Tangenti e rifiuti, il Procuratore Antimafia entra a gamba tesa. E sbaglia

Tangenti e rifiuti, il Procuratore Antimafia entra a gamba tesa. E sbaglia

21 Febbraio 2018 0 Di Marino Marquardt

“Azione quasi fraudolenta”. Così il procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho bolla l’inchiesta sui rifiuti di Fapage.it.

Tangenti e rifiuti, il Procuratore Antimafia entra a gamba tesa. E sbaglia

“Azione quasi fraudolenta”.

Così il procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho bolla l’inchiesta sui rifiuti di Fapage.it e così il magistrato entra a gamba tesa nella vicenda sulle “larghe intese della corruzione in Campania”, “larghe intese” con protagonisti alcuni big della politica regionale.

Una entrata a gamba tesa questa di De Raho nel giorno in cui Rory Oliviero faccendiere del presidente Sma dimissionario Biagio Iacolare rivela una sua doppia verità.

Al Mattino dice che i 50mila euro che dovevano essere contenuti nella valigetta consegnatagli dall’ex boss Parrella costituivano il suo onorario. A nero, naturalmente.

Ad altri racconta che credeva che la valigetta contenesse documenti.

Il tutto nello stesso giorno in cui Iacolare conferma di mantenere il posto di consigliere di Vincenzo De Luca. Un rapporto stretto tra i Due che può dirla lunga…

Intanto commette fallo e si fa male da solo, De Raho. Accade quando un magistrato in un momento di confusione non riesce a distinguere le iniziative giornalistiche da quelle giudiziarie; accade quando un amministratore della Giustizia in preda a temporanea amnesia perde la piena contezza di ciò che nei codici è ascritto come “reato”.

Nei codici penali e civili esistono i “reati” e non esistono i “quasi reati”, come non esistono i reati di “quasi omicidio” o di “quasi azione fraudolenta”.

Uno scivolone, dunque, questo di De Raho che può spiegarsi soltanto con la voglia di rendere noto un personale giudizio di valore negativo sulla ennesima vicenda di malaffare che sta facendo tremare i vertici regionali e il Pd.

Voglia di visibilità, di protagonismo, forse. O che De Raho abbia voluto fare il “bello” con qualcuno? Mah!

C’è intanto chi ricorda – forse non a caso – i messaggi di Matteo Renzi e di Vincenzo De Luca inviati al magistrato nel giorno della sua elezione a procuratore Antimafia votata dal Csm.

Detto ciò, scivolone o no, ora – a leggere certi titoli on line relativi alle parole di De Raho – c’è il rischio che vengano invertiti i ruoli tra “buoni” e “cattivi”; c’è la possibilità che venga proposta una immagine negativa e distorta del lodevole reportage di Fanpage soprattutto presso i soliti “garantisti” da sempre vicini ai protagonisti del malaffare politico.

E nasce il sospetto che qualcuno stia tentando di proporre i coraggiosi Corsari napoletani dell’Informazione come approfittatori della buona fede altrui, come corruttori di anime candide, come quelle dei verginelli interlocutori regionali interessati all’Affaire Tangenti & Rifiuti.

Sarebbe il disperato tentativo di gente disperata.

Morale della favola, la disinformazione – ahimé – è sempre in agguato. E autori delle fake possono essere anche i magistrati. In alcuni casi anche a loro stessa insaputa. Guardatevi sempre da quanti indossano vesti bianche!