fa peccato, ma sembra quasi trattarsi di una strategia jihadista coordinata e tesa a realizzare una sorta di “lebensraum” africano.

Cosa faranno questi gruppi nei prossimi mesi?

Cosa faranno di qui a qualche manciata di mesi questi gruppi? Quello che hanno sempre fatto a partire dal banco di prova algerino degli anni 94-97:

  • l’arruolamento di giovani sfaccendati e scontenti da impiegare nei traffici illeciti e trasformarli in jihadisti;
  • La Da’wa, ossia la predicazione finalizzata all’indottrinamento, al reclutamento, alla militanza attiva e al jihad.
  • l’islamizzazione della popolazione con imposizione del terrore nei villaggi raggiunti dalla da’wa con conseguenti massacri e saccheggi nei confronti di quei villaggi che non vi aderiscono;
  • una volta consolidati, passeranno ad attacchi contro caserme, convogli militari, posti di polizia, hotel e ristoranti… questione di imporsi sul territorio e far sapere al mondo che sono li’.

E in attesa che l’Europa, l’Onu, la Nato, e gli altri organismi della civiltà occidentale se ne rendano conto,  avranno realizzato in Africa uno “Sham” ben più ampio di quello che avevano realizzato in Medioriente.

E il Sahelo-Sahara diventerà la sede di una sorta di confederazione jihadista che sarà ben difficile sbaraccare.