Turchia, Erdogan resiste alla rivolta militare

Turchia, Erdogan resiste alla rivolta militare

16 Luglio 2016 0 Di Pietro Nigro

Fallito colpo di Stato dei militari in Turchia nella notte tra venerdì e sabato. Il presidente Erdogan accusa i seguaci dell’imam Gulen e fa arrestare migliaia di militari.

Turchia, fallisce il colpo di stato dei militari

Si è consumato nell’arco della notte tra venerdì e sabato, in Turchia, il fallito colpo di stato dei militari che hanno tentato inutilmente di prendere il potere. A fermarli la reazione delle forze fedeli al governo e della popolazione accorsa al richiamo via Facebook del presidente Tayyp Erdogan.

La rivolta è iniziata nella serata di venerdì, con alcuni reparti delle forze armate che hanno tentato di occupare i punti nevralgici delle città di Ankara e Istanbul, compresi i ponti sul Bosforo e la sede della tv di Stato. Ci sono stati diversi scontri a fuoco, sia con la polizia che con la popolazione che si è ribellata dopo che il presidente Erdogan ha diffuso un video appello tramite il cellulare di una giornalista della Cnn. In totale sarebbero una novantina le persone uccise.

Una volta bloccata la rivolta, sin dal mattino di sabato è iniziata la caccia ai ribelli, con almeno un migliaio di persone, compresi 4 generali e molti colonnelli, che sono stati arrestati. Il premier ha accusato l’imam in esilio Gulen di aver ispirato il tentato colpo di stato.

A dare il via al colpo di stato alcuni reparti corazzati ed elicotteri blindati che hanno attaccato gli obiettivi ritenuti nevralgici. In particolare, ad Ankara, la sede dell’Intelligence e il parlamento, dove i deputati sono rimasti bloccati per ore, i centri decisionali delle forze armate. E poi la televisione di stato Trt, da cui un esponente dei golpisti ha annunciato il colpo di Stato contro il governo, accusato di insidiare lo stato di diritto, la laicità e la legalità. Il riferimento potrebbe dunque essere al tentativo di Erdogan di introdurre in Turchia un nuovo assetto costituzionale con l’attribuzione di maggiori poteri al presidente della Repubblica.

Di qui la dichiarazione del coprifuoco e della legge marziale in tutta la Turchia, con l’insediamento di un consiglio di pace per garantire la sicurezza della popolazione.

Tra gli altri, anche il capo di stato maggiore Hulusi Akar è stato catturato ed è stato liberato solo sabato mattina.

Ma, lo stesso Erdogan ha poi dichiarato di essere stato l’obiettivo principale dei rivoltosi, perché sono stati bombardati molti dei posti in cui è stato di recente.

Invece, al momento della rivolta, Erdogan era in vacanza a Marmaris, località sulla costa occidentale turca, da dove è stato rapidamente trasferito su un aereo che nel corso della notte ha volato sui cieli della Turchia, mentre le forze di polizia e le truppe fedeli al governo hanno gradualmente ripreso il controllo della situazione.

Ad animare la reazione della gente comune, lo stesso premier, notoriamente ostile ai social network e che ha potuto lanciare un appello proprio grazie a Facebook. Tramite il cellulare di una giornalista della Cnn turca, infatti, ha potuto registrare una video chiamata con cui ha invitato la popolazione a reagire. Per questo molti cittadini sono scesi nelle strade e nelle piazze delle principali città della Turchia, e si sono rivoltati contro i mezzi corazzati cantando e sventolando bandiere.

Durante gli scontri della notte ci sarebbero stati almeno 90 morti, mentre secondo l’agenzia di stampa della Turchia, Anadolu, ci sarebbero almeno 1.100 feriti.

Ma non tutti i militari hanno aderito al colpo di stato, hanno reagito alla rivolta e, dopo una notte di scontri, hanno ripreso il controllo della situazione. I primi ad arrendersi, ad Istanbul, sono stati i 50 militari di presidio al ponte sul Bosforo e i 30 che hanno occupato la famosa piazza Taksim: non appena circondati dai lealisti hanno abbandonato i carri armati con le mani alzate.

Tornata la calma e ristabilito l’ordine, il premier Erdogan ha tenuto una conferenza stampa sin dal suo arrivo all’aeroporto Ataturk, ed ha puntato il dito contro quelle frange delle forze armate ritenute troppo sensibili alle predicazioni di Fethullah Gulen, un religioso influente in esilio volontario negli Stati Uniti che in passato ha sostenuto Erdogan, e che gli si è poi rivoltato contro.

Erdogan, che rapidamente ottenuto la solidarietà e l’appoggio di Unione Europea, Russia e Stati Uniti, ha quasi salutato il fallito colpo di stato, indicandolo come la grande occasione fornita da Dio per ripulire le forze armate del Paese. In poche ore, non meno di 1.500 militari che hanno partecipato e diretto il colpo di stato sono stati arrestati ed imprigionati.

 

 

Potrebbe essere questa, dunque, l’occasione per regolare i rapporti, in realtà mai cordiali, tra il partito di Erdogan, Ak, di stampo islamista, e l’opposizione nazionalista e militare.