Sanremo 2016, una lacrima sul viso

Sanremo 2016, una lacrima sul viso

11 Febbraio 2016 0 Di Andrea Fontana

C’è un’immagine precisa destinata ad accompagnare il ricordo della 66° edizione del Festival di Sanremo: la lacrima di una delle violiniste dell’orchestra Rai mentre Ezio Bosso spiegava con parole semplici e toccanti il valore universale della musica.

Sanremo, l’esibizione di Bosso riscatta il servizio pubblico

Sanremo Bosso sito rai

L?esibizione di Bosso (ph. Rai)

Cinque minuti di grande televisione che riscattano il servizio pubblico e giustificano il pagamento del canone, nonostante l’insopportabile affollamento pubblicitario.

In quella lacrima sincera ci sono la commozione e l’amore per una professione difficile, ma c’è anche molto di più. Credo ci siano soprattutto la tenerezza e l’ammirazione di una musicista nei confronti di un grande e fragile maestro. A Carlo Conti il merito di aver portato all’attenzione del grande pubblico (anche ieri sera oltre dieci milioni di italiani hanno seguito Sanremo) un uomo di grande spessore.

La felicità, l’emozione e l’entusiasmo che ha lasciato trasparire sul palco dell’Ariston sono contagiosi. Il suo esempio, al pari di quello di Alex Zanardi e pochi altri, aiutano ad affrontare la vita con fiducia anche nei momenti più bui.

Sono emozionato e parlo anche peggio del solito. Devo fare una cosa che mi fa stare bene. Quando inizio un concerto dico Ciao al pubblico. Una parola bellissima”.

Si è presentato così, a Sanremo, l’autore delle colonne sonore dei film di Gabriele Salvatores, da Io non ho paura a Il ragazzo invisibile.

La musica siamo noi, la musica è una fortuna, ci insegna la cosa più importante che esiste e cioè ascoltare. La musica è una vera magia, non a caso i direttori hanno la bacchetta come i maghi. La musica è una fortuna, è soprattutto, come diceva il grande maestro Claudio Abbado, la nostra vera terapia”.

Poi, al termine di un’esecuzione impeccabile, ha salutato tutti con altrettanta semplicità:

La musica, come la vita, si fa soltanto insieme”.

Grazie, quindi, a Carlo Conti, ma soprattutto a quella violinista che ha permesso di racchiudere nella forza di un’immagine l’ultima verità espressa da Ezio Bosso in un’intervista a un collega de La Stampa:

Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono”.

Ezio Bosso, ex bassista degli Statuto (come ricorda Rockol, ha militato nella band torinese dal 1985 al 1988, anno in cui decise di abbandonare la musica “pop” per indirizzarsi verso la classica) e si è esibito sui palchi più importanti in giro per il mondo (Europa, poi Sud America e Australia), dirigendo anche orchestre come la London Symphony, la London Strings e l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Dal 2011 è affetto da una malattia neurodegenerativa, una forma di Sla.

Nel 2015 ha pubblicato il suo primo album da solista, The 12th room.